venerdì 18 aprile 2014

ROMA MARATONA 2014: A PASSO DI FITWALKING



E’ passato un mese  dalla Maratona, e le emozioni e le sensazioni provate emergono ora depurate dalla adrenalina che necessariamente condisce i momenti di vita intensa.
La maratona e in special modo la maratona di Roma è, per noi, un momento di vita davvero intensa.
Una prova lunga ed impegnativa come la maratona richiede mesi di preparazione, e sacrifici notevoli in termini di tempo e fatica. E di fatica ne abbiamo fatta, scarpe ne abbiamo consumate. Il passo del FW poi richiede proprio la completa rullata del piede e la spinta finale con l’alluce…questo fa si che l’asfalto si divori velocemente le sottili suole delle scarpe. Se poi, si vuole andare con scarpe leggere e performanti, per avere una prestazione migliore….
Sei sempre dal negoziante di fiducia a comperare scarpe…
Quest’anno Flora ed io abbiamo provato a preparare la “nostra” maratona di Roma in modo serio per una prestazione degna.
Allenamenti a varie velocità e lunghezze, test sui lunghi, variazioni di ritmo e tante prove per ottimizzare lo stile, che nel FW è fondamentale.
Quest’anno, infatti, ci siamo proposti di percorrere l’intero tracciato della maratona di Roma in stile FW.
L’impegno ce l’abbiamo messo tutto e anche qualcosa in più…
Il test di Scarnafigi è stato positivo ed incoraggiante..
E siamo partiti alla volta della Città Eterna. Abbiamo riempito gli zaini di poche cose e molta buona volontà, con la certezza di aver dimenticato a casa qualcosa d’importante; una buona scusa per andare a far compere all’interno degli stand dell’EUR dove si completava il ritiro del pettorale e del pacco gara.
Un acciacco dell’ultimo momento e le previsioni meteo assai poco favorevoli, fanno si che Flora debba rinunciare alla sua prova. Ha il broncio (ed ha ragione) ma sono cose capitano. Provo a consolarla promettendole regali non meglio chiariti.
Comunque a Roma ci aspetta la nostra amica Fulvia con la quale gironzoleremo per la capitale in qualità di turisti, nel pre e nel post gara. Comunque vada sarà un ottimo week end lungo.
Il viaggio in treno (classe e biglietto super economico) è lungo e cerchiamo di ammazzare il tempo leggendo libri, riviste, e guardando fuori dal finestrino. Il paesaggio scorre veloce sotto i nostri occhi….sempre uguale, ma sempre diverso in colore, e luci.
Roma ci accoglie con il bel tempo, ma le previsioni  (che continuo a consultare con l’Iphone) rimangono poco confortanti.
Dopo il ritiro pettorali andiamo a fare un giro fra gli stand della manifestazione e cogliamo l’occasione per salutare il nostri amici Giorgio Garello , e Giorgio Damilano. Maurizio non l’ho visto…
Intanto che Flora, con Garello fa un test di FW per individuare le scarpe perfette, io cerco quello che mi sono dimenticato.

Visto il meteo e le temperature previste mi serve proprio un paio di pantaloni a trequarti leggeri leggeri ma altamente performanti….Al giorno d’oggi c’è di tutto, basta cercare e pagare. Allo stand dell’ Asics c’è quello che mi serve…e lo compro…
Carichi come i somari ora andiamo a depositare tutta la nostra roba a casa di Fulvia. Dopo saluti e abbracci ce ne andiamo, con la nostra specialissima “guida” a zonzo per Roma. Flora non è mai stata sulla scalinata del Pincio…al parco di Villa Borghese….pronti…ecco fatto…

