domenica 5 ottobre 2014

La Torre Marchesi e il Combù ( che non ti aspetti)

Il gruppo di questo sabato mattina è ristretto ai soli Luca e me.
Con velleità di girare mezza provincia partiamo chiacchierando nella splendida mattina.
L’aria fresca e tersa ci mette di buon umore e di buona gamba, mentre pedaliamo su per la Bellaria girando poi verso Cangelasio.
Visto che la gamba è buona lasciamo l’asfalto e prendiamo per un bel prato
che ci porta proprio sotto la chiesa di Cangelasio. L’ultimo tratto è in asfalto e poi risaliamo la strada di “la valle”.  Qualche giorno fa questa carraia era in ottimo stato e ben pestata dal passaggio dei trattori, le ultime piogge hanno provveduto a riscavare ampi solchi nella ghiaia, ammucchiandola disordinatamente qua e la.
Risaliamo fino a Faieto e da qui ci incamminiamo per il solito bellissimo single track che ci porta a Grotta. Luca sta cercando un “taglio” per sbucare direttamente sulla strada dalle parti di Casalino. Da giù si vede bene…ma non abbiamo capito dove arriva. Secondo me parte e arriva dalla casa alla fine del sentiero….ma…è bene controllare. Scorgiamo quella che sembra una carraia in discesa. Sembra ben tracciata (strano che non l’abbiamo mai notata prima). Decidiamo di andare a vedere dove arriva. Scendiamo qualche decina di metri e…come tante altre volte…la traccia si perde fra rami rotti, rovi, ecc..
Ci guardiamo attorno un po’ e decidiamo di ritornare sul sicuro. Andando verso Grotta continuiamo a guardare…ma niente di percorribile si presenta ai nostri sguardi attenti. Borbottando e ragionando pedaliamo ora verso Pietra Nera.
Salendo, si presenta ai nostri occhi, come sirena, la ormai distrutta Torre Marchesi. La silouhette di quel che rimane dell’antica fortificazione si staglia contro il cielo limpido con eleganza d’altri tempi. Senza volerlo ci troviamo a parlare del sentiero (segnalato) che passa proprio li accanto.
Il sentiero è sostanzialmente pedonale in quando la discesa dalla torre sulla ampia carraia sottostante, prevede un tratto attrezzato con corde fisse uso ferrata. Non mi sembra il caso di ripetere un esperimento già provato in passato. Eppure qualcuno mi ha detto che c’è la traccia per mtb che scende ripida …
Decidiamo di andare a dare una occhiata al tutto.
Luca è affezionato a questi luoghi, a me piace andare a ravanare…
In poche pedalate ci troviamo al cospetto della torre abbandonata e pronta al crollo.
Ci vorrebbe un bel restauro conservativo. Bisogna proprio tenerla su. La si vede di lontano. Al pari di Rocha Leona, sulla Maria Longa, è una testimonianza di un passato che non si può lasciare crollare.
Dopo qualche infruttifera esplorazione su tracce prima della Torre, arriviamo sulle rocce ofiolitiche su cui è posata.
Ci gustiamo sole e panorama, e…poi ci tuffiamo seguendo la segnaletica bianco-rossa. Dopo pochi metri un piccolo segnale indica una deviazione per mtb. Tombola!
La traccia è ancora esile, un po’ sporca ma decisamente gustosa.
Dopo un passaggio un po’ stretto, dopo una risalita da spingere, affrontiamo un breve ma stupendo trail, facendo lo slalom fra le piante e seguendo la pista discretamente segnalata.
Davvero divertente. La cosa ci ha entusiasmato davvero. Il sentierino fra gli alberi finisce in una radura con piante rade e cespugli sparsi.
Se non ricordo male avrebbe dovuto esserci una bella strada bianca…o cmq una ampia carraia. Avanziamo pochi  metri e la strada che ricordavo appare fra i cespugli…Seguiamola…
Poco più in la un altro cartello segnaletico ci indica la via per il “guado della Colombaia” Penso di sapere bene dove va a finire….
Ci sono già stato un’altra volta, anni fa, pensavo di essermi perso nelle colline. Ero sceso da Casalino per una carraia appena fatta, e mi sono ritrovato a fare guado su guado fino a che mi sono ritrovato a transitare a qualche metro dalla Pastoria. Facendo finta di niente nella tarda mattinata sono svicolato alla chetichella e sono approdato sulla Fondovalle Salso-Pellegrino.
Cosa facciamo?
Intanto scendiamo di qui, poi la in fondo ci pensiamo…
Ci gustiamo la bella discesa finchè non ci troviamo al fatidico bivio.
