mercoledì 12 marzo 2014

VARANO MARCHESI (alla ricerca di nuovi sentieri)

Natale è una gran bella festa, è un momento in cui tutta famiglia si riunisce. Diverse generazioni si ritrovano assieme attorno ad una tavola imbandita e, fra una portata e l’altra si chiacchiera, si ride, ci si racconta, e per un attimo si lasciano da parte i quotidiani problemi che attanagliano ognuno di noi. Poi c’è il momento magico dell’apertura dei regali che porta sorrisi ai bambini e anche alle signore. Il portafoglio piange, ma cosa c’è di meglio dello sguardo felice di un bambino o di un bacio della sposa? Anche se presto il bambino metterà il regalo da una parte, e la sposa tornerà ad incupirsi nella routine giornaliera quel momento rimane indimenticabile.
Il Natale non è solo una cena od un pranzo, è una sommatoria di Vigilie, cenoni, abbuffate incredibili che portano inevitabilmente ad uno stringersi dei pantaloni e ad un generale ingolfamento di tutto il fisico.  Se poi il brutto tempo concilia il pisolino sul divano fra una mangiata e l’altra…il gioco è fatto.
Nel 2013, per la prima volta dopo tanti anni, ho preso una settimana di ferie tra Natale e capodanno.
Così, la mattina del 27, dopo aver accompagnato la moglie al lavoro mi ritrovo sull’uscio di casa a guardare le strade lucide di pioggia che brillano sotto la luce radente di un timido sole invernale. La temperatura mite induce in me la tentazione di tirare fuori la bici dal garage e di andare a pedalare da qualche parte. E’ appena finito di piovere…non ho voglia di sporcare la mia Scott, cercherò di fare un giro fra strade bianche e asfalto, così, giusto per far girare le gambe e togliermi di dosso quel torpore tipico del dopo abbuffata. Svelto svelto, mi cambio, saluto il gatto che mi guarda curioso, e vado a prendere la bici. Accendo la GOPRO e parto. Le gambe sembrano girare in modo onorevole. La giornata aiuta, l’aria fresca e il sole fanno si che il fisico risponda al meglio. Ho deciso di andare a pedalare su uno stradello che ho visto qualche tempo fa e che non ho mai fatto. Le indicazioni sono davvero promettenti: Scansano, come il mitico Morellino… Tutto un programma. Un percorso che si adatta terribilmente ai pranzi natalizi.
Non sapendo con precisione dove andrò a finire, prendo la via più breve. Salgo da Contignaco, per la strada che passa dalla pieve di S.Giovanni
e poi su dai Tintori, per scendere poi dietro S.Vittore, il tutto per strade bianche
. Affronto la salita con tranquillità assecondato dalle gambe che, stranamente rendono nella pedalata. Lascio correre la mia Scott nella lunga discesa inghiaiata
e, in breve eccomi a pedalare lungo la strada che porta a Banzola.
Ecco il bivio per Scansano. Attraverso il piccolo ponticello sul torrente ed inizio la salita.
Dall’altra parte sicuramente c’è l’abitato di Varano Marchesi, ma cosa ci sia nel mezzo lo ignoro completamente. Intanto la strada comincia a salire. Dapprima la pendenza è tranquilla e dolce, poi la strada comincia ad alzarsi decisamente richiedendo una buona dose di muscolo.

Si pedala in zona ombreggiata che dovrebbe essere piacevole anche in piena estate.
La salita è breve (non troppo) e quando arrivo a scollinare alcuni cartelli segnaletici mi offrono diverse opportunità.
Scelgo quello più invitante. Indica in modo infingardo:MTB. E si ricomincia a salire. La strada, inizialmente asfaltata diventa rapidamente bianca e sale.
Sale in modo deciso ma non terribile. Mi attrae come una sirena di omeriana memoria. Non sono Ulisse, non sono legato…e seguo il dolce canto. La salita finisce e si scollina.
Il paesaggio si apre, e il sole che colora la vallata offre scorci davvero suggestivi. Il terreno non sembra particolarmente infangato e decido di seguire il sentiero che comincio ad intuire dove mi possa condurre. Il crinaletto è un susseguirsi simpatico di brevi strappi in salita con discese piacevoli e scorrevoli.
Sto sporcando la Scott, ma mi sto divertendo da matti. Il sentiero corre divertente sotto le fronde di un bel bosco non troppo fitto. Ombreggiato ma non scuro, davvero bello e rilassante.
All’improvviso arrivo ad un bivio. Dritto davanti a me una carraia decisamente infangata, molto infangata. Oltre la collina sono sicuro che c’è l’abitato di Case Mezzadri… Ma non voglio riempire la mia bici di argilla appiccicosa. Alla mia destra parte un altro bel sentiero ….in salita. Curioso decido di seguirlo per vedere dove mi porta…