La sera di questo marzo poco simpatico arriva presto e anche le nubi si addensano e si appesantiscono. Un venticello antipatico ci consiglia una ritirata strategica verso casa e verso apposito ristorante.
Le leggere merende precedenti ora lasciano ampio spazio ad una fame non indifferente.
E al ristorante la fame viene ampiamente calmata.
La notte passa tranquilla. Non sono agitato. Flora ha definitivamente rinunciato alla gara. Mi spiace…si era preparata così bene.
Mi ritroverò quindi a pensare solo a me stesso e dovrò amministrarmi nel migliore dei modi per tutti i 42, 195 km.
Intanto la mattina non si presenta proprio bene. Scrosci d’acqua si alternano a brevi schiarite.
Sono indeciso sull’abbigliamento da indossare.
Alla fine decido: mi copro, ma non troppo. Per l’attesa alla partenza mi preparo un bel sacco dell’immondizia da indossare per proteggermi da freddo e pioggia…poi vedremo. Il più sarà scaldarsi….
E mio avvio alla metropolitana. Una acquerugiola leggera e marzolina mi accompagna nel tragitto.
Poi cominciano le complicazioni.
Ieri sera non ho letto le istruzioni, confidando nella staticità delle cose e dei momenti, e nelle abitudini. Quindi mi meraviglio molto quando tutta la gente scende alla fermata della metro del Colosseo. Si è sempre scesi al Circo Massimo.
Boh!
Scendo con pochi altri al Ciro Massimo e, oltre alla pioggia ….non ritrovo più i camions per il deposito borse. Nemmeno i gabinetti….
La via è vuota, orribilmente vuota…e dove li hanno spostati?
Il tempo stringe e sono orribilmente indietro.  Mentre comincia a piovere forte inizio a correre per cercare il deposito borse. Lo hanno spostato nei pressi del Colosseo, all’inizio dei Fori imperiali, dove era la partenza prima….
Devo aggirare quasi tutto il Colosseo per arrivare al camion che raccoglie i num dal 10300 all’11000…Butto su lo zainetto e….anche quel che non dovevo buttare su…capisco subito che mi manca qualcosa…pazienza.
Mi infilo il sacco del rudo di un bell’azzurro e aspetto la partenza sotto un’acqua che Dio la manda.
In un qualche modo sono riparato, e scarpe a parte, per il resto sono asciutto. La tensione per la gara è talmente alta che non mi accorgo di essere fradicio dal ginocchio in giù.

Con la stessa rapidità e violenza con cui era arrivata, la pioggia se ne va, proprio mentre scatta la partenza.
Benissimo…moltissimo benisissimo…
Incomincia l’avventura….
Non butto via il sacco, ma lo stropiccio per bene e lo tengo nella mano, me lo porto dietro per i non si sa mai. Metti che ricominci il diluvio…
Si va…si va….
I primi metri vedono un mare di gente scattare in avanti. Una massa variopinta e vociante si riversa lungo il percorso, e mentre passiamo a fianco dell’Altare della Patria una banda suona una marcetta allegra e beneaugurante.
Fatico a trovare il passo. Il mio Forerunner mi dice che sto facendo esattamente schifo…Sono fermo, piantato come un pilone di cemento, agile come un gatto di piombo…
Non riesco a schiodarmi dagli 8 minuti al km.
Cominciamo bene!
Pian piano, lasciando perdere il meteo e concentrandomi sul passo, riesco a mettermi in ordine e comincio a pestare in modo un po’ più convincente.
Sistemato il passo riesco a scendere tranquillamente sui 7’30” al km e va molto meglio.
Incontro un paio di signore che avevo già visto a Scarnafigi e mi aggancio. Vanno via discretamente e comincio ad avere le gambe sciolte. Poi una improvvisa fermata per una pipì inderogabile mi costringe a lasciare la compagnia e ad andare solo. Ma solo per poco.
Poco più in là vedo quel gruppo di gente che avevo davanti a Scarnafigi. Fanno FW, sono della mia stessa squadra, accelero un po’ e sono in compagnia. Fatte le dovute presentazioni, mi aggrego al gruppetto che marcia in modo molto preciso a 7’30” e anche qualcosina in meno… Dovrebbero finire la maratona in 5h16’…o giù di li. Viste le condizioni meteo…può andar benone.
Chiacchierando chiacchierando, i km passano, e il cielo sembra rischiararsi, il sole fa capolino, e l’aria umida si riscalda troppo. Così non va bene, sono troppo vestito, se continua in questo modo dovrò spogliarmi, altrimenti mi sciolgo come neve al sole.
Ma non mi fido e continuo tenendo ben saldo il sacco del rudo….

