giovedì 23 aprile 2015

Vecchi sentieri..mal messi


Il vento caldo, il tempo mutevole e umido,fanno dolere assai il mio Acromion danneggiato alla fine del 2013. La vecchia botta si fa sentire parecchio quando cambia il tempo, come tutti i dolori, ma in questi giorni il dolore è particolarmente acuto in certi momenti e con determinati movimenti. Stringo i denti e non mollo.
Grigi nuvoloni rotolano veloci sul cielo salsese, e, anche se la in fondo si vede il sereno che avanza non mi fido e decido di gironzolare qui attorno per i vecchi sentieri salsesi, che non pedalo da tanto tempo. Negli ultimi tempi, approfittando della bici leggera e veloce, sono sempre andato a “ravanare” lontano da casa, oggi approfitto dell’atmosfera incerta, calda e melensa, per tornare a pedalare su vecchi sentieri. Esco con la vecchia Merida 150, e approfitto dell'occasione per collaudare una piccola modifica che ho fatto ieri. Faccio poche centinaia di metri di asfalto e mi inerpico per via Saletti, per poi girare verso Sivizzano. Il vecchio sentiero, scavato dalle moto e dalla pioggia giace abbandonato e pieno d’erba a fianco di una nuova traccia sottile ma piana e senza solchi (per ora) lungo il fianco della collina. Senza il timore di mettere le ruote in fallo la salita sembra più dolce di prima, ed in breve arrivo a Sivizzano. E’ tanto tempo che non passo dalla Predella…dai che ci faccio un giro! La prima parte del sentiero è bella comoda, e avanzo allegro, schivando qualche pozza fangosa che persiste nei punti bassi della carraia. Poi quando il sentiero gira deciso a gomito e in dura salita devo arrestarmi davanti alle disastrose condizioni della via. Ampi e profondi solchi offendono la strada che sale. Sassi grossi e smossi concludono l’opera. In più il terreno è anche abbondantemente fangoso, specialmente nella parte bassa. Ok…spingo! Salgo spingendo la bici per i pochi metri della rampa e prendo deciso in direzione della pista da cross. Pedalo la dura rampetta finale e…stop! Strada chiusa. Ci sono dei lavori edili in atto, e un bel nastro giallo chiude la strada alle mie ruote. Guardo se si trova un passaggio…niente…
Poco male, torno sui miei passi.  decido di passare dall’altra parte per entrare. Imbocco il sentiero e…disastro disastroso. Le condizioni sono davvero pessime. Tanti alberi caduti e parecchio sporco sul single track (una volta davvero splendido) mi costringono spesso a scendere dalla bici per compiere manovre di sollevamento o di sottopasso, per poter progredire. A parte questo il sentiero è spesso arato dalle grufolate dei cinghiali (a 4 zampe). Se Dio vuole, tra una stramaledizione e l’altra, arrivo sulla strada asfaltata (che ormai sembra una carraia). Scollino, e scendo un paio di tornanti e mi reinfilo sulla strada che porta alla pista da Cross. Ora discendo per l’altra carraia. Una volta questa carraia la si faceva in salita, senza problema alcuno….adesso è già buona riuscire a discenderla! L’acqua ha lavorato parecchio smuovendo sassi e scavando solchi…nessuno si è mai curato di sistemarla….fortunatamente sono in discesa.
Mugugnando mugugnando risalgo la via del Diavolo verso Pietraspaccata. Sulla colma anziché dirigermi per la strada solita, giro a destra come per scendere verso Case Massari, poi devio a sinistra verso un vecchio sentiero che fino a poco tempo fa era davvero bello specialmente in discesa. Visto di lontano il sentiero sembrava essere stato sistemato, vado a verificare… Prima della casa entro nel prato. L’erba è  già alta ma si va. Poi entro nel sottobosco, e cominciano i dolori. Il sentiero si va progressivamente chiudendo, rovi e prunoli allungano i loro rami duri e spinosi, e passando sento le loro “carezze affettuose”. Pur con qualche graffio riesco a progredire. L’ultima parte di sentiero è un disastro….anche qui alberi caduti sa scavalcare. Devo far svolazzare la mia pesante Merida, per riuscire a passare. Percorro l’ultima parte del prato pestando pezzi d’albero vecchi che si spezzano sotto le mie ruote. Confido molto nella robustezza delle coperture. Me la cavo anche qui..e vado…
Passo la strada dei Millepini  e risalgo da Bonassera. Pedalo in salita verso il Golf, in senso inverso rispetto alla solita via di rientro, e dopo il ristorante giro a destra e salgo ancora. Voglio andare a prendere il bosco che porta a Faieto. Bella decisione anche questa! Come entro nel bosco e passo la ripida rampa di ingresso, mi rendo conto che il sentiero è in completo stato di abbandono.
Una spanna di detriti staziona sul sentiero, ben rivoltata dal lavoro dei cinghiali che raspano sotto il terreno alla ricerca di cibo.
Mi fermo sconsolato…faccio due foto e butto giù una barretta. Fino ad ora ho faticato molto e fatto poca strada e pochi km. Fa niente. Via, si parte. Progredire è davvero difficile, e non capisco come faccio a non rompere i copertoni. Sotto le mie ruote si sentono rumori di materiale spezzato, che fanno rabbrividire. Se uno dei rami spezzati prende male la ruota mi apre il copertone o mi spezza un paio di raggi…non parliamo del cambio nel caso entrasse un rametto…. Proseguo, artigliato dagli arbusti, pedalando come sulle uova….
Il sentiero si allarga, ma la situazione non migliora…anzi… ricomincio a trovare alberi di traverso sulla via e il terreno ancor più smosso dal lavoro suino….
In qualche modo arrivo a Faieto e mi dirigo subito verso il sentiero che mena a Grotta. Un amico mi ha detto di aver ricavato un single track che scende….dice che è ancora da mettere a posto…ma voglio andare a vedere. Oggi va così! Dopo poche centinaia di metri, ecco che alla mia destra compare un bel single track, appena fatto. Mi butto a seguirlo…Dopo un inizio bello e promettente, in mezzo ad un bel prato…seguo un cinghialovia….Ben presto la tracciola si infila nel fitto sottobosco ed io resto impigliato….
In qualche modo riesco a rinculare e ritorno su alla ricerca della traccia reale. La trovo appena percettibile e la seguo…. Poi mi infilo nuovamente in una cinghialovia….e la pestata scende ripidissima….Riesco in un qualche modo a fermarmi, facendo scivolare la bici da sotto il sedere (ero già abbondantemente fuori sella) e scendo a piedi gli ultimi metri. Qui incrocio una traccia che potrebbe essere quella giusta…..La percorro in salita spingendo faticosamente la bici. Voglio vedere dove ho sbagliato! Ora mi ritrovo. La traccia che sto seguendo ha l’aria di essere una traccia “costruita” …ha qualche pecca, deve essere migliorata. Ha un paio di punti interessanti, ma resti di tronco, una curva troppo stretta con risalita la penalizzano…Ma con un po’ di lavoro potrebbe essere una buona idea… Attraversando un bel prato mi ritrovo sulla strada Faieto-Grotta, appena prima di Casalino. Attraverso il piccolissimo borgo e ben presto mi ritrovo a pedalare in direzione Pietra Nera. Ho l’idea di scendere da Case Ranuzzi a Case Cavallo. Poi però penso che ci deve essere un sentiero che gira dietro Pietra Nera. Ho già visto la traccia quest’inverno, e poi quando si va a prendere per la ferrata… Mi fermo un attimo alla fontana per mandar giù un goccio d’acqua fresca e poi prendo la carraia proprio di fronte. Dopo un centinaio di metri di pedalata, la traccia diventa molto ripida, e tanto per cambiare scendo di sella e spingo. Pochi metri soltanto e poi ricomincio a pedalare su una tracciola esile ma ben pulita che costeggia la nera ofiolite. Bello. Ma dove va a finire? In un paio di passaggi devo appoggiare il piedi poi un bivio…  Giù si vede nettamente l’ampia carraia che scende a Case Ranuzzi….se tiro dritto? Penso di sapere dove va a finire, ma non voglio rischiare….invece rischio…la discesa è veramente ripida, l’ho presa male e la ruota dietro derapa e non controllo il mezzo. Riesco a fermarmi non senza difficoltà, e scendo a piedi un paio di metri. Quanto basta. Rimonto in sella e arrivo sull’ampia carraia. 
Ora pedalo su un bel prato appena tagliato in un dolce su e giù, col sole che riscalda.
Aggiro case Ranuzzi
e scendo per il solito sentiero. Così con l’asciutto si scende che è un piacere. Ma non sono soddisfatto. Normalmente ad un certo punto si abbandona il sentiero e si taglia per il prato, bene, oggi riprovo ad avanzare per il sentiero… la giornata non si smentisce e anche questo tratto è ormai chiuso dai rami dei rovi che cercano di abbracciarmi. In qualche modo mi divincolo e senza altre problematiche arrivo a case Cavallo.
Percorro la strada bianca fino ad arrivare sulla strada che porta al passo di S.Antonio. Voglio salire appena sotto il passo per monitorare il sentiero Turni a Case Ratti. Mai la salita al passo mi è sembrata così lunga. Il vento, a volte di lato, a volte a favore, mi disturba e sento la spalla che reclama…uffa…