Dopo una salita secca, ma fattibile mi ritrovo a percorrere un bel vialetto, quasi in piano.
Che meraviglia, penso, ed in men che non si dica il sentiero finisce. E adesso?
Da questo punto partono diversi canaloni che puntano decisamente verso il basso. Ma la in basso c’è il torrente da guadare….
Prendo il sentiero che mi sembra più sensato prendere, con la nascosta (non troppo) speranza che mi riporti indietro sulla strada asfaltata che ho fatto in salita.

Speranza vana. I canaloni si susseguono sempre più pendenti e dal fondo ben ricoperto da uno strato di foglie che nasconde le insidie.

Cerco di prendere sempre canaloni che vadano a destra sempre con la speranza di non arrivare al torrente.  Speranza vana. Continuo a scendere inesorabilmente.
I canaloni sono ripidi ma non eccessivamente difficili, e mi sto anche divertendo….se non fosse per l’idea del guado prossimo venturo.
Questa discesa sembra non finire mai, e ci ho anche preso gusto, quando d’improvviso, fra gli alberi appare un verde prato ancora bagnato di rugiada
. Seguo i bordi del prato credendo di intravvedere le tracce di una passaggio di mezzi. Ho visto bene. La presunta traccia mi porta ad un guado, evidentemente usato dai mezzi agricoli. D’acqua ce n’è….quanta?
Le piogge dei giorni scorsi hanno intorbidito il torrentello e non so quanto mi dovrò bagnare.
Uso la bici da scandaglio. Tuttosommato non ce n’è tanta. Prendo le misure e, appoggiandomi alla bici, con un doppio passo sono dall’altra parte.
I copri scarpe in neoprene hanno fatto il loro sporco lavoro. Hanno tenuto fuori l’acqua e si sono anche lavati. Anche la Scott ne ha approfittato per togliersi un po’ di fango dalla catena.
Soddisfatto della mia escursione potrei anche tornare a casa….ma…ma è ancora presto. E’ troppo presto per tornare a casa. Cioè, posso fare rotta verso Salsomaggiore….prendendola larga.
Torno sui miei passi, anzi, sulle mie pedalate e via asfalto torno verso Banzola, e poi raggiungo Pieve di Cusignano. Qui imbocco la salita per Monte Manulo. La salita piacevole propone ai miei occhi il cielo terso e un panorama davvero emozionante. Alcuni cipressi che si stagliano contro il cielo sbucando decisi dal prato ancora (o già) verde brillante mi ricordano molto la Toscana senese e la Via Francigena. Giro le ruote a destra in direzione S.Maria del Gisolo e subito mi si presenta davanti una bella fila di olivi….Toscana profonda…
Ora pedalo su una bella strada bianca che si appoggia dolcemente sulla costa che digrada verso la pianura.
Ora abbandono la strada bianca e devo affrontare una carraia assai infangata e in ombra.
Mi sposto sul bel prato a fianco e lascio correre la bici che scende felice come un bambino piccolo.

Quando la carraia risale sono costretto ad abbandonare il prato e appoggio le ruote sulla bianca argilla. Regolo la potenza di pedalata per non far slittare la ruota posteriore. La cosa mi riesce al 90%....l’ultima pedalata però mi è fatale. La ruota posteriore scivola sul viscido fondo argilloso, tento fino all’ultimo di superare l’ultimo metro di salita, poi vado in stallo e inevitabilmente…vado a sporcarmi di fango….Sono li per uscire con un tot di parolacce, quando sollevando lo sguardo, vedo sopra di me il muso curioso di due cagnoni….Li saluto mentre tento inutilmente di pulirmi, e saluto anche la padrona che li porta a camminare nella natura.
Poi la strada ritorna ad essere pedalabile e comincio la discesa verso S.Maria del Gisolo.