Cartelli colmi di divieti ci sbarrano la strada. Vorremmo passare…ma poi c’è da andare a litigare…
Decidiamo di seguire la segnaletica bianco/rossa ed iniziamo a risalire.
Speravo fosse cambiato qualcosa dall’altra volta…purtroppo no…durissima salita su terreno assai infido e fangoso.
Spingo sui pedali più che posso, ma devo cedere.
Luca più avanti deve arrendersi e spingere anche lui. Non ha senso spaccarsi in due su un terreno del genere. L’argilla si attacca alle nostre coperture come cemento. Il mio copertone anteriore è da “duro e secco” scarica poco, e in breve è bloccato.
Sono stato assai stupido, conoscendo la questione dovevo immediatamente mettermi la bici in spalla e iniziare un portage, che, seppure faticoso avrebbe conservata la bici pulita o cmq non bloccata.
Alla terra ora si attacca la ghiaia….non avanzo, quando la ruota gira è cmq di un peso incredibile.
Decido di fermarmi e di cominciare la pulizia…La soluzione migliore è quella di smontare la ruota e pulire il tutto con calma. C’è argilla dappertutto e stramalediciamo quelli della Pastoria che bloccano sentieri davvero belli per il nostro sport.
Nonostante tutto siamo arrivati (più che altro ritornati) a Casalino. L’ora avanza, e si è fatto tardi….non si riesce ad andare dove si pensava….
Casalino per Casalino….decidiamo di percorrere la solita bella via e salire al monte Combù. Poi vedremo di andare a terminare il giro dalle parti di Vigoleno….
Dopo pochi metri, mentre ancora le ruote stanno spurgando terra, la solita salita, sempre più irta di sassi smossi, ci costringe ad un ulteriore piccolo tratto a spinta…
Ormai va così… Il resto del sentiero verso il Combù è noto e sempre bello.
Qualche rovo traditore provvede a segnarci braccia o gambe…ma niente di più di qualche segno.
La battaglia richiede le sue ferite….
Non siamo nelle alpi, e nemmeno in alto appennino…qui da un giorno all’altro i sentieri si chiudono, i rovi (grandi lavoratori) in pochissimo tempo lanciano i loro rami ad intrecciarsi a quelli che spuntano dalla parte opposta della via…
In breve siamo sulla colma e rapidamente scendiamo
e iniziamo la breve ma dura risalita verso il Combù.
Le mie gambe sono un po’ legnose, e fatico più del solito sulla salita.
Ma riesco ad arrivare in vetta senza posare il piede.
Luca che è già su, è in agitazione…
Mi fa notare che dalla vetta parte un sentiero che scende….ma dove va? Andrà in Pastoria anch’esso? Sarà aperto o ci troveremo un cancello, o una rete a sbarrarci il passo?
Se non andiamo a vedere non lo sapremo mai.
Prudentemente iniziamo la discesa.
Il terreno è sassoso e molto smosso, ma si scende. Ci conforta il fatto che alla nostra sinistra abbiamo una rete metallica di separazione. Probabilmente la Pastoria è al di là…Poi su non abbiamo visto cartelli di divieto….
La discesa ci entusiasma parecchio, la via non è pulitissima ma è il suo bello.
Ad un certo punto il sentiero si chiude
e ci costringe a farci largo fra i rami dei cespugli per sbucare nel prato a fianco.
Poco prima avevamo notato una deviazione….e non ne abbiamo approfittato, cosicchè eccoci qui a districarci nella vegetazione….ma è affare di pochi secondi. E dal prato sbuchiamo a poca distanza dal Lago Salmerino.
Dobbiamo solo decidere come rientrare… Ormai non conviene passare da Vigoleno, i tempi si allungherebbero troppo. Decidiamo di andare verso il Gruccione e di andare a fare il guado dello Stirone.
Il guado è quasi scomparso….ma c’è e si fa…al momento….
Poi tutti gli anni dopo l’inverno qualcosa cambia…
Memore del passaggio di qualche giorno fa con Flora, indoviniamo subito la via per passare e in un attimo ci ritroviamo a pedalare fra i sentieri del Parco dello Stirone.
Luca va come un treno…io dietro faccio come posso…
Siamo sporchi, e le pozzanghere lungo i sentieri rafforzano questo stato.
Ora sembriamo cascati in una betoniera….ma è il bello delle nostre escursioni. A casa, moglie e lavatrici avranno modo di stramaledirci.
Percorriamo in un baleno il tragitto che ci separa da Ponte Ghiara. Qui ci separiamo…
Luca deve andare a Soragna….io torno a casa per la ciclabile….
Giornata davvero divertente…