Finalmente sono sotto al passo, e giro a destra per il sentiero. Sulla salita iniziale arrivo sempre al solito posto (nella curva) e poi devo scendere. Spingo un bel 3-4 metri e poi riprendo la pedalata. Sul colle mi fermo, abbasso la sella, e comincio la discesa. Il sentiero è ben pulito, solo un pezzo di ramo che mi fermo a spostare… Scendo ancora un po’ e poi mi si presenta davanti una splendida fioritura…
il sottobosco pullula di stupendi fiori di un “rosso” intenso e brillante…ma non è nemmeno un rosso…
sono bellissimi e non avrei mai detto di vedere una fioritura così in quel bosco….in quella macchia di arbusti…non posso non fermarmi a fare qualche foto.
Scendo ancora senza alcun problema. Solo in uscita dal sentiero devo “schivare” i rami di rovo che sono ricresciuti dopo il duro lavoro che ho fatto un mesetto fa….devo tornare munito di appositi attrezzi da potatura. Esco indenne anche da questo sentiero (fortunatamente finalmente percorribile al contrario degli altri) e, invece di dirigermi verso la strada del passo…vado verso Case Cavallo, e prendo quella traccia di sentiero che bypassa case Cavallo.
Fino a poco tempo fa il sentiero si distingueva bene, ora con l’erba alta….se non lo conosci non lo trovi. Più che seguirlo, lo intuisco e vado piano nell’erba alta in leggera leggiera discesa. La ruota è immersa quasi totalmente nell’erba, il vento muove gli steli facendo variare il colore ed i riflessi del manto erboso. L’erba ondeggia accarezzata dai refoli della brezza, come le onde in mare….la visuale è di una bellezza incredibile e, abbacinato da ciò mi dimentico di fermarmi a fotografare…Ma le immagini le ho dentro….quanto basta. Quando anche la ambigua traccia si perde nel prato, costeggio il bosco per non segnare il bel manto verde, poi vedo il passaggio per l’uscita. Come d’incanto appare la carraia che si tuffa in boschetto breve. Il guado è stato riempito di sassi grossi….Smonto per non cadere e arrivo sulla strada….Non mi resta che rientrare. Per asfalto, da Pontegrosso arrivo a Contignaco e di qui a casa. Oggi faticato molto, fatto pochi km, un discreto dislivello ma niente di che. Rimane solo il dispiacere di aver visto i sentieri (segnati sulle carte escursionistiche) in questo stato. Mi sorge spontanea una domanda….ma per tenere aperti i sentieri…è davvero necessario che ci passino moto e jeep? Devo rimpiangere le piscine delle carraie del Santa Cristina e del Monte di Rigollo?....