Così in compagnia i km passano veloci, quando al ristoro del 15° km perdo di vista i soci, probabilmente attardati a bere o a mangiare.
Così solo, faccio un rapido esame della situazione. Mi sento bene…il tempo tiene…proviamo ad accelerare.
Mi riesce subito di scendere a 7’ al km. In qualche tratto il Forerunner mi dice anche 6’40”…ma ci credo poco.
Mi giro spesso per vedere se i miei compagni di marcia sono li vicino, ma non riesco a distinguerli….e vado via solo…
Poco dopo mi sento chiamare ad alta voce….E’ Flora, che con Fulvia, mi incita al bordo della strada. Flora e entra nel percorso mi si avvicina e mi chiede se è tutto ok. Le do un bel bacio e le dico che va tutto bene..
Adesso mi va tutto bene davvero.  Ci voleva quell’incoraggiamento.
La gara ora gira secca e passiamo davanti a San Pietro….E’ sempre una grande emozione. Mi sarei aspettato un Papa benedicente i corridori….ma  magari lo aveva già fatto prima….ma la finestra lassù è chiusa.

Ora le mie gambe viaggiano agili e veloci e tempo e chilometri passano che è un piacere. Quando si sta bene, non si sente nulla, anche un paio di scrosci d’acqua scivolano sopra di me, quasi piacevoli.
Passo alla mezza maratona in un tempo decoroso , e penso che la seconda parte potrebbe anche essere migliore.
Ho con me i gel nutrienti che consumo ogni 12 o 13 km, ma a tutti i ristori butto giù sali, acqua e soprattutto banane e arance…tante banane…
Il FW non mette sotto pressione lo stomaco e riesco a nutrirmi molto di più rispetto alla corsa.
Al 25° ho  una grossa crisi morale. Non ne ho più voglia…. Il cielo grigio e freddo mi demoralizzano un po’. I miei tempi tendono a salire inesorabilmente. Tra il 25° ed il 30° non riesco a stare sotto i 7’15”.
Stringo i denti e non mollo. Cammino, cammino, cammino il più rapidamente possibile tentando di essere il più economico possibile.
Mi ringalluzzisco un po’ quando comincio a passare tanti maratoneti ormai stanchi che procedono di corsa lentissima o di passo.
Percorro alcuni chilometri a fianco di una bella ragazza che non vuol cedere e la infastidisce il mio camminare veloce. Prova a correre per passarmi….poi, nel momento in cui la velocità scende o riprende a camminare inesorabilmente la ripasso. Così distratto rientro nel centro storico di Roma. I chilometri nelle gambe sono già 37, ma ricominciare a passare fra le grandi piazze romane mi da energie e riprendo velocità. Mi sento andare bene, anche se non ho più il conforto del Forerunner che pare impazzito. Ora mi dice che vado ai 9’/km ora mi indica i 6’/km.
Mi affido alle sensazioni e così sia. Sto notando che recupero posizioni su posizioni…e sono contento .
All’imbocco di Via del Corso, Giovanna (collaboratrice dei Damilano) mi incita a gran voce.  Saluto e, impettito, continuo la mia strada cercando di essere il più “bello” possibile.
Poco più in là Flora mi incoraggia ancora.
Quest’anno il percorso è notevolmente cambiato e ormai sono davvero alle battute finali.
Passo gente ormai stanca con una agilità da 2°chilometro. Ormai sono arrivato, l’Altare della Patria si avvicina.
Sono arrivato…manca pochissimo.
Poco prima dell’arrivo la voce di Flora mi sprona ancora….
Lo stile lascia a desiderare ormai ma mi impegno per un arrivo sostenuto.
Gli ultimi metri sono davvero in crescendo.
Arrivo davvero felice con Giovanna che mi incita dalla tribuna.
Il racconto potrebbe finire qui….
Ma non è finita…
Mentre l’addetto alle medaglie mi consegna la mia, Giove Pluvio decidere di annaffiare abbondantemente i maratoneti appena arrivati e quelli ancora in corsa. Ritiro lo zaino con il cambio coperto solo dal telo termico in alluminio.
Con lo sguardo cerco un riparo sotto cui rifugiarmi e cambiarmi.
D’improvviso butto l’occhio alla fila dei gabinetti di servizio e ne vedo uno libero. Non ci penso due volte e mi infilo al coperto.
Con grande sorpresa trovo il bagno è quasi pulito e già guarnito di teli termici a coprire le parti di appoggio.

