lunedì 8 settembre 2014

Il Combu’ di Flora

La mia prima settimana da pensionato è stata fisicamente impegnativa.
Probabilmente ho richiesto un po’ troppo dal mio fisico  non più abituato ad allenamenti impegnativi e frequenti, fatto sta che mi sono ritrovato a venerdì pomeriggio un pochino stanco, e preoccupato per l’escursione del sabato mattina che è sempre piuttosto tosta.
Ma alla richiesta di Flora di un allenamento per scaricare la tensione della settimana lavorativa, non ho saputo dire di no.
Partiamo molto tranquillamente da casa alla volta di Cangelasio. Il primo tratto di strada, totalmente su asfalto, consente di scaldare le gambe.
Arriviamo con molta calma appena sotto Cangelasio Ceriati e deviamo a sinistra per la via interna che porta alla chiesa. Appena passato il ponticello sul canale, Flora decide di provare a salire per il sentiero sul prato (via percorsa un mesetto fa con gli amici del CAI).  Sarà che il terreno è in buone condizioni, sarà che siamo più allenati, ma ci beviamo la salita come un bicchier d’acqua (o quasi…a me l’acqua piace poco). Poco più in la rientriamo sull’asfalto per arrivare alla salita per La Valle. Dopo la prima parte in leggera discesa, attacchiamo decisi la salita. I temporali degli ultimi giorni hanno scavato profondi solchi sulla via che poco tempo fa era in ottime condizioni. Solchi profondi e cumuli di ghiaia di varia dimensione mettono a dura prova la nostra abilità e la nostra forza. Lentamente progrediamo scegliendo con cura la traiettoria migliore.
Nonostante qualche volta la ruota posteriore tenda a girare a vuoto nella ghiaia, riusciamo a superare il tratto più infido.
Saliamo poi, più tranquillamente, fi a Faieto, bypassando via prato la salitella finale assai sconnessa.
Contrariamente al solito, questa volta Flora ha cambiato i pedali installando una versione bivalente (attacco Shimano da una parte, pedale normale dall’altra). Con questa versione la resa della pedalata in salita è molto migliore, anche se il fatto di avere il piede attaccato (anche se la regolazione è molto morbida) la rende un po’ più timorosa in discesa.
Arrivati a Faieto constatiamo che non ci sono i tafani che ci hanno tormentato nelle scorse settimane. Meno male! Affrontiamo allora il sentierino che ci porta a Grotta. Questo sentierino corre nel bosco quasi parallelo alla strada un po’ più alto e nel bosco….
Il single track è in ottime condizioni e si lascia percorrere nel migliore dei modi. Purtroppo in alcuni punti la vegetazione tende ad invadere e a chiudere il sentiero. Nello stretto spazio disponibile il biker spesso deve fare qualche acrobazie per evitare di essere catturato dai rovi. E noi le facciamo…

Tanto è inevitabile ... il nostro tributo di sangue dobbiamo versarlo….