venerdì 17 aprile 2015

Sopra la MIlanesa

Ieri, entrando in piscina termale, il gestore, il buon Paolo mi ha dato l’idea. Abbiamo iniziato a parlare dei sentieri attorno a casa sua ed in breve ci siamo allargati alle valli circostanti. Paolo, ex endurista, mi ha accennato alle carraie che da Pozzolo e dintorni salgono sui monti soprastanti la bella frazione di Bore. Alcuni di questi sentieri li conosco, altri ho cercato di farli quest’autunno, qualcuno presumo di sapere dove porta, altri mi sono completamente sconosciuti. La conversazione ante nuotata mi ha fatto scattare la molla giusta.
Così questa mattina di buon’ora mi sono preparato e sono partito all’attacco della Milanesa. Ho pensato di farla passando dal lato piacentino e raggiungerla dal sentiero che ho tentato di fare quest’inverno, quello che parte davanti alla strada che arriva da Vezzolacca. Detta così sembra quasi semplice. Ma non mi piacciono le cose banali, e, soprattutto non amo fare troppo asfalto. Armato di tanta buona volontà, sono partito pedalando tranquillo sulla strada della Bellaria e girando verso Cangelasio. Ho sentito subito le gambe un po’ pesanti. Probabilmente la consapevolezza del giro pesante mi hanno tolto un po’ di brillantezza, almeno in partenza. Da Cangelasio scendo per la via della Gavazzola fino a Case Passeri
e pian piano pedalo lungo la fondovalle fino ad arrivare sotto Vigoleno. Prima della dura salita su strada bianca provvedo a togliere i manicotti che coprono le braccia. Pedalo in agilità lungo la ripida via che mi porta sotto il bel borgo medievale
e poi mi dirigo deciso verso la costa che dirige a Cergallina. Sono un po’ troppo morbido nell’affrontare la dura salita al groppo. Il secco di questi giorni ha messo in risalto tanti sassi smossi, e durante l’ultimo tratto di salita al Groppo mi slitta la ruota sopra una pietra e mi si intraversa la bici. Devo appoggiare il piede. Era molto che non mi capitava. Prendo la cosa con filosofia, mi riassetto, e riparto da dove mi sono fermato. L’attimo di sosta mi ha fatto bene e raggiungo il colle senza problemi.


Senza problema alcuno raggiungo Cergallina
e mi dirigo su strada verso Luneto. So che, ad un certo punto, nei pressi di una grande fattoria c’è un sentiero che corre parallelo alla strada, ma un po’ più alto. In pratica c’è da risalire fino alla cima del monte Vidalto… Detta così non c’è problema, un altro conto è pedalarla. All’ingresso del sentiero mi accolgono una serie di dure rampe che mi fanno spingere la bici a mano e mi danno un po’ di preoccupazione. Fortunatamente le rampe si diradano e riesco a pedalare e a godere dello splendido sentiero. Con una bella discesa in single track arrivo nei pressi della Locanda dei 2. Di fronte c’è una bella area sosta con fontanella, postazioni griglia, tavoli e panche, e una splendida cappellina votiva eretta in occasione di pestilenza.
Mi fermo un momento a mandare giù una banana e una piccola barretta. Bevo alla fresca fontana e faccio un paio di foto, poi via. Riparto tranquillo su asfalto. Dopo pochissimi chilometri, all’incrocio con la strada che arriva da Vezzolacca, giro a sinistra e prendo una carraia ripida e sassosa.