lunedì 15 settembre 2014

Nuove Vie e Vecchi Sentieri Franati

Mi accingo a partire per la consueta escursione sabatina insieme agli amici di sempre con un po’ di preoccupazione. In settimana ho forzato un po’ troppo gli allenamenti e questa mattina mi sento un po’ giù. D’altr’onde in questo WE doveva venire da noi una nostra amica di Roma e quindi sabato e domenica dovevano essere di riposo (del tipo turistico). Quando Fulvia ci ha detto che era ammalata e che non sarebbe venuta…avevo le gambe ormai piene di acido lattico…ma la voglia di uscire con gli amici era tanta….
Quando vedo sopraggiungere il gruppo, le mie preoccupazioni aumentano a dismisura…
C’è gente che frulla sui pedali, mediamente sono sempre il più lento e mi devono aspettare, se poi accelerano sono finito…
Beh! Di sicuro non mi perdo…mal che vada li saluto e giro per mio conto pian piano.
Con queste idee bellicose mi accodo al gruppo che sta viaggiando abbastanza svelto, sull’asfalto che ci porta a Contignaco.
Faccio qualche chiacchiera con Paolino (il giovane) ma ben presto mi ritrovo staccato…ma non di poco. Siamo appena partiti e già la respirazione si fa affannosa.
Ora Paolino, ora Andrea si alternano ad aspettarmi sulla via dei Tintori e poi sulla ripida strada che sale a Pietraspaccata. Non riesco e non voglio provare a stare al passo di quelli la davanti. Arriverei a scoppiare prima di metà giro. Nicola ha più gamba e ci prova…
Mugugnando (non poco) arrivo anch’io a Pietraspaccata con Paolo che ci viene incontro. Gli dico che possono andare e che non ce la farò mai a tenere il loro passo….
Paolo se la ride e mi annuncia che Luca è andato a procurar battaglia…
La battaglia inizia lungo la vecchia pista da sci dei Millepini. Arrivati sulla strada torniamo verso Salso per qualche metro ed entriamo nella vecchia pista (ora prato da fieno appena segato) e incominciamo a salire. Su questo ripido perdo un po’ meno, e riesco a salire dove altri spingono…
Mi rinfranco un attimo…
Gli ultimi metri prima di tornare in strada sono di puro portage…
Dopo questa sfuriata molti animi si sono calmati e procediamo tutti insieme fino al Passo di S.Antonio e poi sulla strada della Costa.
Dovremmo aggirare, come la settimana scorsa, il monte S.Cristina, per quel nuovo (per noi) sentiero che abbiamo provato la scorsa settimana. Arrivati sotto Mariano giriamo come a prendere la “Borotalco” ma puntiamo più a destra. Scendiamo veloci lungo il crinalino
che guarda il paese di Pellegrino e a metà giriamo a sinistra per una nuova carrareccia.
Velocissima ci porta in fondo valle, superiamo una fattoria, passando fra stalla e polli e siamo sulla strada Pellegrino-Varano. Non facciamo altro che attraversarla e risaliamo la ripida sterrata
che con un paio di strappi cattivi ci fa arrivare fino a Careno.