La bici corre veloce e mi sto divertendo da matti. A ruote bloccate arrivo sulla strada asfaltata proprio davanti all’antico abitato. Dirigo le mie ruote verso l’Osteria del Sole e, seguendo il tracciato della Via Francigena vado in salita verso Monfestone e poi verso la chiesa di Siccomonte.
Il percorso, fra strada bianca e asfalto è veramente scorrevole. Mi sento bene e voglio mettere insieme chilometri e dislivello. Scendo verso la strada che da Fidenza va a Tabiano e risalgo fino ad incrociare la inghiaiata che sale a Fuli. Mi diverto a pedalare in salita come da tanto tempo non succedeva. Probabilmente è colpa della bella giornata, ma sto proprio bene. La salita passa via in un attimo e lascio andare la mia Scott lungo la discesa che porta in centro a Tabiano Bagni. Il piccolo centro termale è deserto nell’ora di pranzo…Sono giunto alla fine della escursione (penso io) e mi accingo a rientrare a casa per asfalto fin su al Poggetto.
E’ qui che mi prende l’idea malefica.
Ma l’ho fatta migliaia di volte senza problema….
Con la mia Scott poi…non c’è problema….
E mi infilo nel budello con la scala….
Faccio scendere il reggisella e lascio filare la bici…

Porca l’oca sto andando troppo forte….sto andando verso il muro…c’è il canaletto di scolo….
Il resto della storia  l’ho già raccontato……   

Molto bene...
chi fosse interessato a vedere il filmato può trovarlo al seguente indirizzo:




mercoledì 26 febbraio 2014

Nevante

Il pezzo è di un anno fa...giorno più giorno meno....lo pubblico ora ...visto che la neve, qui, quest'anno non si è fatta vedere. Da qualche parte ne è venuta troppa....qui niente. Forse è meglio così ...
Ripensando a quei giorni bianchi e freddi....in quest'autunno infinito....mi è venuto voglia di farvi leggere queste due sensazioni...
La parola Nevante in lingua italiana non esiste. Forse non esiste nemmeno in dialetto.
E’ solamente una personalissima italianizzazione storpiata di una allocuzione dialettale. Ma rende l’idea. Mi da la immediata e sicura sensazione della situazione dinamica. Nevante: mentre nevica.
La parola implica sicuramente il fatto che sta nevicando in modo deciso e copioso ( altrimenti si direbbe scarfulla, faloppa ).
La mattina è grigia e fredda, non freddissima ma si fa sentire. Radi e fini fiocchi di neve scendono lemmi lemmi dal grigiume soprastante. Le strade non sono pulite ma nemmeno ghiacciate come gli anni scorsi. Solerti e mattinieri (per non dire nottambuli) autisti di mezzi antineve hanno provveduto a spalare lo spalabile. Borbotto qualcosa nella notte che non ne vuole sapere di schiarire, mentre accompagno al lavoro una preoccupatissima moglie che sobbalza ad ogni piccolo spostamento della macchina.
Il cielo da neve ha un colore tutto suo, e ancor più suo è il profumo: l’odore dell’ “aria da neve”.
E’ un profumo che mette allegria, mette voglia di fare, invoglia a star fuori. Vien voglia di riempire i polmoni con questo fresco sentire.
Rientrando noto che la nevicata va infittendo e le strade si imbiancano rapidamente. Dalla collina scendono macchine con tanta neve sulla capotta. Mi agito dal desiderio di “pestare”questo manto candido. Come i bambini.
Ho la possibilità di scegliere come uscire a pesticciare la neve.
Modo traditional: con le ciaspole
Modalità “sborone”: con gli sci e le pelli (tipo sci alpinismo)
Modalità “matta”: con la mtb
Non potevo che optare per la 3° opportunità.
Rapidamente agghindo all’uopo bike and biker e, fra gli sguardi significativi dei passanti, mi avvio.
Verso dove non lo so. Metro dopo metro deciderò da che parte andare.
E comincio in salita, perché no?
La stradina a pochi passi da casa sale subito ripida. E’ passato lo spartineve a liberare il passaggio per quel gruppo di case.
I fiocchi fitti e robusti stanno rapidamente vanificando il lavoro del mezzo meccanico.
Salgo, con fatica, ma salgo. Le ruote fanno il loro dovere, le mie gambe un po’ meno.
Tre lunghe settimane giù di sella e qualche kg in più si fanno sentire.
Una macchina in discesa si ferma, quasi timorosa, lasciandomi passare.
Intanto la mia GOPRO filma pazientemente. Non so come verrà il filmato, spero che renda bene l’idea del “Nevante”.
Una Opel parcheggiata mi mette in preoccupazione. Solitamente quell’auto domicilia presso una casa a fianco della carraia più in la…
Pochi colpi di pedale e le preoccupazioni si materializzano: strada non pulita, neve alta.
Entro di prepotenza, pedalo con tutta l’energia che ho, tento di regolare i rapporti per non far girare a vuoto le ruote. Avanzo con fatica. Non riesco a pedalare in salita sfruttando l’impronta generata da un fuoristrada passato da poco. Se entro nella neve fresca vengo irrimediabilmente frenato e bloccato. La pendenza aumenta e … ciao bambina ... non si va più. La neve che arriva all’altezza del disco del freno è umida ed è veramente difficile penetrarla. Spingo un po’ e riparto sfruttando “l’ombra” di alcuni alberi a chioma larga.
Pochi metri pedalati con vigore, e già sono sudato con gli occhiali appannati. Sono di nuovo piantato nella neve. Per arrivare in strada manca poco, e quel poco lo spingo tutto. Uffa. Sono già coperto di piccoli cristalli di neve che, al momento, giacciono sul mio giubbino facendo bella mostra di se. Il contrasto con il nero del wind stopper esalta la bellezza dei fiocchi cristallizzati.