Sospiro di sollievo, e inizio a cambiarmi mentre fuori l’acqua scende a catinelle.  Mi scappa da ridere pensando a tutti quelli fuori…Pensiero cattivo, ma è una questione di sopravvivenza!

Mi cambio con comodo,  sistemo lo zaino e contatto telefonicamente la moglie. Ci accordiamo sul punto di ritrovo.
L’acquazzone sta finendo e scende una pioggerella sottile e fine che non da fastidio.
Esco dal rifugio e raggiungo Flora e Fulvia….
Ho una fame notevole. Ci rifugiamo in una gelateria….e colmiamo qualche lacuna.
Poi ci dedichiamo al turismo culturale….

Anche quest’anno è andata…
Tuttosommato è stata una ottima prestazione…5h 11’ non è male. 5 minuti in più dell’altr’anno, ma con le condizioni climatiche e psicologiche  di quest’anno… va bene così.
Alla prossima volta…  

giovedì 3 aprile 2014

NEL FANGO DI MARIANO E VARANO


Questa escursione l’abbiamo pedalata ai primi giorni di sole dopo tanta pioggia. Sapevamo che nei pochi momenti di tepore i sentieri non si sarebbero sicuramente asciugati, ma, la voglia di lasciare l’asfalto era tanta e abbiamo deciso di rischiare e provare ad entrare nel “fuori strada”. Il gioco di parole è curioso, ma rende l’idea.
Le previsioni davano cielo splendidamente sereno, ma la mattina salsese era inaspettatamente grigia e fredda. Bel colpo!
Ormai avevamo deciso di uscire…tanto avevamo pedalato già parecchio nel brutto tempo che, volta più volta meno…e partiamo.
Con noi anche questa volta l’amico Mario, fungaiolo provetto, che, ci risulta da fonte sicura, conosca benissimo il crinale sopra Scansano.
Bene!!
Per scaldare per bene le gambe scegliamo di salire per la dura via dei Massari. Quando la strada comincia a salire decisa una aria densa, nebbiosa, umida ci rendono difficile la progressione.