Ci fermiamo a rifiatare e riempire le borracce, e intanto che il gruppo si riunisce facciamo due chiacchiere con un paio di signori dalle spalle piene di anni ma in forma smagliante. Se abitare qui fa così bene….mi trasferisco subito!!!
Quest’oggi, anziche salire alla Pieve Romanica, tagliamo subito a sinistra, appena fuori del gruppo di case, e arriviamo immediatamente alla “casa del Ghiro” .
Seguiamo la strada bianca, che poi diviene sterrata a sinistra. Per non smentirci mai, anche questa via sale con strappi cattivi che costringono qualcuno di noi ad appoggiare il piede. Prima dell’ultimo strappo su erba, abbandono i compagni e provo la via cementata a destra che passa accanto ad una vecchia fattoria abbandonata. A vederla così la via sembra più agevole , in realtà…è un pochino più complicata…La ripidità è uguale o forse superiore al prato, in più si è obbligati a stare sulle corsie di cemento fatte per la ruota del trattore. Uscendo dal duro si può cadere nel fossetto laterale o fra le due carreggiate in calcestruzzo, con conseguenze poco simpatiche. Devo puntare sui pedali per riuscire a salire, e, per un pelo di….ce la faccio. Poi la strada spiana anche se con un pessimo fondo. Mi incrocio con gli altri che arrivano dal prato, prima di attaccare l’ultimo strappetto.
Ci riuniamo per rifiatare e decidere il percorso.
C’è quella casa la in fondo con quella strada….che non riusciamo a capire come ci si arrivi…
Per non perdere troppo tempo e andare a cercare rogne inutili decidiamo di “copiare” il percorso di sabato scorso…
Saliamo lungo la carrareccia che gira attorno all’Ernicchio
(copiando il trail di Pellegrino)