Arriviamo velocemente a Grotta, è presto, le nuvole, seppur grige e pesanti non ci spaventano.
Decidiamo allora di provare la via di Casalino.
Prendiamo la strada verso Pietra Nera/Berzieri ma, dopo pochi metri giriamo secchi a destra e seguendo una chiara carraia nei campi, velocemente scendiamo alla volta di Casalino.
La nostra collina, al tramonto, si mostra davvero nella sua veste migliore. Nonostante la nuvolaglia incombente l’alternarsi di colline e valloncelli, di boschi selvaggi e campi coltivati danno sensazioni e immagini davvero incredibili. In questa stagione iniziano le arature e i trattori disegnano supende sequenze di colori nei campi, fra un bosco e l’altro…. Mi soffermo qualche secondo  a guardare queste meraviglie mentre aspetto Flora che prudentemente arriva.
Attraversiamo il piccolo abitato di Casalino e affrontiamo la carraia che porta a Cangelasio. La prima serie di saliscendi nel bosco è davvero divertente e corre via veloce.
Attraversiamo i guadi di piccoli rigagnoli divertendoci con gli schizzi d’acqua (il bello della mtb è anche…se non soprattutto…questo) poi, come sempre ci piantiamo sulla solita ripida e sconnessa salitella. Fino a qualche tempo fa, a volte, riuscivo a farla senza scendere a spingere se riuscivo ad affrontarla con i rapporti giusti. Negli ultimi tempi lo stato del terreno mi nega sistematicamente questa soddisfazione. Abbozzo due pedalate e poi scendo, prima di andar per rovi…
Sono poi 4 o 5 metri di spinta per arrivare su….
Riprendiamo a pedalare lungo la carraia che costeggia la frana.
Qualche tempo fa la via era più su ed eda nel bosco. Poi una frana ha spazzato via tutto e ora i contadini hanno ricavato il passaggio un po’ più in basso. Le pendenze non  sono terribili ma la pedalata è incerta. I profondi solchi creati dal passaggio di mezzi agricoli (anche da un SUV che si è piantato questa primavera) mettono in difficoltà il pedalatore che deve stare in equilibrio su uno stretto lembo di terra pedalabile.
Lo sguardo che si apre sulla media Val Stirone è stupendo….
I colori si alternano come sulla tela di un abile pittore. Ci vorrebbe un “signor” fotografo per far rendere a dovere queste meravigliose immagini. Di fretta, col telefonino cerco di cogliere quel posso. Il resto, il bello dell’immagine lo raccolgo e lo tengo impresso nella mia mente.
La carraia ora corre in mezzo a mura di siepi, ora nel bosco, ora in prati ingialliti dalla stagione avanzata.

Arriviamo al cocuzzolo dove le carraie si dividono…
 A destra si va verso Cangelasio, a sinistra la via si tuffa in una ripida e sconnessa discesa per risalire poi verso il monte Combù.

Già! il monte Combù, tanto caro all’amico Luca….
“al mon Combù, nota località sciistica delle alpi salsesi…”
Raccontato alla francese…fa veramente effetto…e mi vien da ridere…
Propongo a Flora di affrontare questa impegnativa salita.
Flora che è motivatissima accetta.
Per la discesa prendiamo la recentissima traccia nel prato di sterpaglia, tralasciando la via originale assai sconnessa e piena di sassi smossi e taglienti.
Mollo i freni e scendo veloce, poi aspetto Flora che come sempre usa prudenza. Ci fermiamo ai piedi della salita.

Vederla da qui sembra proibitiva, in realtà è più brutta da vedere che da fare.
Le spiego come prenderla e la incoraggio.

Parte e di slancio supera il primo duro “gradino”.
Ottimo sta andando meglio di me…
Mi metto all’inseguimento. Sarà l’acido lattico accumulato nella settimana, sarà che sta salendo bene, ma non riesco a raggiungerla se non negli ultimi metri. Arriviamo in vetta (della nota montagna delle alpi salsesi) praticamente insieme…
Insieme, ansanti, ci facciamo i complimenti.
Bella salita Flo!

Ora descrivo alla moglie la discesa.
Non ci sono particolati difficoltà tecniche, bisogna solamente prestare attenzione ai solchi lasciati dalle moto, e dai mezzi agricoli. Parto e lascio correre la bici invitando Flora a seguirmi cercando di ricopiare le mie traiettorie.

Ci fermiamo a metà discesa a giocare con un cagnino che ama rincorrere le bici…per giocare. E’ un cucciolotto giocherellone che ben accetta qualche carezza. Ripartiamo mentre la sua padrona lo tiene fermo per evitare che si butti al nostro inseguimento.

Ci fermiamo al fianco della nera rupe ofiolitica che sovrasta il laghetto di Pietra Nera.

Propongo a Flora di salire fin su per guardare lo stupendo panorama. Spingere le bici fin su è uno scherzo
e gurdandoci intorno scattiamo qualche foto.