Sudiamo come i matti e fatichiamo nell’umidità.
Ci rendiamo conto che la caligine sopra di noi è nebbia alta. Poco dopo infatti entriamo nel grigiore, ma intravvediamo sopra di noi probabili aperture di sereno. Come d’incanto la nebbia si apre e ci ritroviamo sotto un bellissimo sole.
Che meraviglia! Dopo tanto grigio, dopo tanta pioggia, finalmente ci ritroviamo a pedalare sotto un sole tiepido e rassicurante. Saliamo da Pietraspaccata alla strada della Costa lentamente godendo del tepore inusuale.
Le lunghe discese asfaltate della strada della Costa  raffreddano il sudore che abbiamo accumulato durante la salita. Un banco di nebbia ci inghiotte voracemente.
Riemergiamo poco dopo alla fine di una salita. Siamo sotto Mariano e decidiamo di provare il sentiero che aggira il santuario. Speriamo bene. L’argilla zuppa d’acqua, ha reso il sentiero un campo da calcio saponato. A complicare le cose ci si mettono le profonde impronte lasciate da un trattore.
Tentando una manovra improbabile tra un fosso e un altro la ruota posteriore scivola in modo netto, pesto sui pedali tentando di uscire dall’impasse, niente da fare. Prima di riuscire a sganciare i pedali mi ritrovo col sedere per terra. Oggi le comiche! Gli amici se la ridono…e io …anch’io sghignazzo con loro. Non sono poi così sporco. Poco dopo lo stato del sentiero migliora un po’ e si riesce comunque a progredire in modo sensibile. E’ tanto tempo che non pedalo decisamente in fuori strada, sono abbastanza in difficoltà, la mtb mi va da tutte le parti. Più provo a dominarla, più mi sfugge. Dopo qualche altro numero circense, decido di prenderla con le buone, e accompagno la marcia con delicatezza. Va molto meglio. Perdo meno terreno rispetto ai miei soci e soprattutto evito i numeri da circo.

Usciamo dal fango e torniamo a scendere su asfalto. Dirigendoci verso case Boscaini la velocità aumenta e le nostre ruote lanciano in aria proiettili di fango. Una strada bianca aggira la collina e in breve arriviamo a Case Mezzadri. Ora incomincia una nuova avventura off road nel fango. Attraversiamo la strada e iniziamo a salire. La ghiaia si trasforma nuovamente in fango. Mario sa benissimo dove siamo….e anch’io ben presto mi ritrovo.
Il  giorno di fine anno, quando son caduto nei pressi di casa, prima di scendere dai canaloni…ero a pochi metri da qui… Non avevo affrontato questo tratto a causa del fango che immaginavo. Avevo ragione al 100%.  Ben presto le nostre ruote affondano in una melma chiara, quasi biancastra, un misto di argilla e ghiaia che tende a bloccare la nostra pedalata.
Per un tratto deviamo in un prato, poi dobbiamo tornare sulla via. Le nostre mtb sono ridotte da far paura….ma siamo passati.
Ora dirigiamo verso Scansano. La strada la so…bisogna solo vedere quanto fango troveremo sulla via.
Di fango ce n’è, e non poco, ma in un modo o nell’altro riusciamo a venirne a capo.
Quando sembrava che il peggio fosse passato, sono cominciati i problemi. Quasi contemporaneamente, tutti e tre abbiamo iniziato ad avere problemi con catena e cambio posteriore.

Ogni tanto, quando si spingeva sui pedali, tutto il sistema di trazione andava in blocco. Veloci a scendere, si faceva girare un po’ all’indietro e in avanti il sistema traente. Tutto sembrava ok, ma dopo poco, l’insieme fangoso che noi insistevamo a chiamare catena, si ribloccava.
Un discreto calvario. Arriviamo in qualche modo sopra Scansano. Troppo presto per rientrare…
Mario ci suggerisce di proseguire di crinale….
Ci inerpichiamo lungo una strada bianca. I problemi alla catena si fanno seri.
Ci fermiamo e proviamo a pulire il tutto con quello che abbiamo. Ho anche un po’ di svitol….Le cose migliorano solo di poco.
Alla fine della salita la gradita sorpresa: nei pressi di una casa c’è una bellissima fontana.
Ci avviciniamo e apriamo il rubinetto. C’è l’acqua! Apriamo tutto e laviamo pignoni, corone e catena.
Mooooolto, mooolto meglio. Riprendiamo contenti la nostra marcia di costa.
La via corre agevole e bella….corre corre…e si ferma ad una casa. Bellissima casa con piante di olivo attorno….ma si ferma. Guardiamo nei dintorni se ci fosse qualche canalone per scendere…niente di fattibile.  Rinculiamo delusi e decidiamo di deviare per una carraia incrociata poco prima. Un cartello ci mette in guardia sul pericolo di mezzi agricoli al lavoro…
Non mezzi agricoli, ma nuovo fango ci fanno sudare lungo il sentiero davvero bello.