Dopo poco la strada si tranquillizza e procedo bene senza sforzo. Seguo il sentiero costellato da decine di bivi di cui ignoro completamente la destinazione. La giornata è bella e tiepida e lascio correre lo sguardo sulla valle, i prati sono di un bel verde brillante e la fioritura avanza colorando le piante di fiori vivacemente colorati. Dopo una bella foto ad una casa abbandonata
continuo la via…e qui sbaglio. Dopo un po’ mi accorgo che il sentiero è dalla parte sbagliata della montagna e guardo ancora il  versante piacentino…mentre dovrei guardare la valle dello Stirone. La via è costellata di ampie piscine causate dal passaggio di grossi mezzi fuoristrada che hanno scavato a più non posso facendo scempio della carraia.
Fermandomi spesso per passare in qualche modo queste vasche, cercando di non affogarvi dentro, proseguo la mia marcia, ormai consapevole di aver sbagliato via. Poco dopo ne ho la conferma. Dopo una bella discesa mi ritrovo sulla strada che porta a Luneto. Al netto del rosario istintivo, vedo che è ancora presto, e le mie forze non sono finite. Di rientrare non se parla nemmeno…così riprovo. Ritorno  a pedalare in direzione Luneto e risalgo il duro pendio iniziale, ma prima della bella casa abbandonata, a scanso di equivoci, decido di scendere. Per arrivare alla Milanesa prenderò la via classica. Ma sbaglio ancora qualcosa.  Scendo troppo poco, giro a sinistra troppo presto e mi ritrovo a salire. La via si dimostra troppo ripida e sono costretto a spingere per qualche metro. Mi accorgo di stare percorrendo la via di discesa che avevo usato quest’inverno per “fuggire” dal fango. Ora so dove sono e dove devo andare. Risalgo faticosamente, ed in breve mi ritrovo sotto la casa abbandonata. So dove ho sbagliato prima.Sono i rischi "dell'esploratore", ma tutto questo serve a prendere confidenza con la zona e le sue "strade". Seguo la carraia cercando di tenermi dal lato che guarda la Val Stirone. Ci sono decine di bivi e di deviazioni. Spero di essere sulla retta via. Da lontano avevo notato una carraia che ripida saliva lungo il fianco della montagna...ed eccomi qui. I montanari hanno provveduto a diradare il bosco e lungo la carraia sono accumulati fasci di legna da recuperare. I boscaioli hanno ammucchiato i pezzi grossi puliti lungo il fianco della montagna, mentre  il sentiero è cosparso di piccoli pezzi di legna. Sono gli sfridi della pulitura dei tronchi. Temo di bucare. Decido di scendere e spingere per evitare guai. Poco più in là la carraia ritorna bella e pedalabile. Sono in quota. Poco prima avevo notato la strada "normale" di salita sotto di me, ora dovrei scendere.  Arrivo ad un bivio. La traccia che scende a destra sembra essere più percorsa ed è ben pulita. Decido di seguire questa via. Il sentiero scende ripido ripido ed assai polveroso. La ruota dietro tende a bloccarsi e non tiene. La bici prende velocità. Per un attimo me la vedo poco bella. L’istinto mi dice di aumentare la frenata. Riesco a rimanere lucido, la strada è dritta, non ci sono curve, quindi allento un po’ la frenatura e cerco di caricare il carro posteriore accentuando il fuori sella. La ruota tiene di più e slitta di meno….ma ormai sono giù….fiuuuu! Ora mi ritrovo. Sono sulla strada che porta al bivio tra la discesa dei Melesi e la Milanesa. La strada è bella pulita e si va che è un piacere.
La strada spesso esce allo scoperto e mostra tutta la vallata sottostante. La in fondo scorgo il monte Kanate, e la valle dello Stirone si apre verdeggiante. In breve sono al bivio e mi concedo un attimo di pausa.
Anche nel sottobosco la fioritura è stupenda, le primule e le viole(ancora presenti) stanno pian piano appassendo, e lasciano il posto ad altri fiori, altrettanto belli.
Qualche foto e mezza barretta, un po’ d’acqua, e sono come nuovo. Con la consapevolezza della via corretta pedalo più tranquillo. Purtroppo altre “piscine” condizionano la mia marcia. Quando la strada inizia a scendere con decisione spariscono anche le piscine e l’andatura è più fluida. In breve sono al passo di Borla.
Non mi fermo e scendo veloce verso i Rosi. Qui imbocco la solita via che taglia per boschi e velocemente arrivo nei pressi di Trinità. Attraverso il piccolo borgo e scendo sulla fondo valle. Ho intenzione di risalire da Aione…resta solo un dubbio: asfalto o carraia? Pedalo piano sulla strada cercando di decidere. Salirò per carraia! Mangio quel che resta della barretta, bevo per bene e, mi metto a testa bassa lungo la dura salita.
La tranquillità mi dà forza e salgo senza problemi fino ad Aione.
Poi decido di arrivare nei pressi del cimitero per sentiero. Dopo pochi metri, il sentiero dolce si infrasca e devo seguire la ripida via che sale diretta. Il primo strappo mi vede spingere la bici, sul secondo, ci provo. Arrivo quasi in fondo…mi mancano un paio di metri quando sono costretto a scendere e spingere l’ultimo tratto. C’è questo e poi…la pertica! Il tratto finale del sentiero è quasi in piano….poi asfalto fino a Pietra Nera, e poi in discesa fino a Grotta.
Qui taglio per la solita via traversa, passo il lago Peroso, e poi il Golf…
La strada Salso-Pellegrino mi vede pedalare allegro, stanco ma non distrutto. Non ho fatto tanta strada ma il dislivello è notevole…anche se pensavo di più!  

p.s.: alcune foto sono di repertorio.