Di la dalla valle, di la dallo Stirone, campeggia su uno spuntone, il fiero borgo medievale di Vigoleno. Nonostante conosca bene il posto, nonostante l’abbia guardato da ogni lato, mi soffermo sempre incantato a guardare questo gioiello di 1000 anni fa….
Vorrei scendere in sella, ma i passaggi fra le piante sono davvero stretti…e desisto…uhm…

Scendiamo ancora qualche metro e andiamo al laghetto….e vediamo la rupe dal basso all’alto…

Prima di ripartire Flora mi dice che ha un rumore curioso alla ruota posteriore.
Mi basta sentirlo un attimo per capire.
Un raggio rotto…
Decidiamo di rientrare per asfalto…e velocemente….
Se siamo veloci riusciamo ad arrivare al Bici Shop prima che chiuda…così, magari, Roberto ci fa una riparazione al volo.
Arriviamo lesti a Scipione Ponte, saliamo alla Bellaria…e Flora mi propone di arrivare dall’amico meccanico scendendo dai “Cinesi”(di fianco al ristorante cinese di Campore)..
Al cimitero di Salsomaggiore, anziché scendere per i tornanti che portano in centro, tiriamo dritti, passiamo da S.Rocchino…e prima di scendere per San Nicomede giriamo a destra per carraia inghiaiata..Questa carraia non mi piace…c’è sempre troppa ghiaia….e la bici tende a “sciare” tra i sassolini….mi piace sciare…ma con gli sci…
Nonostante il raggio rotto Flora scende tranquilla lungo il breve single track che sbuca a Campore.
Arriviamo al Bici Shop mentre iiniziano a cadere le prime gocce di pioggia….
“tintogna tintogna, ag’lom fata a far piovar!”
Roberto sempre gentilissimo e disponibile, nonostante l’ora sistema la ruota di Flora. Fortunatamente si è spezzato solamente il nipplo del raggio. In pochi minuti la bici è sistemata…
Ora piove bene, per fare i “fighi” vestiamo la nostra attrezzatura antiacqua…e andiamo a casa…
E intanto smette di piovere….  


mercoledì 3 settembre 2014

Monte Inverno, Scansano, Monte Manulo (l’unione di due belle escursioni)