fino alla casa.
Poi scenderemo per la nuova via provata la settimana passata.
Qui comincia lo show di Andrea.
Evidentemente il nostro amico inge è arrivato stanco, non è in formissima, e quando si è provati si commettono errori anche banali (io ne so un casino in merito). Fatto è che il nostro amico arriva veloce sula carrareccia malmessa, infila le ruote nel solco creato dal passaggio delle moto, perde il controllo del mezzo in frenata e si catapulta sulla legnaia a fianco della via.
Di per se fa ridere…ma c’è mancato un pelo che si facesse male sul serio.
Il nostro amico è tutto segnato, sanguinicchia qua e la per la perdita di qualche lembo di pelle…ma niente di serio…solo l’orgoglio ne risente un po’…
Rabberciato l’amico iniziamo la discesa verso la strada sottostante.
Dopo pochi metri su traccia erbosa ci fermiamo per il solito dubbio: scendiamo per la carraia grande o proviamo il single track a destra. Dopo un conciliabolo fatto di si, no, forse, vediamo un’altra volta….il gruppo si divide. Luca, Andrea e il sottoscritto provano il single track, gli altri scendono per la carraia. In teoria ci dovremmo trovare sulla strada che porta a Lusignani….noi dovremmo sbucare più alti di loro….
Il single track è davvero carino, forse un po’ troppo scavato dall’acqua (o dalle moto…o da tutti e due) . Siamo costretti a scendere lenti e circospetti e in un paio di occasioni dobbiamo fare qualche equilibrismo per passare senza appoggiare il piede. Il godimento è breve e presto siamo sulla strada che vedevamo prima da in alto….
Aspettiamo Andrea….che non arriva…
Ci preoccupiamo e appoggiamo le bici per andare incontro al nostro amico. Facciamo pochi metri e lo vediamo arrivare molto guardingo….e con qualche segno in più.
Ci annuncia di aver compiuto un’altra piccola misurazione del terreno…poca roba, una scivolatina…
Non è proprio giornata per il nostro Inge di Rio Saliceto….
Scendiamo veloci per l’ampia strada bianca e in breve siamo sulla strada asfaltata, ben più in alto rispetto alla settimana scorsa.
Aspettiamo un attimo e sentiamo le voci degli altri che salgono chiacchierando.
Arrivano, ci raccontiamo le rispettive discese….e mi accorgo che manca Nicola…
Paolino dice che era li dietro a lui….
Aspettiamo un po’…niente….
Luca scende preoccupato e recupera l’amico fermo inchiodato dai crampi.
Dopo “l’iniezione in vena” di un gel a pronto effetto, Nicola incomincia a risalire a piedi, e poi piano con rapporti agili si rimette in sella. Andrea ed io gli facciamo volentieri compagnia (così prendiam fiato e recuperiamo). Risaliamo a Lusignani prima per asfalto
e poi per strada bianca. Una strada bianca antipatica che non finisce più….
Ai Lusignani altra sosta e divido con Nicola una barretta energetica.
Andrea, si fa una tortina….e raggiungiamo gli altri, sulla strada di Case Veronica.
Facciamo un rapido conto dell’orario….fare il giro della settimana scorsa ci porterebbe a tornare dopo le 14….vediamo di accorciare…
Propongo la carraia dell’Emigrante, e poi di scendere a destra verso Pellegrino, sulla strada che arriva al mulino di Egola.
Dopo qualche tornante di asfalto, in prossimità del vecchio ristorante (l’Emigrante appunto) entriamo nel bosco per un single Track veloce e parecchio sporco…. Ne usciamo ben infangati (tutti meno Paolo…che non abbiamo mai capito come faccia a non sporcarsi) e ci dirigiamo verso quella fattoria, dopo la quale c’è da piegare a destra per scendere…
Qui Luca ha l’idea…Scendiamo direttamente al mulino di Egola….il sentiero l’abbiamo fatto diverse volte, è bello e veloce….
Niente di più vero!
Scendiamo per ripida traccia su carraia e poi su erba fino a prendere il sentiero la in fondo….
Figu…ma dov’è il sentiero?. E’ sempre stato li…
In effetti c’è ma si è chiuso in modo preoccupante. Dal prato soprastante guardo un po’ fra le frasche…si potrebbe andare, passate le prime “rase”…Vado avanti a fare la strada…passati i primi rovi, pedaliamo pochi metri, poi dobbiamo farci strada fra altri rovi od erbacce….e così via…Poca roba, saranno stati 150 metri, metti 200…quel tanto da metterci di malumore e farci uscire con qualche escoriazione in più…poco male. Di qui il sentiero sembra bello e divertente….un po’ sporco. Iniziamo la discesa verso il rio Utanella. Veloci e divertiti facciamo correre le nostre mtb…
Poi Luca inchioda….Lui e Paolo scendono dalla bici e si grattano il casco….
Davanti a loro una grossa frana ha cancellato il sentiero.
Il fronte franato è lungo un 20ina di metri. Una bella netta fetta di montagna se ne è scesa nel torrente portandosi dietro alberi, pietre ecc. ecc. è anche recente, in quanto la terra è ancora smossa e impregnata d’acqua…
Cosa facciamo? Qui c’è da risalire….tornare indietro….
Aspetta un attimo….
Appoggio la bici e vado in esplorazione appena sopra di noi…
Faccio pochi passi sulla frana e riesco a vedere chiaramente il sentiero originale appena al di la, sembra a posto. Richiamo i soci e con un po’ di alpinismo e portage, aiutandoci nel passare le bici sul gradone finale in discesa, siamo di nuovo sul sentiero. Andrea resta affascinato dalla mia tecnica di trasporto della mtb…e ne vuole sapere di più. Gli prometto che a casa gli faccio vedere…
Veloci scendiamo lungo la via per Egola
. Sporchissima anche questa, arriviamo al mulino conciati davvero male…Nicola entra direttamente nella villa…
Lo richiamiamo e lo riportiamo sulla retta via. Il piccolo guado ci ripulisce solo parzialmente.
Ora l’andatura è molto più tranquilla, anche se chiudo il gruppo, come il solito, riesco a rispondere al telefono a Flora che mi chiama per sapere per che ora è previsto il rientro…
La dietro non sono più solo, Andrea e Nicola mi fanno compagnia, mentre i forti viaggiano appena avanti. Nicola è senz’acqua.
Risaliamo la vecchia strada di Besozzola
e tagliamo su un pratone per togliere anche solo qualche metro di asfalto.
All’osteria di besozzola Nicola si ferma a fare rifornimento mentre noi avanziamo pian piano.
L’escursione è ormai finita (anche se mancano una decina di km a Salsomaggiore), facciamo una sosta colettiva alla fontana di Pietra Nera per una boccata d’acqua fresca, e poi giù in volata fino a Grotta e da qui, attraversiamo il golf e scendiamo sulla strada dei Millepini…
Mentre  i ragazzi si tirano il collo per la volata finale, Andrea ed io ce la prendiamo comoda (si fa per dire).