martedì 23 dicembre 2014

Cercando il sole

La Nebbia a Salsomaggiore...
La nebbia è un patrimonio della bassa pianura, quella accanto al Po.
La nebbia, non fitta ma assai fredda, attanaglia Salsomaggiore come non avevo ancora visto. Mi sembra di tornare indietro nel tempo, quando abitavo a Trecasali o a Fontanellato. Una stagione del genere mette malinconia tendente alla depressione, toglie qualsiasi velleità ed energia, ti prende allo stomaco, ti stende come un uppercut. Viene voglia di stare a letto a leggere. Ma ho voglia di girare e ho voglia di sole. Scaccio con tutte le mie forze quella pigra pigrizia che alberga dentro.  So che più in quota la nebbia non c'è  e voglio andare a ripescare il sole. Non voglio stare quaggiù a masticare freddo. Mi vesto di tutto punto, sistemo la mia fida Scalpel  e vado alla ricerca del sole. Nonostante abbia montato il fanalino rosso dietro, non mi fido a fare troppa strada asfaltata con la nebbia e allora cerco di togliermi dal traffico il prima possibile. A Contignaco giro a sinistra e comincio a salire verso la Pieve di S.Giovanni. Non sono in forma, ho le gambe vuote e accuso subito la fatica. Cerco di spingere sui pedali, ma i risultati sono davvero tristi. 
Fa niente, la voglia di andare c'è...vedremo dove mi porta. Non ho ancora deciso il percorso, cercherò di gestire al meglio le energie per pedalare il miglior giro possibile.
Ancor prima di arrivare a case Tintori la nebbia comincia a diventare più rada e il sole filtra creando giochi di luce davvero belli.
Non posso sottrarmi allo scatto di qualche foto.
Continuo a salire e a faticare. Sembra che non pedali da anni. Pazienza. La salita fino a Pietraspaccata si fa sentire in modo pesante ma  finalmente sono al sole pieno e i raggi mi scaldano....sensazione davvero bella e avvolgente.
Pedalo ora sulla strada che va al Passo S.Antonio. All'ombra la brina la fa ancora da padrona, e qua e la le ruote scivolano sul ghiaccio superficiale nonostante il sale sparso. Mi appresto a fare il solito giro....Strada della Costa e poi giù verso Pellegrino con deviazione verso Vianino... Dalla strada Della Costa riesco vedo le due vallate. Da una parte la Pianura padana immersa nella nebbia
 Dall'altra la valle di Pellegrino al sole caldo, come se niente fosse..
nei prati noto una margherita...stupito mi fermo ad osservare...più di una margherita fa capolino fra l'erba ormai secca. Robe da matti!

Percorro velocemente la strada della costa salutando un paio di anziani pensionati che gironzolano li intorno come per scaldarsi.
poco dopo la deviazione per la chiesa di Mariano, imbocco il solito sentiero che taglia via un pò di asfalto e mi riporta sulla strada Pellegrino -Varano Melegari. Butto uno sguardo sulla sottostante valle del Ceno anch'essa invasa dalla nebbia gelida.
Giro il manubrio verso Vianino e si ricomincia a salire, faticare, sudare...ma sono montato in bici proprio per questo! Ogni tanto mi fermo a scattare qualche foto della nebbia in basso ad opprimere le vallate.
Ora guardo la valle del Ceno verso Varano Melegari...
Percorro il piccolo tratto di falso piano assai lentamente per assorbire tutto il tepore che questa costa sa offrire.
Scendo verso Vianino e mi avvicino alla nebbia che tenta di aggredire le colline. Sento l'aria fredda e umida che tende a salire.
Le lunghe unghie opaline della nebbia provano ad aggrapparsi ai colli, ma i raggi del sole tiepido riescono ancora a fermarla.
Ora risalgo verso Lusignani. Man mano che salgo sparisce il freddo e mi godo il tepore della costa assolata e protetta dal vento.
Faccio una variazione verso Maneia e poi ritorno sui passi consueti girando sulla strada bianca che va a Lusignani. La mia 29 va che è un piacere (nonostante le gambe loffie) sulla inghiaiata di leggera pendenza. A Case Veronica mi fermo a guardare la valle del Ceno e del Cenedolo in cui si infila la nebbia. Ma più si spinge in fondo alla valle e meno forza ha...la nebbia...che si frantuma contro le rive dei monti accarezzati dal pallido sole invernale (oggi è il primo giorno dopo il solstizio di inverno) .