Questa mattina di fine estate, estate che per altro non è mai voluta arrivare, estate che si nasconde, si fa vedere e poi fugge, estate che come tante belle donne si fa desiderare e poi…poi passa il tempo e non c’è più tempo…per l’estate, l’autunno bussa prepotentemente alle porte e l’aria è già viperina e fredda anche nelle belle giornate di sole.
In questa mattina di fine estate, in questa mattina di inizio autunno, voglio provare a raccontarvi di una bella uscita in compagnia, di una bella mattina di fine primavera che sembrava già estate e faceva sperare bene.
Era un sabato mattina maggengo (come il parmigiano buono) con l’aria già calda e il sole limpido praticamente da spiaggia, quando la solita compagnia arricchita del buon Paolino (quello del sentiero: Turni a case Ratti ) si incamminava con il ritmo tipicamente estivo. Quella pedalata inzialmente un po’ indolente che ti assale nelle giornate che minacciano di essere troppo calde…ma che poi assume la cadenza decisa che la mtb richiede nei momenti topici.
L’idea era quella di fare un giro lungo, unendo tracciati già collaudati durante l’inverno. Va specificato, prima di procedere con il racconto, che, anche se in quella mattina l’atmosfera era tipicamente da spiaggia, nei giorni precedenti…erano necessari la giacca e l’ombrello.
Conoscendo i nostri terreni abbiamo scelto il giro così congegnato proprio per andare a pescare quei sentieri o carraie ben esposte al sole, e facili ad asciugare rapidamente.
Fine delle barbose premesse…pedaliamo…
Dopo il solito ritrovo, attraversiamo il centro di Salsomaggiore e dopo qualche chilometro di riscaldamento sulla strada che va verso il passo di S.Antonio iniziamo a salire lungo la strada che mena a case Tintori
. Per salire in quota questa è la via più dolce, anche se poi l’ultimo strappo è davvero velenoso…ma è l’ultimo…(per quel tratto di strada).
Intanto siamo fuori dal traffico e ci possiamo permettere qualche chiacchiera burlona.
Dopo un po’ mi ritrovo fanalino di coda e chiacchiero da solo….
Al pubblico adduco le solite scuse…sono indietro per via delle riprese….e alla domanda: ma come mai gli altri sono così avanti?....rispondo sicuro e falso che è l’effetto del grandangolo della camera che falsa le distanze….e mi cresce il naso!
Intanto, affrontiamo soffrendo lo strappo che porta a Pietra Spaccata
e rifiatiamo sulla breve discesa che ci riporta sulla strada del Mille Pini….
Un paio di tornanti e ad un bivio la squadra si divide….chi va per strada asfaltata e chi, come i soliti cinghiali, affronta l’incognita “riservetta”..
Quest’anno, vuoi per le abbondanti piogge, vuoi per il passaggio frequente delle moto, questa via si presenta spesso molto ostica, costellata di buche la cui profondità è di difficile calcolo, con molte pietre smosse lungo le salite, e profondi solchi entro cui è difficile pedalare…
Intanto facciamo allenamento!
Affronto con timore un paio di buche dall’acqua color caffèlatte e un paio di volte in salita devo appoggiare il piede per non cadere…ma alla fine è sempre divertente.
Alla fine ci ritroviamo tutti sulla lunga Strada della Costa…
Quando iniziai a pedalare con le ruote grasse questa strada era una stupenda inghiaiata su cui misurare le residue energie dopo un giro tosto, oggi è una scorrevole strada asfalta dalle pendenze e dagli strappi taglia gambe, specie alla fine di un giro….e se fatta andando incontro al Kanate.
Nell’altro senso e ad inizio giro la strada corre via sotto le nostre ruote che è un piacere.
In un attimo siamo sotto Mariano…e andiamo a vedere come è il sentiero….
L’inizio non è dei migliori…
Qui siamo a nord, nel bosco, con terreno argilloso….le piogge recenti e il passaggio dei trattori hanno ridotto a mal partito il primo tratto.
Facciamo qualche acrobazia da calcio saponato per stare in sella…ma la cosa riesce anche divertente. L’unico che mugugna è il nostro campione che vede di malocchio l’idea di sporcare la sua Scalpel….Man mano che il sentiero piega ad ovest ed il bosco si fa più rado, il sentiero migliora e diventa scorrevole e veloce….infatti resto indietro…
Complice una telefonata non del tutto inaspettata, devo fare attendere i miei soci che si parcheggiano al sole a mo di lucertole…
Usciti dal bosco affrontiamo un altro paio di carraie e un prato dall'erba alta 
e siamo al bivio stradale che porta a Case Boscaini….
Scendiamo invece verso Montesalso e in velocità imbocchiamo la Marialonga. E’ sempre una bella via, la prima parte specialmente è ben percorribile. Il gruppetto si allunga parecchio, e come sempre sono l’ultimo della fila…ma è colpa del navigatore a cui ho dovuto cambiare le pile…
Prima dello strappo per Pietra Corva ci riuniamo per affrontare la discesa che ci porterà verso la salita di Monte Inverno.
L’anno scorso la discesa era in cattive condizioni…quest’anno….se possibile, è notevolmente peggiorata…
Pian piano la scendiamo. Nemmeno tanto piano alla fine. In un paio di tratti usiamo più circospezione, tutto qui. Un bell’allenamento su una via che presenta pietre smosse, buche gradini e soprattutto solchi profondi da evitare e/o da scavalcare.
Sotto lo sguardo stranito di un personaggio che sostava lungo la via passiamo la piccola chiesetta di Visiano e iniziamo l’avvicinamento a Monte Inverno. Dapprima abbandoniamo l’asfalto per una strada bianca, poi abbandoniamo la strada bianca per una single track in salita. L’attacco a M.te Inverno è iniziato. La prima parte di salita è assolutamente divertente e ben pedalabile,