A casa mostro al prode Inge la tecnica del “portage” …e curiosi sono gli sguardi dei passanti che vedono due figure aggirarsi con le bici in spalla…..

P.s.: Le immagini sono di repertorio, visto che, colpevolmente ho lasciato a casa la GOPRO e non ho fatto foto (non ce n'era il tempo)

lunedì 8 settembre 2014

Il Combu’ di Flora

La mia prima settimana da pensionato è stata fisicamente impegnativa.
Probabilmente ho richiesto un po’ troppo dal mio fisico  non più abituato ad allenamenti impegnativi e frequenti, fatto sta che mi sono ritrovato a venerdì pomeriggio un pochino stanco, e preoccupato per l’escursione del sabato mattina che è sempre piuttosto tosta.
Ma alla richiesta di Flora di un allenamento per scaricare la tensione della settimana lavorativa, non ho saputo dire di no.
Partiamo molto tranquillamente da casa alla volta di Cangelasio. Il primo tratto di strada, totalmente su asfalto, consente di scaldare le gambe.
Arriviamo con molta calma appena sotto Cangelasio Ceriati e deviamo a sinistra per la via interna che porta alla chiesa. Appena passato il ponticello sul canale, Flora decide di provare a salire per il sentiero sul prato (via percorsa un mesetto fa con gli amici del CAI).  Sarà che il terreno è in buone condizioni, sarà che siamo più allenati, ma ci beviamo la salita come un bicchier d’acqua (o quasi…a me l’acqua piace poco). Poco più in la rientriamo sull’asfalto per arrivare alla salita per La Valle. Dopo la prima parte in leggera discesa, attacchiamo decisi la salita. I temporali degli ultimi giorni hanno scavato profondi solchi sulla via che poco tempo fa era in ottime condizioni. Solchi profondi e cumuli di ghiaia di varia dimensione mettono a dura prova la nostra abilità e la nostra forza. Lentamente progrediamo scegliendo con cura la traiettoria migliore.
Nonostante qualche volta la ruota posteriore tenda a girare a vuoto nella ghiaia, riusciamo a superare il tratto più infido.
Saliamo poi, più tranquillamente, fi a Faieto, bypassando via prato la salitella finale assai sconnessa.
Contrariamente al solito, questa volta Flora ha cambiato i pedali installando una versione bivalente (attacco Shimano da una parte, pedale normale dall’altra). Con questa versione la resa della pedalata in salita è molto migliore, anche se il fatto di avere il piede attaccato (anche se la regolazione è molto morbida) la rende un po’ più timorosa in discesa.
Arrivati a Faieto constatiamo che non ci sono i tafani che ci hanno tormentato nelle scorse settimane. Meno male! Affrontiamo allora il sentierino che ci porta a Grotta. Questo sentierino corre nel bosco quasi parallelo alla strada un po’ più alto e nel bosco….
Il single track è in ottime condizioni e si lascia percorrere nel migliore dei modi. Purtroppo in alcuni punti la vegetazione tende ad invadere e a chiudere il sentiero. Nello stretto spazio disponibile il biker spesso deve fare qualche acrobazie per evitare di essere catturato dai rovi. E noi le facciamo…