Mando giù una barretta appoggiato ad un cassonetto rivolto al sole, mentre godo dei baci del sole. Riprendo a pedalare sulla costa verso Castellaro; quando giro in direzione Iggio la temperatura cambia improvvisamente. Come se si sentisse l'influsso negativo dell'aria della pianura le sensazioni si fanno rapidamente più fredde ed umide. La lunga discesa mi infreddolisce un pò. Nonostante le gambe spompe, quando arrivo al bivio, giro verso Stuzzano. Non è tardi ... e pedalo sulla comoda salita verso la placida frazione che raggiungo rapidamente. Affronto poi la discesa che mi porta nella gelida gola sotto Rigollo. La voglia di lasciar correre la bici è grande, ma la via è quasi totalmente all'ombra e quindi non mi fido a scendere a tutta. La possibilità di incontrare qualche tratto ghiacciato è molto alta e guido con prudenza. Quando arrivo in basso la situazione è opposta a quella della costa di Case Veronica.
Il sole non è ancora arrivato a sciogliere la brina, ma filtra appena fra i rami gelidi degli alberi lungo il torrente. Mentre l'acqua rumoreggia abbondante pedalo in fretta per tornare al sole. Come inizia la salita  e ritorno al sole, il tepore solito di questo versante della montagna mi da nuova fiducia ed energia. In breve sono a Rigollo. Pedalo leggero fra le poche ma ridenti abitazioni di questo borgo incantato e poi sulla strada bianca che mena su fino al passo di Borla.
Una sosta  benefica per mangiucchiare qualcosa e rimpinguare le scorte energetiche ormai esaurite. Do uno sguardo alla partenza (o arrivo) della Milanese e mi riprometto di tornare a pedalarla al più presto.
Ormai è quasi tutta discesa...
anche se l'idea di tornare da Aione mi solletica....Scendo con prudenza verso Borla. Al sole la strada è asciutta ma qua e la tratti bagnati potrebbero nascondere qualche insidia. Giunto in fondo valle...prima di girare verso Salso ho ancora qualche idea per risalire da Aione....Ma fatto il calcolo del tempo e delle energie a disposizione, do retta alla ragione e faccio rotta definitiva verso casa. La valle dello Stirone è libera da nebbia anche se la temperatura non è quella della costa lassù.
Corro veloce nella fondovalle e il sole mi assiste fin sotto Vigoleno. Davanti a me, ora, la densa e umida e fredda aria della bassa comincia ad avvolgere le case e le cose.
  Accendo il fanalino "di coda" e pedalo veloce ed agile per scaldarmi un pò nella nebbia che torna a farsi quasi fitta. Ben presto sono a Case Passeri e poi a Scipione Ponte...La marmellatina mangiata su a Borla è entrata in circolo e mi fornisce le energie sufficienti per salire alla Bellaria con discreta energia.Salendo la nebbia si dirada ancora una volta ma la luce appare comunque pallida e malata, i contorni delle case e delle cose rimangono così, un pò sfumati quasi irreali, con la luce del sole malato che modella e addolcisce e smussa gli spigoli. All'altezza del cimitero sono incerto sull'andare a San Rocchino per rientrare dopo la discesa dei Cinesi. Ma fame e orario mi consigliano un veloce rientro a casa. Per oggi ne ho fatto abbastanza....

lunedì 15 dicembre 2014

la direttissima del S.Cristina (e altre pedalate)