Gli alberi innevati danno una visione estremamente romantica alla strada nuovamente bianca bianca. Avanzo pedalanto tranquillo per riprendere fiato. Una signora impellicciata sta manovrando goffamente il badile per liberare la porta del garage. Saluto allegramente la spalatrice che mi guarda a lungo. Mi fermo più in la davanti ad un bel prato in discesa. La sotto la strada “petrolifera”. Vorrei scendere lungo il prato per risalire da la. Entro con fatica nel prato, e provo a scendere. Niente da fare, non riesco nemmeno a partire. I pedali vengono subito assorbiti dalla neve che frenano irrimediabilmente la mtb. Dopo un paio di tentativi falliti devo rinunciare e rientro sulla strada. Per rientrare devo issare la mtb sulle spalle.
Ho già capito come suona oggi. So già che sarà un giro tutto asfalto. Eppure, eppure non demordo.
Voglio andare a vedere il sentiero che scende in Tabiano alla baita degli alpini. Questo sentiero non mi ha mai tradito…vediamo?
Scendo lungo il nastro asfaltato con molta circospezione per evitare di atteggiarmi a pelle di leone in pieno Poggetto centro. Risalgo per strada secondaria, dove la neve è già un po’ più alta e, salutando i vari spalatori davanti alle case (qualcuno vorrebbe anche una mano) arrivo in prossimità dell’imbocco del sentiero di cui sopra. Ad occhio e croce mi sembra una impresa impossibile, ma voglio provare. I primi metri in piano sono disastrosi. La ruota è per metà completamente immersa nel manto bianco e si avanza faticosamente anche a spinta. Non demordo e cerco la discesa.

L’imbocco del sentiero è completamente ostruito da rami coperti ed appesantiti dalla neve.
Tento una azione di sfondamento, usando la bici come ariete. Quando esco dall’altra parte, mtb ed io siamo completamente ricoperti di neve. Provo a salire in sella e pedalare. L’operazione riesce, ma dopo poco altri rami carichi di bianco mi ostacolano. Medesima operazione, medesimo risultato. Sento la gelida pugnalata della neve che scende lungo la schiena.
Ignorantemente riparto. Nel tunnel di alberi imbiancati il livello della neve è minore e riesco a progredire,
pedalando con forza avanzo. La ruota anteriore proietta qua e la spruzzi di neve, mentre stringo con forza il manubrio nel tentativo di guidare il mezzo a pedali. Il fondo ora ghiacciato ora viscido tende a deviare a suo piacimento le ruote. Forzare non va bene, allento la presa e assecondo la mtb proponendo solo piccole variazioni, giusto quel che serve per non andare ad abbracciare qualche albero. La mtb è come una bella donna, a volte necessita di energia, altre volte abbisogna di dolcezza e va solo seguita. Il difficile è capire in tempo quando è il caso di usare una tecnica o l’altra.