Tanto è inevitabile ... il nostro tributo di sangue dobbiamo versarlo….

Arriviamo velocemente a Grotta, è presto, le nuvole, seppur grige e pesanti non ci spaventano.
Decidiamo allora di provare la via di Casalino.
Prendiamo la strada verso Pietra Nera/Berzieri ma, dopo pochi metri giriamo secchi a destra e seguendo una chiara carraia nei campi, velocemente scendiamo alla volta di Casalino.
La nostra collina, al tramonto, si mostra davvero nella sua veste migliore. Nonostante la nuvolaglia incombente l’alternarsi di colline e valloncelli, di boschi selvaggi e campi coltivati danno sensazioni e immagini davvero incredibili. In questa stagione iniziano le arature e i trattori disegnano supende sequenze di colori nei campi, fra un bosco e l’altro…. Mi soffermo qualche secondo  a guardare queste meraviglie mentre aspetto Flora che prudentemente arriva.
Attraversiamo il piccolo abitato di Casalino e affrontiamo la carraia che porta a Cangelasio. La prima serie di saliscendi nel bosco è davvero divertente e corre via veloce.
Attraversiamo i guadi di piccoli rigagnoli divertendoci con gli schizzi d’acqua (il bello della mtb è anche…se non soprattutto…questo) poi, come sempre ci piantiamo sulla solita ripida e sconnessa salitella. Fino a qualche tempo fa, a volte, riuscivo a farla senza scendere a spingere se riuscivo ad affrontarla con i rapporti giusti. Negli ultimi tempi lo stato del terreno mi nega sistematicamente questa soddisfazione. Abbozzo due pedalate e poi scendo, prima di andar per rovi…
Sono poi 4 o 5 metri di spinta per arrivare su….
Riprendiamo a pedalare lungo la carraia che costeggia la frana.
Qualche tempo fa la via era più su ed eda nel bosco. Poi una frana ha spazzato via tutto e ora i contadini hanno ricavato il passaggio un po’ più in basso. Le pendenze non  sono terribili ma la pedalata è incerta. I profondi solchi creati dal passaggio di mezzi agricoli (anche da un SUV che si è piantato questa primavera) mettono in difficoltà il pedalatore che deve stare in equilibrio su uno stretto lembo di terra pedalabile.
Lo sguardo che si apre sulla media Val Stirone è stupendo….
I colori si alternano come sulla tela di un abile pittore. Ci vorrebbe un “signor” fotografo per far rendere a dovere queste meravigliose immagini. Di fretta, col telefonino cerco di cogliere quel posso. Il resto, il bello dell’immagine lo raccolgo e lo tengo impresso nella mia mente.
La carraia ora corre in mezzo a mura di siepi, ora nel bosco, ora in prati ingialliti dalla stagione avanzata.

Arriviamo al cocuzzolo dove le carraie si dividono…
 A destra si va verso Cangelasio, a sinistra la via si tuffa in una ripida e sconnessa discesa per risalire poi verso il monte Combù.