Poi una discesa veloce e il terreno migliora gradatamente. Prima strada bianca e poi quasi asfalto.
In men che non si dica ci ritroviamo sulla strada “del Gabbiano” . Era tanto tempo che non passavo di li!  Di qui passavo nei miei primi allenamenti con la bici da strada….Ora ricordo tutto, curve, fontane….e ricordo anche un taglio fra i prati che ci porta direttamente sotto l’agriturismo “il Cerreto”.
Visto che siamo “cinghiali dentro” tagliamo per carraie fangose fin sotto il sopraccitato agriturismo.
Il velo d’acqua e fango viscido rendono la semplice discesa un vero terno al lotto. Le bici ondeggiano e sbandano, vanno dove vogliono loro. Restare in sella è davvero un miracolo di equilibrismo.
Usciamo anche da questa situazione e scendiamo veloci, via asfalto, fino a Pieve di Cusignano. Ora dirigiamo verso casa….Luca vorrebbe salire a Monte Manulo…ma, a parte l’ora che ormai si fa tarda, troveremmo un fango davvero “bloccante”. Aggiriamo S.Vittore e saliamo per la solita strada bianca. L’ultima salita è sempre la più dura.
Arriviamo al valico davvero stanchi.
Ora non ci rimane che scendere….e scendiamo per la via più sicura e veloce. La via dei Tintori ci vede sfrecciare alla volta di Salsomaggiore.

Ormai siamo a casa…sporchi come poche altre volte….felici come sempre, forse qualcosa in più.

E' possibile visionare il filmato dell'escursione al seguente indirizzo:

SULLE STRADE DEI CAMPIONI




Scarnafigi, 09/03/14
Non l’avevamo ancora fatto.
Ma ci voleva.
Il FW è una disciplina NON AGONISTICA per definizione, ma un minimo di confronto con gli altri per verificare la preparazione, la tecnica, la tenuta atletica, ogni tanto ci vuole.
In vista della  maratona di Roma (cui siamo iscritti da quasi un anno) era necessario testare la nostra preparazione e verificare velocità e tenuta. Molto utile era confrontare la nostra tecnica con quella degli altri colleghi Fitwalkers, sotto gli occhi dei Flli Damilano. Il tutto era arricchito dalla gara di marcia a cui avrebbero partecipato i componenti della nazionale cinese (medagliati ai mondiali e alle olimpiadi e allenati dai  Damilano) .
La manifestazione interamente dedicata al FW e alla marcia prevedeva 3 distanze: 10km, 20km, 30km.
Flora ed io, ovviamente ci siamo iscritti alla distanza più lunga per cumulare km utili in prospettiva maratona, che tenteremo di percorrere interamente in stile FW cercando di arrivare entro le 6 ore. Tutto quello che verrà di meglio…sarà bene accetto.
Partiamo col nostro “camperone” sabato pomeriggio alla volta di Saluzzo. Un bel viaggio che potrebbe essere anche piacevole e ”chiacchierante”. A guastarlo ci penso io dopo pochi km.  Al casello di Fiorenzuola riesco a sbagliare orrendamente strada e mi infilo nella Piacenza-Brescia….direzione Brescia.
Quello che non ho sentito, è perché la sposa se lo è dimenticato.
Con le orecchie basse, pigio l’acceleratore e cerco di raggiungere il prima possibile Castelvetro, esco e rientro direzione Piacenza. Alla fine, facendo i conti, ho perso una 15ina di km…ma tanta faccia!
Lavorando di acceleratore ed approfittando dello scarso traffico arrivo a recuperare il tempo perso e siamo a Saluzzo ad un orario decente.
Non avevamo previsto che a Saluzzo ci fosse la fiera di primavera e la piazza fosse piena di giostre e di gente.
Giriamo un po’ per parcheggiare, e poi ci tuffiamo nella confusione. Una visita ad un noto negozio di articoli sportivi per acquistare quel che avevamo dimenticato a casa, e per farmi perdonare regalo un po’ di abbigliamento da FWalker alla sposa, ora un po’ meno arrabbiata.
A Saluzzo, tra l’altro ci sono splendide panetterie e pasticcerie, cosicchè ne approfittiamo per fare spesa di roba buona.
Più tranquilli ora facciamo rotta per Scarnafigi (che è poco distante)  dove giungiamo rapidamente e altrettanto rapidamente troviamo da parcheggiare. Facciamo subito amicizia con una coppia di canavesani anche loro in camper e anche loro in zona per la manifestazione di FW.
Meglio di così non poteva andare!
Un bel piatto di tortelli di zucca, una fetta di torta….e siamo pronti per andare a letto.
Una bella luce chiara ci accoglie al suono della sveglia. In camper c’è freschino, ma ci si dura.
Colazione al volo e siamo pronti e vestiti per  andare a ritirare il pacco gara, e fare riscaldamento.
La piccola piazza del paese è già piena di gente indaffarata nei preparativi. Chi lavora, chi si riscalda…chi va al bar….chi curiosa.
Salutiamo i nostri amici Damilano, Giorgio Garello, e chiacchieriamo con altri FW che conosciamo….
L’atmosfera si va scaldando rapidamente.
Guardiamo con invidia i marciatori Cinesi e non che si riscaldano e fanno bella mostra del loro stile.
Fatto bene, il movimento della marcia è davvero bello ed armonioso.
Mi impongo di arrivare ad impararlo.
Lo speaker annuncia la partenza.
Non c’è più tempo per le chiacchiere, ora si deve “marciare”, poche balle.