Il sentiero è breve, la discesa dura poco, ma il momento è intenso e va goduto come tale.
Sbuco dal bosco quasi all’improvviso e attraverso un mucchio di neve accumulato da mattinieri spalatori che, in fase di rifinitura e pulizia, mi guardano curiosi e stupiti. Sicuramente non si aspettavano di vedere scendere gente in mtb, questa mattina specialmente.
Sulla strada vado di freno fino al centro di una Tabiano semideserta. Stavo pensando di andare su al castello per la strada, ma … prima voglio andare a vedere se dietro al Ducale riesco a salire verso il Castello.
Scende continua e tranquilla la neve. Scende sicura incurante della mattina che avanza.
La neve è alta nella carraia solcata da un grande SUV. Fuori dalle impronte della macchina non si va, la neve si è ulteriormente inumidita ed è veramente difficile salire. Rimanere con le ruote nella traccia mi è ancor più ostico. Mi fermo una prima volta, riparto, una seconda fermata, spingo un po’ e provo a ripartire, niente da fare. Arrivare su è lunga. Giro il mezzo e torno sui miei passi. Riprendo la via canonica al castello. Di percorrere il parco non se ne parla nemmeno.
Salgo immerso in un ambiente di un’altra dimensione.
Man mano che salgo mi ritrovo immerso in una nebbia che diventa via via più fitta e, nebbia e neve disegnano immagini strane, a volte inquietanti, sicuramente l’ambiente diventa magico.
A riportare la fantasia ad argomenti più terreni e pratici ci pensa il freddo che si va facendo pungente. L’umidità fa gelare addosso il sudore accumulato nelle salite, la neve che insiste a cadere ora più fine si accumula nelle pieghe del giubbotto e sui guanti saldamente attaccate al manubrio. Le dita fan male, mentre le scarpe, seppur bagnate mantengono i piedi ancora discretamente caldi. Durante la salita sento, dietro di me un rumore ritmico che si fa sempre più vicino. Mi giro e vedo che lo spazzaneve di turno si mantiene tranquillamente alle mie spalle. Accosto e lascio passare, così troverò la strada più agile da pedalare.
Decisamente amo complicarmi la vita. Sulla destra c’è una strada secondaria che taglia il pendio e si va a congiungere con un’altra stradella che sale verso il castello. Giro e comincio a scendere.