la successiva sequenza di strappi ci mette a dura prova e per un piccolo tratto devo scendere e spingere il mezzo.
Sono pochi metri ma…
Sul crinaletto sommitale di M.te Inverno, ci concediamo un attimo di sosta per rifiatare e mangiare una barretta o similare…Abbiamo già fatto parecchia strada…ma ne dobbiamo fare ancora parecchia.
Adesso inizia la goduria…
Dopo un piccolo tratto in falso piano, il single track si butta in discesa offrendo qualche curva parabolica davvero gustosa.
Si arriva poi su un ampio prato e di qui si continua a scendere per strada bianca in cui è moto facile prendere parecchia velocità.
Tra due fattorie imbocchiamo un sentiero appena accennato che scende veloce a valle. La in fondo, lo sappiamo, ci sono state frane e smottamenti e il sentiero è stato quasi cancellato, ma ce la caviamo seguendo il fiuto e la memoria di Luca che con un paio di by pass per prati si reimmette sul tracciato corretto.
E siamo già a valle….
La bella discesa è terminata, e ci aspetta una lunga risalita….
Per pochi metri prendiamo la strada che da Varano Marchesi sale verso Case Boscaini, e poi giriamo a destra per ampia strada sterrata. Meno male che è asciutta!!!
Questa carraia sale inesorabile sotto il sole che ora scalda sul serio, il fondo abbastanza friabile, frena irrimediabilmente le nostre ruote. Sbuffo e risbuffo salendo assieme al buon Mario appena davanti a me. Gli altri sono sfrecciati avanti e ci aspettano al prossimo bivio.
Mario e d io, non più giovanissimi, usiamo l’esperienza e il buon senso risparmiando energie per il poi….(la buttiamo di li e così sia).
Pedalata dopo pedalata arriviamo in un gran prato, lo attraversiamo e, riunendoci al gruppo affrontiamo un sentiero inerbato prima, ben segnato poi,
che ci porta sopra l’abitato di Case Mezzadri.
La successiva fermata all’osteria (per fare scorta d’acqua) è d’obbligo. Dalla cucina della trattoria escono profumi tentatori che, data l’ora, insidiano notevolmente la nostra volontà pedalatoria. Abbiamo ancora parecchia strada da fare….
Forza e coraggio e spingere sui pedali.
Quest’oggi pedalare sulla costa di Scansano è davvero divertente, il terreno non è perfetto ma si lascia aggredire dalle nostre artigliate coperture. C’è fango, ma in modo accettabile. Diciamo pure che l’alternanza fra asciutto e bagnato rende molto interessante il percorso.
Ad un certo punto Mario deve fermarsi per una telefonata,  continuo a salire tranquillo, troppo tranquillo, in una buca assassina (ho valutato male la sua profondità) la mia ruota anteriore si pianta letteralmente e a nulla valgono gli sforzi per uscire dignitosamente dall’impasse. Devo scendere (cercando di non mettere lo scarpino nel posto sbagliato) e tirare su di brutto la ruota impantanata. Sembra sia sprofondata in una gettata di cemento. Così, mentre Mario mi raggiunge arriviamo al bivio tra Scansano e Varano Marchesi. Ora ci aspetta uno strappo in salita non indifferente. Fortunatamente siamo su strada bianca e non abbiamo le ruote piene di terra come quest’inverno
. Saliamo e giriamo in direzione del “riservino” .
Un bel tratto off road in saliscendi molto scorrevole che ci fa arrivare sulla strada del Gabbiano. Questa via è stata uno dei miei primi percorsi di allenamento con la bds. 
Con mio fratello si partiva da Fontanellato , si arrivava fin quassù via Lago Tana/Bombodolo e si rientrava scendendo a pieve di Cusignano, Santa Margherita ecc…
Bei tempi andati, quando riuscivo a spingere tranquillamente il 53/42 davanti e l’11/23 dietro.
Fa niente pensiamo al domani!
Percorriamo poche centinaia di metri sull’asfalto e giriamo d’improvviso a destra per un sentiero fra due case….se non lo si conosce bene…è davvero difficile da imboccare!
Con veloce discesa su terreno erboso
arriviamo fin sotto il Cerreto e da qui scendiamo per i veloci tornanti fino a Pieve di Cusignano.
Poco più in la ricominciamo a salire la strada del Santuario di Mariano (di benedizioni ne abbiam sempre bisogno…non fanno mai male). La stanchezza comincia ad insinuarsi nelle gambe e nel morale e questi due chilometri gridano vendetta nei miei muscoli.
Fatico sempre di più a stare in gruppo, ma soprattutto ad ogni salita fatico sempre di più.
In ogni modo arrivo su e per rientrare percorriamo la bella costa di Monte Manulo. Passiamo sotto il monte Ghinardo (mandando un pensiero al Sentiero Feroce)
e attacchiamo la ripida ma breve rampa che porta sopra la casa del pastore.
In discesa come sempre ci accolgono alcuni cagnetti abbaianti che abitano in questa casa mezza bruciacchiata,
con ruderi buttati li, che non capisco mai se ci abita realmente qualcuno o solo animali lasciati li….Questi cagnini, non mi sembrano molto grassi…mah!
Ancora un strappo in salita,
pochi metri straccia gambe e ancora una discesa tra buche e solchi da moto….
Con la stanchezza accumulata bisogna prestare attenzione…mettere una ruota in fallo è un attimo…
Dopo un tratto in falso piano (ma davvero falso)
entriamo nel bosco che ci conduce a Fornacchia.
L’ultimo strappo serio della giornata  svuota definitivamente il serbatoio dell’ energia.
Avanza solamente il carburante per arrivare a casa.
Luca e i Paoli, veramente in forma vorrebbero inserire anche la discesa verso Casa Pietra e il rientro da Tabiano.
Io non ne ho più, l’ora è tarda…e dico agli amici che rientro per strada da S.Vittore…
Rientriamo tutti insieme….
E’ il bello della nostra compagnia…si segue sempre il più debole (cioè io)…e non si lascia solo chi è in difficoltà….o ha finito tempo o energia….