Le nostre colline sono belle e selvagge, ma, purtroppo, non sono sempre ben curate. Spesso si aprono strade forestali per il disbosco programmato e poi, si lascia che la natura faccia il suo corso e queste vie ben presto si chiudono ripopolate da arbusti, e tronchi spezzati, e così via. In mtb è divertente andare ad esplorare queste vie, ma capita spesso di dover tornare sulle proprie pedalate con le pive nel sacco dopo aver trovato la via impercorribile. Nella nostra continua ricerca di nuovi passaggi, spesso siamo aiutati da amici motociclisti che ci consigliano e ci descrivono  itinerari divertenti o quantomeno inediti. La nuova discesa di cui parlare oggi l’abbiamo imparata così….grazie alle indicazioni dei motociclisti (che sono anche noti mtbikers) siamo riusciti a sperimentare una nuova emozionante discesa dal monte S.Cristina. Ma partiamo dalle prime pedalate…che non sono mai banali….
La partenza da Salsomaggiore centro è, come al solito assai tranquilla. L’escursione odierna minaccia di essere assai tosta e quindi la prendiamo su con filosofia e tanta chiacchiera. In fila quasi ordinata risaliamo l’inghiaiata di Case Tintori
e da qui affrontiamo i soliti sempre duri strappi di Pietraspaccata.
Per non farci mancare nulla, deviamo anche sulla “riservetta” prima di approdare sulla comoda strada della Costa. Quest’anno le condizioni meteo sono state davvero cattive, e, nonnostante la stagione avanzata, la riservetta ci riserva parecchie pozzanghere fangose
di cui si ignora la reale profondità (non sappiamo quante moto ci siano passate e quanto abbiano scavato…restare in una pozza con l’acqua che supera i dischi dei freni non è divertente…) per cui alcuni passaggi sono rigorosamente fatti con bici a mano. Oltre a questo moto ed acqua hanno reso la via davvero scorbutica con solchi in salita davvero stretti e con molta ghiaia smossa.
Insomma una risalita più impegnativa del solito. Fa niente!
Riprendiamo il controllo di gambe e mezzi sull’asfalto della Costa mentre ci dirigiamo belli allegri verso Mariano.
Qualcuno potrà pensare che siamo sempre troppo allegri….
Spesso partiamo da casa con qualche pensiero nella testa e qualche preoccupazione…come tutti del resto… ma la compagnia e il praticare la nostra attività preferita, in mezzo alla natura, contribuisce a sgravare la nostra mente dal peso delle preoccupazioni quotidiane. Per qualche ora riusciamo ad essere solo noi, le nostre mtb e la natura che ci accoglie sempre col vestito migliore, comunque sia il meteo. Se qualcuno ha qualche tarlo in più che rode….spingendo a fondo sui pedale riesce a farlo star zitto….almeno per un po’.
Sotto Mariano tralasciamo la Borotalco, e giriamo leggermente a destra lasciando correre i mezzi sulla bella costa.
Stiamo apparentemente tornando indietro, ma a metà strada puntiamo i manubrii verso il basso in una veloce volata
che ci porterà rapidamente ad attraversare la strada Pellegrino-Varano.
Dopo una veloce discesa si impone una altrettanto dura e lenta salita.
Infatti attraversato l’asfalto iniziamo a salire verso Careno lungo una carraia che inizia subito col ripidone. Fortunatamente l’esposizione al sole ha reso ben solido il fondo, cosicchè le nostre ruote riescono a dare il massimo. I tasselli aggrediscono la terra dura e la progressione se ne giova assai.
Sudando non poco arriviamo al Santuario di Careno dove la fontanella ci ristora e ci consente di rabboccare le borracce. Bene ora si comoncia  afare sul serio. La salita verso la cima del Santa Cristina è sempre un discreto calvario, almeno nella sua prima parte.
E così, faticosamente portiamo su la nostra croce (leggi mtb) almeno fino al taglio nella roccia dopo più di un km di dura salita su terreno sconnesso.
Il gruppo necessariamente si allunga a dismisura, i velocissimi sono già all’ombra che ci aspettano masticando barrette, quando noi, più lenti arriviamo. Ma arriviamo anche noi. Il nostro Boss ha ricevuto informazioni sicure per provare una nuova discesa dal monte e alla sosta ci confrontiamo sul percorso. Poi ricominciamo a salire. Ora la salita è più pedalabile e procediamo tutti insieme. Quando finisce la inghiaiata la via diventa sterrata
e subito un paio di rampette allungano il gruppo, ma questa volta non ci dobbiamo impegnare per raggiungere la cima.
Meno male!
Sulla nostra destra si apre una bella carraia in discesa che invita il mtbiker a buttarcisi dentro.
E noi ci buttiamo.
Dopo un inizio assai bello e veloce su una ampia carraia, la via si appiana in un falsopiano fra alberi radi e arbusti e cespugli. La via si legge, ma con attenzione.
Poi si ricomincia a scendere in modo deciso.
Ci immergiamo in una serie di canaloni davvero belli dove l’acqua e le moto hanno fatto scempio del fondo.
Solchi profondi e terreno smosso metteno a dura prova la nostra abilità e il nostro equilibrio.
Oltre a non cadere dobbiamo impegnarci per  tenerci tutti a vista. Infatti dal canalone principale si dipartono decine di canali secondari di cui non sappiamo un gran che.
Ci raduniamo ad un bivio assai insidioso.
Luca ha ricevuto notizia di tenere la via a sinistra….Anche se quella di destra è più ampia…ci fidiamo e scendiamo per la via indicata. La pendenza è notevole e il sentiero è stretto. Il fondo è interamente coperto di fogliame, per cui non riusciamo a decifrare il terreno. Parto titubante e…sorpresa…Sto viaggiando su una superficie morbidissima. Scendo su uno spessore di materiale assai fino che mi sembra di stare sciando sulla neve polverosa…Stentiamo a credere…alla fine del canalino Luca ed io ci guardiamo quasi increduli…che meraviglia…
Ad uno ad uno scendono anche gli altri.
Chissà per quanto potrà resistere in queste condizioni? Probabilmente alla prossima pioggia l’acqua spazzerà via tutto….chissà come sarà la prossima volta?
Per ora ci godiamo questo regalo.
Il canalone si trasforma in un single track piacevole e scorrevole fino a sbucare sulla strada Pellegrino –Bore.
Ci scambiamo le impressioni della discesa mentre pian piano risaliamo la strada in direzione Castellaro.
Ora che la discesa principe della giornata è fatta…il resto del giro lo improvvisiamo a piacimento. Le gambe ci verranno dietro, in qualche modo.
Da Castellaro giriamo in direzione Iggio, e, prima dopo poco giriamo a sinistra per una bella carraia sassosa che sappiamo portare a Piandolo.