Man mano che scendo la neve sale di livello. Una signora impellicciata spala per liberare l’auto dalla morsa bianca. Il marito infagottato e con cappello prova a liberare l’auto dalla morsa bianca con alti colpi di acceleratore , sfrizionando in modo ignobile. La signora si arrabbia col consorte pasticcione e si pulisce la pelliccia guardandomi passare. Secondo me aveva bisogno di un sano aiuto. Maleducatamente guardo e passo. Al di la delle case devo ricominciare a pedalare in discesa per poter progredire dignitosamente. Anche qui la bici tende a muoversi autonomamente lungo la ampia strada bianca. Come prima la assecondo .
La strada che risale al castello è ripida e scivolosa e devo dosare oculatamente la pedalata.
Attraverso il borgo medievale di Tabiano castello in un silenzio quasi spettrale.
Nulla si muove, nessun rumore. C’è talmente tanto silenzio che pare far rumore la neve che cade sulle foglie ghiacciate. Devo fermarmi per accendere il fanalino rosso posteriore. E’ bene che mi si veda nella nebbia sempre più fitta. Mi dirigo verso la discesa di Fuli. In periodo di asciutto è una lunga carraia piacevole da fare in salita velocissima in discesa. Oggi sarà percorribile. Mentre mi pongo questi “angosciosi” quesiti arriva dal basso un trattore che trascina l’antico “lasson”.
Antesignano del moderno spazzaneve, questo strumento consiste in una coppia di assi di legno opportunamente legate a formare un angolo tra i 45° e i 90° . Era normalmente trascinato da cavalli. A secondo della forza dei cavalli e dalla larghezza della strada l’angolo aumentava o diminuiva. Mi fa specie rivederlo anche se di ferro e trascinato da trattore. Un cagnetto rincorre trattore e “lasson” saltando simpaticamente qua e la .  Mi butto di forza contro la barriera di neve per entrare nella carraia di Fuli. E subito mi trovo praticamente fermo. Faccio forza sui pedali che si immergono sistematicamente nella neve quando arrivano al punto morto inferiore e la ruota, immersa fino a coprire il largo disco del freno, avanza a fatica. Continuo a scendere.
Il bianco della neve che ricopre la collina tutta, la nebbia che avvolge e abbraccia l’atmosfera danno una sensazione incredibile. Non so dove sono, non capisco se scendo o salgo, la fatica è sempre tanta, non vedo i fossi ai lati della strada. Più di una volta avverto appena in tempo di essere sul ciglio del fosso, ingannevoli scannafossi di traverso rischiano di farmi cadere.
Prima o poi dovrei arrivare all’altezza di una fattoria, ma non la vedo. Questa sensazione come di ubriachezza mi stordisce, ma tengo duro e finalmente la neve alta finisce, proprio quando la strada tende a risalire. Non la vedo ma sono dalla fattoria. Da qui in poi la strada è stata parzialmente pulita e vado meglio.
Ora a scendere devo prestare attenzione al ghiaccio. Scendo veloce ma non troppo. In un paio di curve sbando pericolosamente, vado dolce con i freni e riprendo il mezzo al momento giusto.
La nebbia d’improvviso scompare e solo radi fiocchi di neve cadono lenti.
E’ tempo di rientrare. Salgo dalla strada di Bargone.
Angoli di incredibile bellezza appaiono e scompaiono mano a mano che avanzo. Provo ancora una deviazione prima del Poggetto. Anche qui in salita devo arrendermi e spingere. Poco male…e pochi metri.
Prima di scendere verso Salsomaggiore guardo l’ora. Tempo e gambe mi permettono ancora un po’ di salita. Percorro in salita quello che prima ho fatto in discesa e vado verso via Saletti.
All’andata la salita mi ha fatto dannare, ora percorrerò il medesimo pezzo in discesa. Speriamo bene.

La discesa si dimostra assai più piacevole della salita, e scendo nella neve ormai pestata con grande padronanza e discreta velocità.
Ormai sono a casa. La neve ha smesso di scendere e all’orizzonte sembra quasi voglia schiarire.
Faccia quel che vuole … Nevante sono uscito, ho faticato ma mi sono divertito….

Vedremo come sarà il filmato.  

Il filmato lo trovate qui:

venerdì 21 febbraio 2014

Direttissima Cop, variante Fabio



NUOVI  SENTIERI AL KANATE
Il kanate è “la montagna” di Salsomaggiore. La cima costellata da antenne per la ricetrasmissione di segnali telefonici  e radiotelevisivi, è riconoscibile da kilometri e kilometri di distanza.
Questo cocuzzolo di circa 800mt slm offre al biker numerosi spunti per discese più o meno impegnative, ma sempre belle ed emozionanti. Certamente la lunghezza dei single track non è paragonabile ai sentieri dolomitici  o della Val d’Aosta, ma…noi abbiamo la nostra montagna e ci divertiamo a discenderla (un po’ meno a salirla) un po’ da tutte le parti. I bikers locali si danno da fare per scovare nuove vie e per provare nuovi percorsi, andando a ripercorrere o riaprire antiche vie ormai chiuse da rovi.
E ancora c’è tanto da fare.
Prima di descrivere velocemente un paio di tracciati da poco riaperti vorrei cogliere l’occasione per ringraziare l’amico RUTTOK e l’amico COP che mi hanno descritto le nuove vie appena tracciate.
Prima ancora vorrei, con queste due righe, ricordare le vie già descritte in precedenza.
Ritengo che la via di salita possa essere considerata unica, anche se, con qualche spinta, si può salire anche da altre parti. Si parte da passo S.Antonio e girando verso l’alto si arriva appena sotto la vetta per “comoda” strada bianca/asfaltata/piena di buche.
Partendo dallo spiazzo sommitale di fianco alle antenne, dopo aver percorso il primo pezzo in discesa ci troviamo di fronte  ad un bivio. A sinistra andiamo per la “via normale” a destra andiamo a “procurar battaglia”
Proseguendo in questo lato abbiamo la possibilità di percorrere il canalone Ovest (attualmente veramente in grande spolvero), la north face (già descritta l’anno scorso), e la famosissima Fox (che non mi sono ancora azzardato a fare). Questa via me la danno come molto ripida con slalom nel bosco da prendere con le molle e soprattutto con casco e protezioni adatte.
A queste vie note quest’anno si sono aggiunte tre varianti interessanti (complete di rima).
La prima via, davvero bella e scorrevole è la “direttissima”.
Di questo sentiero mi avevano parlato in tanti, e, a dire il vero avevo già provato a percorrerla ancora qualche anno fa (quando ho pubblicato la prima versione di “purgatorio”), ma poi davanti ai rami taglienti dei rovi, mi ero fermato ed avevo battuto in ritirata. Soldato che fugge….buono per un’altra volta…
E la volta buona è arrivata.
Come arrivare all’imbocco della “direttissima” è molto semplice.
Dal solito spiazzo si scende tutta la prima parte e, al bivio, si prende a destra in direzione “canalone ovest”. Dopo poche decine di metri, prima della piccola rampa in salita sulla sinistra si apre un sentiero, che subito sembra così così.
Mano a mano che lo si percorre diventa sempre più avvincente e scorrevole, pur presentando sempre momenti interessanti.
Il sentiero è assai vigliacco e ti invita a mollare i freni e a lasciar correre la bici, salvo, all’improvviso, proporre divertenti ostacoli.  Nel fresco del bosco si susseguono curve e controcurve, piccoli gradini sassosi e leggere risalite, fossi da passare.
La “direttissima”  scorre veloce e divertente sotto le ruote grasse e la si beve tutto d’un fiato come una buona bibita fresca d’estate. Alla fine dispiace veramente che sia “già” finita.  La direttissima sbuca sulla strada Berzieri/Besozzola e poco importa se in fondo alla via si scende dritti o si gira a destra al bivio…cambia solamente la quota di uscita sulla strada.
Un’altra bella variante, anche se breve, è la variante Ruttok…
Quando l’amico Ruttok mi ha inviato il tracciato, sono immediatamente andato a percorrerla e ne sono rimasto affascinato. Non presenta passaggi particolari o difficoltà tecniche, è un bellissimo traverso che congiunge la direttissima al canalone Ovest. Scendendo dalla direttissima, quasi in fondo, sulla destra si apre un sentiero.
Dopo una prima discesa ci si trova davanti un fosso, facilmente superabile (sia in sella che spingendo la bici)
e si prosegue lungo una bella macchia tipica delle ofioliti, tagliando il pendio, che presenta diversi momenti interessanti. Ma il meglio è l’ambiente selvaggio che si attraversa.
Il tratto è breve ma intenso, e sfocia nella parte finale e più scorrevole del canalone.
Seguendo quest’ultimo si sbuca sulla strada asfalta. Volendo la si attraversa e si può percorrere la via “Flash”
che ci porta in uno stupendo slalom nel bosco,
fin sulla strada di fondovalle. Fidenza-Pellegrino, ma questa è un’ altra storia.
Ultima, ma non ultima (l’abbiamo provata ieri sera) una bella variante che da poco sotto la cima confluisce sulla via di discesa “normale” all’ingresso del  primo prato.
Ieri sera, nel corso di uno dei nostri allenamenti infrasettimanali estivi, Cop ed io ci siamo spinti fin sul Kanate sprizzando sudore e fatica. Una volta sulla cima e iniziata la discesa abbiamo incrociato sulla nostra sinistra una carraia ampia ed invitante. L’avevamo notata altre volte….ma ieri sera siamo riusciti a tirare i freni per tempo e a girare le ruote. E’ stata una sorpresa veramente gustosa. La discesa in alcuni tratti ricorda la direttissima, per piacevolezza e scorrevolezza. La parte finale del percorso è cosparsa di grossi sassi, per lo più smossi, che richiedono al biker perizia e prudenza. Lo slalom fra i sassi è doveroso ed interessante, anche se rallenta la velocità di discesa. Questo tratto ricorda un po’ il canalone Ovest e rende assai interessante questa variante
Tuttosommato una bella possibilità in più da aggiungere alla solita via ormai fatta mille volte.
I bikers locali ormai conoscono bene la direttissima e frequentano molto meno “la via normale”.
Il risultato è che, purtroppo, si vanno chiudendo alcuni tratti di sentiero che negli anni scorsi venivano percorsi maggiormente e tenuti automaticamente puliti.   
Per il momento è tutto….ma non è ancora finita! La nostra montagna sa offrire sorprese a ripetizione e ben presto andremo a percorrere nuovi sentieri. Li abbiamo già visti….e ci aspettano…         