Già! il monte Combù, tanto caro all’amico Luca….
“al mon Combù, nota località sciistica delle alpi salsesi…”
Raccontato alla francese…fa veramente effetto…e mi vien da ridere…
Propongo a Flora di affrontare questa impegnativa salita.
Flora che è motivatissima accetta.
Per la discesa prendiamo la recentissima traccia nel prato di sterpaglia, tralasciando la via originale assai sconnessa e piena di sassi smossi e taglienti.
Mollo i freni e scendo veloce, poi aspetto Flora che come sempre usa prudenza. Ci fermiamo ai piedi della salita.

Vederla da qui sembra proibitiva, in realtà è più brutta da vedere che da fare.
Le spiego come prenderla e la incoraggio.

Parte e di slancio supera il primo duro “gradino”.
Ottimo sta andando meglio di me…
Mi metto all’inseguimento. Sarà l’acido lattico accumulato nella settimana, sarà che sta salendo bene, ma non riesco a raggiungerla se non negli ultimi metri. Arriviamo in vetta (della nota montagna delle alpi salsesi) praticamente insieme…
Insieme, ansanti, ci facciamo i complimenti.
Bella salita Flo!

Ora descrivo alla moglie la discesa.
Non ci sono particolati difficoltà tecniche, bisogna solamente prestare attenzione ai solchi lasciati dalle moto, e dai mezzi agricoli. Parto e lascio correre la bici invitando Flora a seguirmi cercando di ricopiare le mie traiettorie.

Ci fermiamo a metà discesa a giocare con un cagnino che ama rincorrere le bici…per giocare. E’ un cucciolotto giocherellone che ben accetta qualche carezza. Ripartiamo mentre la sua padrona lo tiene fermo per evitare che si butti al nostro inseguimento.

Ci fermiamo al fianco della nera rupe ofiolitica che sovrasta il laghetto di Pietra Nera.

Propongo a Flora di salire fin su per guardare lo stupendo panorama. Spingere le bici fin su è uno scherzo
e gurdandoci intorno scattiamo qualche foto.

Di la dalla valle, di la dallo Stirone, campeggia su uno spuntone, il fiero borgo medievale di Vigoleno. Nonostante conosca bene il posto, nonostante l’abbia guardato da ogni lato, mi soffermo sempre incantato a guardare questo gioiello di 1000 anni fa….
Vorrei scendere in sella, ma i passaggi fra le piante sono davvero stretti…e desisto…uhm…

Scendiamo ancora qualche metro e andiamo al laghetto….e vediamo la rupe dal basso all’alto…

Prima di ripartire Flora mi dice che ha un rumore curioso alla ruota posteriore.
Mi basta sentirlo un attimo per capire.
Un raggio rotto…
Decidiamo di rientrare per asfalto…e velocemente….
Se siamo veloci riusciamo ad arrivare al Bici Shop prima che chiuda…così, magari, Roberto ci fa una riparazione al volo.
Arriviamo lesti a Scipione Ponte, saliamo alla Bellaria…e Flora mi propone di arrivare dall’amico meccanico scendendo dai “Cinesi”(di fianco al ristorante cinese di Campore)..
Al cimitero di Salsomaggiore, anziché scendere per i tornanti che portano in centro, tiriamo dritti, passiamo da S.Rocchino…e prima di scendere per San Nicomede giriamo a destra per carraia inghiaiata..Questa carraia non mi piace…c’è sempre troppa ghiaia….e la bici tende a “sciare” tra i sassolini….mi piace sciare…ma con gli sci…
Nonostante il raggio rotto Flora scende tranquilla lungo il breve single track che sbuca a Campore.
Arriviamo al Bici Shop mentre iiniziano a cadere le prime gocce di pioggia….
“tintogna tintogna, ag’lom fata a far piovar!”
Roberto sempre gentilissimo e disponibile, nonostante l’ora sistema la ruota di Flora. Fortunatamente si è spezzato solamente il nipplo del raggio. In pochi minuti la bici è sistemata…
Ora piove bene, per fare i “fighi” vestiamo la nostra attrezzatura antiacqua…e andiamo a casa…
E intanto smette di piovere….