W la compagnia!  

P.S.: nella foto manca Mario... c'è Maicol...è giovane e migliora a vista d'occhio

martedì 17 giugno 2014

Herpes-Sentiero Turni a Case Ratti (due belle discese)

E’ una di quelle mattine che non si sa bene cosa si può fare. Ci sono da mettere d’accordo diverse esigenze, diverse “voglie” e ognuna di queste ha tanti “pro” e tanti “contro”. E’ in queste occasioni che nel gruppo, seppur piccolo, nascono vocianti confronti sul percorso migliore da percorrere.
Nei giorni scorsi le piogge l’hanno fatta da padrone, ma oggi il sole brilla limpido nel cielo e la temperatura di questa primavera bizzarra è gradevole.
Bel dilemma….
Cinghialiamo o facciamo dei chilometri su strade bianche e asfalto?
Qualcuno è per la cinghialata, altri sono per mantenere la mtb in condizioni decenti.
Intanto partiamo….
Prima di arrivare davanti alle Terme Berzieri la decisione è presto presa. Facciamo tanti km, un bel po’ di dislivello,  ma ci concediamo una bella discesa fuori strada. Andiamo a fare l’Herpes. Il fondo è sufficientemente inghiaiato per consentire una discesa impegnativa senza però riempire di fango attaccaticcio la nostra fedele bici. Al ritorno poi vedremo se aggiungere qualcosa di ulteriormente interessante … tempo al tempo.
Oggi, oltre al nostro amico Andrea, si aggiunge alla compagnia l’amico “dottore” .
Mario ormai è dei nostri in modo fisso.
Alle prime pedalate in salita un curioso rumore di ferraglia tritata ci fa sobbalzare.
Cosa è stato?
Ci giriamo e vediamo Mario che traffica in modo preoccupante con cambio, catena, pignoni e corone. Sembra che tutto il sistema di trasmissione del movimento sia andato a farsi friggere. Dopo un primo timido tentativo di ricomporre il sistema Mario riprende la via di casa dicendo di andare a sostituire la catena…ci troveremo più in là, verso Pellegrino (per oggi non rivedremo il nostro amico…sapremo poi che è andato direttamente a cambiare la bici)
Intanto la truppa ridotta di una sua importante unità prosegue il suo cammino.
Senza spingere troppo sui pedali risaliamo la Bellaria e giriamo in direzione Cangelasio.
L’aria fresca, la giornata limpida rendono la salita verso la chiesa di Cangelasio assai piacevole.
Un po’ meno gustosa la successiva strada bianca che porta verso Faieto. La pioggia caduta copiosamente in precedenza ha scavato solchi profondi e ammucchiato ghiaia smossa.
La progressione non è propriamente agevole, specialmente per chi, come me, fatica comunque per salire. Certo che a volte fa una discreta rabbia veder Paolo e Luca salire chiacchierando come andassero al bar, mentre sbuffo e pesto sui pedali come una vecchia vaporiera a carbone.
Pazienza e…Spingere!!