E' possibile visionare il filmato dell'escursione e del percorso della direttissima al seguente indirizzo:
https://www.youtube.com/watch?v=DzwbfiZZ2j4&feature=c4-overview&list=UUPQfTmVUCV3Je1Knre--uNA

venerdì 14 febbraio 2014

Ricominciare

RICOMINCIARE
Sono passati un bel po’ di giorni dal crac. E’ ormai un mese che ho ricominciato ad allenarmi.
Che fatica! A volte mi sembra di cominciare completamente da zero. A volte mi sembra di non aver mai fatto niente. La fatica che mi costa ogni allenamento è grandissima. Solamente una grande forza di volontà mi spinge a continuare a pedalare e “camminare”. In certi momenti la pigrizia e l’apatia sembrano avere la meglio.
Probabilmente questa atmosfera sempre grigia e umida. Questa pioggia insistente, incombente, questa bassa pressione che non se vuole andare rimette in giochi istinti primordiali che richiamano il letargo ancestrale. Potrebbe anche essere una influenza non perfettamente “scaricata” .
Non so…ma la stanchezza è la sensazione dominante di questi giorni.
Nonostante questo insisto nel continuare gli allenamenti.
Mentre pedalo le gambe mi sembrano pesanti e il gap con i soliti compagni sembra aumentare a dismisura. Guardando a posteriori i dati ricavati dal navigatore poi scopro che proprio piano non sono andato. Scopro che l’escursione è stata davvero impegnativa ed intensa.
Quando esco a fare FW il passo scorre abbastanza bene, il passo mi sembra efficace e penso sia ben fatto. Analizzando i diagrammi dei percorsi vedo che, quando spingo….vado.
Ma alla fine la media finale è tutto sommato alta. Eppure il dopo allenamento è sempre un crescendo di stanchezza e voglia di far niente.
E’ vero ho l’intestino sottosopra e probabilmente non riesco ad assimilare bene quel che mangio….ma non ricordo il tempo di aver avuto un periodo di “fiacca” così lungo.
Dopo l’allenamento muscoli e tendini dolorano come da tempo non succedeva. La spalla infortunata continua a dolorare e di notte mi sveglio come se dovesse esplodere da un momento all’altro… ma il fatto è che anche l’altra (rotta in precedenza) mi fa, a volte, lo stesso scherzo. I rumori  che escono dalle articolazioni sono i più vari e curiosi.
E allora…che fare?
Niente…continuo ad allenarmi e faccio finta di niente.
Il piacere di uscire con la mtb insieme agli amici è grande….il piacere di pedalare e di sporcarsi in compagnia non ha prezzo…costi quel che costi.
Prima o poi passerà, prima o poi il sole tornerà a splendere sulle nostre colline, i sentieri si asciugheranno e torneremo a raidare allegri come sempre. Torneremo a respirare il profumo dei fiori e a gustare il profumo dei boschi.
Poi mi aspetta la maratona di Roma, non posso deludermi cedendo a momenti di morale a terra o a qualche dolorino rompiballe.
Forza….domani è sabato mattina, si esce in mtb con gli amici….
Domenica andrò a fare una 20ina di km di FW con Flora….
Allenamento dopo allenamento, dolore dopo dolore, stringendo i denti ogni volta, gustando il “piacere” della fatica tornerò in forma.
Per anni la parola “fatica” non è rientrata nel mio vocabolario.
Ho sempre fatto tutto con estrema facilità, mi è sempre venuto tutto senza soffrire, senza dover stringere i denti.
8-10 ore in fabbrica non toglievano la gioia di correre 10 km e fare 100 vasche in piscina con gli amici….non mi toglievano la voglia di correre e di curare un paio di orti….e poi c’era figli, famiglia, e poi morose, uscite con gli amici….e così via…
Ora mi sento un più vulnerabile, più umano….
Forse è meglio, forse sarà più bello raggiungere qualche “faticato” traguardo….