Il fondo sassoso fa vibrare le nostre bici che lasciamo correre volentieri. I posti sono davvero belli e qua e la ci fermiamo ad ammirare i colori e le forme delle “nostre” colline. Là c’è quel sentiero, li c’è quell’altro, potremmo provare…potremmo fare…
Poi via ancora. Dopo un traversante in prossimità dei grandi castagni il sentiero si rituffa in discesa.  E seguiamo il tortuoso percorso con grande divertimento ma facendo attenzione a non distrarci troppo. La foga eccessiva potrebbe farci dimenticare la prudenza e basterebbe poco per provocare una caduta poco divertente. E in breve siamo sopra alle case di Piandolo. Da queste parti c’era una “miniera per l’estrazione di materiale aurifero”…la cosa si fa interessante….
Purtroppo…pare che il tutto si sia risolto in ben poca cosa e pare che ora tutti resti della miniera si siano ridotti ad un brullo campo pieno di erbacce…Sarebbe bello, far rivivere i tempi della ricerca dell’oro….magari con musei e percorsi guidati….ma da noi queste cose trovano poco seguito e si è sempre data poca importanza a queste soluzioni, che in altri luoghi portano turisti e denaro. Ma la cosa più importante è che si va perdendo la memoria del lavoro e delle attività dei nostri avi.
Non scendiamo fino alle case di Piandolo ma giriamo seguendo la carraia che parte alla nostra destra.
Dopo un iniziale lieve discesa la via si fa dura in salita e cominciamo ad aggirare la montagna dirigendo verso Stuzzano. Dopo un piccolo tratto in falsopiano, in prossimità di una fattoria dove inizia la strada bianca giriamo secco sulla nostra destra e ci inerpichiamo per un bel pezzettino.
Dopo la dura  salita ora il sentiero viaggia più tranquillo in un susseguirsi di saliscendi piacevoli.
Si alternano tratti di bosco fitto a slarghi erbosi o coltivati a frumento.
In un bel tratto passiamo lungo una traccia nel mezzo del grano che inizia a maturare. La tracciola è davvero esile, ma ci impegnamo a non rompere le spighe quasi mature.
Poi ancora una bella discesa prima della rampa finale che ci porta sotto un bel ciliegio di cui possiamo ammirare solo i resti di quelli che avrebbero potuto essere tanti bei frutti rossi e appetitosi. Purtroppo quest’anno questa bella pianta si è ammalata o ha preso una grandinata. Le foglie sono secche e butterate e le cigliege sono tutte bacate e piccole e striminzite…Di quel che rimane gli storni e i merli hanno fatto tabula rasa. Restiamo li sotto un attimo a considerare il ben di Dio mangiato l’anno scorso, mentre rifiatiamo e riuniamo il gruppo.
Sconsolati per la mancata scorpacciata di ciliege  lasciamo andare le bici sulla ampia carraia che ci porta velocemente a Stuzzano.
Pochi metri in asfalto e iniziamo la veloce discesa verso il guado dello Stirone.
La discesa potrebbe essere identificata come MC (secondo le scale CAI) ma richiede comunque grande attenzione. La via apparentemente semplice favorisce una notevole velocità di percorrenza, ma è sempre necessario considerare gli imprevisti cui si va incontro. Non è una via nata per la mtb, passa poca gente (in mtb) e passano i mezzi agricoli e le moto. Ogni volta che la si ripercorre il fondo presenta sempre qualche difficoltà o caratteristica nuova.
Sicchè dietro ad una curva fatta in velocità può apparire un imprevisto solco di nuova fattura, oppure si può essere generata una pietraia di sassi smossi e vaganti grazie a pioggia o a passaggio di mezzi motorizzati.
Le prime volte che abbiamo percorso questa traccia era veloce e scorrevole, ora presenta diverse parti assai sconnesse che la rendono più interessante ma meno veloce e scorrevole.
E’ quindi sempre necessaria la massima attenzione e non bisogna sottovalutare il percorso.
Nella calura della giornata il guado dello Stirone fa solo bene. Nonostante la stagione avanzata, il torrentello ha ancora una discreta portata d’acqua che, limpida e fresca, corre e saltella fra i sassi scendendo a valle.
Gli spruzzi che generiamo nel passare da una riva all’altra (pochi metri) ci fanno emettere un “ brrr..” di piacere mentre lasciando il guado iniziamo la salita che ci porta sulla  fondovalle Fidenza – Pellegrino.
Ma la giornata non è ancora finita. Non abbiamo ancora terminato le nostre fatiche.
Affrontiamo ora la dura salita che, off road ci porterà su ad Aione e poi a Pietra Nera.
La via per asfalto è dura, quella su carraia lo è ancor di più.
Nonostante si sia già “dato” ci impegnamo anche in questa avventura.
L’inizio della salita è davvero impegnativo, ma poi, strano, la via si addolcisce man mano che si sale. Passiamo dal bosco iniziale ad una salita in mezzo a campi coltivati e ad altri sterrati pieni di erbacce a mo di macchia mediterranea.
Si vede chiaramente che un tratto di via è stato modificato da una frana abbastanza recente e che i mezzi agricoli non hanno ancora sistemato.
Arrancando su un ultimo ripido tratto arriviamo ad Aione di sopra, di fianco alla chiesa. Passiamo il piccolo nucleo abitativo, mentre ci sembra di sentire il tintinnare delle forchette sui piatti, e prima di abbandonarlo giriamo ancora a sinistra per una ennesima dura deviazione che ci porterà dietro il cimitero di Aione
. Dopo un primo tratto accettabile la via si fa ricca di sterpaglia e di rovi. Dobbiamo bypassarla entrando in un campo per rientrare più in la.
Dopo una curva secca in salita ci accoglie l’ombra del bosco in leggera discesa. E sbuchiamo sulla strada di fianco al cimitero.
Ora il più è fatto.
Percorriamo il tratto asfaltato di costa che ci porta fin sotto la rupe ofiolitica di Pietra Nera e dopo la necessaria sosta alla fresca fonte incominciamo la discesa verso Grotta.
Abbiamo fatto 30….facciamo 31…
A Grotta prendiamo la viuzza interna che dopo un piccolo tratto in salita ed un bel sentiero (anche se lasciamo qualche goccia di sangue sui rovi troppo intraprendenti) ci porta al Lago Peroso e di qui attraversando il Golf
scendiamo veloci per larga strada bianca a Bonassera e qui siamo in strada…
La volata verso casa vede il gruppo assai sgranato….chi ne ha tira come uno stradista…chi come me ha finito la birra, si accontenta di rientrare in modo svelto…

Ci ritroviamo tutti all’ingresso di Salso per i saluti e l’arrivederci al…prossimo sabato…  

è possibile vedere il video della nostra giornata in mtb al seguente indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=jxUtJ6RpJUQ&list=UUPQfTmVUCV3Je1Knre--uNA