A Faieto ritorniamo sul “bitume” e puntiamo a salire a Pietra Nera e da qui scendere poi verso Besozzola. Attraversiamo l’antico borgo in pietra e per antica strada scendiamo fin sulla moderna fondo valle
. Il piccolo tratto fuoristrada in discesa è discretamente pulito, ma la rugiada, non ancora evaporata nelle parti all’ombra, viene proiettata dalle nostre ruote tassellate, e ci rinfresca le gambe.

Qualcuno vorrebbe guadare lo Stirone e risalire a Stuzzano, ma il vociare del torrente appena sotto di noi ce lo sconsiglia vivamente. Poi come saranno i sentieri in terra appena di la dal guado? Un rapido consulto ci fa decidere per continuare l’escursione via asfalto.
E così comincia la lunga risalita verso Iggio e poi verso Castellaro. La mia bici pesante e le larghe ruote fanno si che rimanga rigorosamente nelle retrovie a fare “servizio scopa” . Il Dottore e Andrea mi tengono compagnia….

La giornata tersa ci regala splendidi panorami. Man mano che ci si alza di quota, sul fondo appaiono le cime innevate di fresco del nostro crinale appenninico, mentre alle nostre spalle il Baldo torreggia come il panettone sulla tavola di Natale. Sappiamo benissimo che il Baldo non è un panettone, ma così appare guardandolo da casa nostra. E poi già comincia a serpeggiare l’appetito…e tanto fa.
In allegria raggiungiamo il crinale che sovrasta la Val Cenedolo. Lo spettacolo è davvero stupendo. Un leggero venticello pulisce l’aria e il sole dipinge in modo mirabile le colline che coronano la piccola stupenda valle. La neve sul crinale brilla, riflettendo i raggi di un sole ormai a picco su di noi.
A Case Veronica  sulla nostra destra inizia la lunga discesa dell’Herpes.

Dopo un primo velocissimo tratto in asfalto, presso una casa inizia il sentiero.
Il vento simpatico e il sole primaverile hanno asciugato la via che ora ci appare ben solida e quasi asciutta. Meraviglia!

Le nostre ruote scorrono allegre nella prima parte della discesa. Bypassiamo un piccolo tratto assai sconnesso deviando sul comodo prato.
Poi di nuovo a bomba sul sentiero. Il passaggio di mezzi agricoli ha provveduto a livellare la vecchia strada e questo ci consente di mollare i freni.
Ora le  pendenze si addolciscono e la via diventa poco più di un falso piano. Siamo quasi in fondo, ma il difficile deve ancora arrivare. Le ultime centinaia di metri sono davvero problematiche. D’improvviso il sentiero si trasforma. La tranquilla carraia diventa il greto di un torrente in secca.
Passiamo un manufatto in cemento armato e ci tuffiamo nel mezzo di un ammasso di pietre grosse e smosse.
E’ difficile mantenere l’equilibrio e ancor più difficile pedalare e progredire. Ad ogni pedalata la ruota anteriore prova ad andare dove vuole lei. Ad ogni pedalata bisogna superare un ostacolo, a volte fisso, a volte smosso e traditore.
In qualche modo, anche grazie alle nostre sofisticate mtb superiamo questo complicato tratto e ci ritroviamo sulla strada asfaltata.
Ci siamo divertiti come i matti e mentre pedaliamo alla volta di Vianino condividiamo le nostre impressioni le nostre sensazioni.

Ancora galvanizzati ci ritroviamo a pedalare nuovamente in salita.
Ora ci aspetta una lunga risalita.
A Vianino sostiamo un attimo per rimpinguare le nostre scorte idriche ormai azzerate.
La salita è in asfalto, ma maltempo e frane varie hanno ridotto a mal partito la sede stradale rendendo indispensabile l’uso della mtb. Bene … meglio ….

Il traffico automobilistico è davvero minimo e saliamo ciacolando come vecchie comari.
Pedalata dopo pedalata la fatica si fa sentire e le chiacchiere tendono a diminuire progressivamente lasciando il posto ad un curioso fiatone.

Pedala pedala pedala arriviamo a scollinare. Finalmente….. ma non è ancora finita. Dopo la veloce discesa che ci porta a Pellegrino dobbiamo salire fino al passo di S.Antonio per tornare a Salsomaggiore. Detta così sembra facile…ma facile non è…
Anche percorrendo la strada asfaltata la salita è lunga e i chilometri alle spalle cominciano a farsi sentire nelle nostre gambe ormai gonfie di acido lattico.
Tuttosommato la salita passa veloce e in un tempo accettabile arriviamo al passo. Ora inizia la picchiata finale verso casa.
Il gruppo si divide in due.
Gli stradisti scelgono di rientrare percorrendo i tornanti che portano a Contignaco e quindi a Salso.
I Cinghiali incalliti scelgono di percorrere il sentiero Turni a Case Ratti.
Giustamente intitoliamo il sentiero al nostro amico Paolo che ci ha fatto conoscere il tracciato e si preoccupa di tenerlo sgombro dai rovi e dai rami che sistematicamente cadono dalle piante.
Il fondo è un misto di erba, terra e ghiaia che lo rendono percorribile praticamente sempre.
Al primo tornante in discesa, nei pressi di un cippo commemorativo tiriamo dritto per un sentiero che appena si distingue nella vegetazione che circonda il secondo tornante. Dopo un fangoso tratto in piano il sentiero si impenna cattivo.
Un po’ per il terreno bagnato, un po’ per i solchi lasciati dalle moto, un po’ per la fatica accumulata, siamo costretti a spingere le bici per qualche metro. Poco male…dispiace solo di sporcare le scarpe.
Ancora qualche metro fra pozzanghere e fango
ed inizia la discesa vera e propria. Un albero caduto sul sentiero ci ostacola. Invece aggirarlo fra i rovi come nelle scorse occasioni, scendiamo dalle bici e lavorando di braccia e schiena riusciamo a spostarlo a lato liberando il sentiero. Bel lavoro ragazzi.
Ci siamo sporcati un po’…ma ne valeva la pena. Rinculiamo di qualche metro (per facilitare le mie riprese) e ripartiamo. Il sentiero si snoda lungo una macchia che fa pensare ad un terreno sottostante del tipo “ofiolite”. Facciamo correre le nostre mtb, finalmente nell’ambiente a loro più congeniale. Le ruote tassellate mordono il terreno bagnato seguendo fedelmente la esile tracciola.
Noi dobbiamo solamente badare a scansare i rami e i rovi che si protendono alla ricerca del sole e del calore. E’ necessario stare attenti a non compiere manovre brusche, cadere qui potrebbe essere davvero pernicioso. Finire a gambe al’aria in mezzo a rovi spinosi o peggio in una siepe di “bargnoli” sarebbe una discreta sventura…sarebbe come litigare con un giaguaro inviperito…

Dopo una bella serie di curve e curvette più o meno cattive, sbuchiamo in una ampia macchia senza alberi sopra una vecchia cava.

Ci riuniamo e da qui affrontiamo l’ultimo tratto. Questa parte è assai poco scorrevole. Un paio di strette curve fra siepi dai duri rami richiedono perizia e … pelle dura. Mediamente questo tratto richiede il sacrificio di qualche lembo di pelle…ma tanto ricresce e quasi a costo zero (i vestiti tecnici no).
Anche stavolta siamo giù senza problemi. Bella discesa amici miei…è sempre un piacere cinghialare in compagnia.
Gasati come siamo vorremmo continuare a percorrere altre vie “sporche”, ma, uno sguardo rapido all’orologio e al contachilometri ci consigliano di rientrare per vie tradizionali.
Salutiamo un gruppetto di amici che si stanno allenando per il trail “la via degli Abati”
e lasciamo correre le nostre mtb (ora correttamente sporche) lungo la strada verso casa.

E' possibile, per chi vuole, visionare il filmato cliccando a questo indirizzo :