Allo start, i concorrenti partono a razzo. Flora ed io che ci eravamo riproposti di partire con calma e di uscire nella seconda parte della gara, ci ritroviamo subito   nelle retrovie. La gara è lunga e i 30 km vanno amministrati con saggezza.
Scaldiamo i muscoli, prendiamo il passo e aumentiamo progressivamente l’andatura.
Il percorso si snoda su 3 giri da 10 km e quindi avremo modo di confrontare il nostro ritmo con quello dei primi, misurando, al giro di boa dei vari giri, il nostro distacco.
Dopo qualche km cominciamo a riassorbire qualche concorrente partito troppo velocemente. Stiamo girando sui 7’30”/km che non è male. Ma siamo in grado di fare qualcosa di meglio.  Per un po’ marciamo col nostro amico Franco, conosciuto la sera prima al nostro arrivo.
 Poco avanti a noi, un gruppo di FWalkers della zona ci stimola ad accelerare il passo. Al secondo giro Flora accelera e passo dopo passo ci avviciniamo al gruppetto che ora è appena li. Flora è “impiccata”, io vado un po’ più tranquillo, e mi occupo del rifornimento acqua e viveri vari. Faccio qualche accelerazione per scattare qualche foto ricordo. Faccio l’elastico col gruppetto avanti per stimolare Flora e tirarla ad entrare.

Flo stringe i denti, accelera, si avvicina….dovremmo/potremmo farcela ad attaccarci alle ragazze che ora sono proprio a 4 metri da noi.
Franco ha perso leggermente contatto. Abbiamo accelerato e stiamo girando sui 7’15”/km, fors’anche meno, e abbiamo staccato leggermente il nostro amico.

Minuti e km passano inesorabili. Alla boa del 3° giro notiamo che abbiamo perso poco o niente rispetto ai primi. Siamo alle costole del gruppetto che ci precede. Dobbiamo stringere i denti per gli ultimi km. Molti concorrenti si sono fermati ai 20 km. Siamo rimasti in pochi. I marciatori ufficiali, ci hanno già passato a velocità stratosferiche.
Sono leggerissimi nel loro incedere, eleganti ed efficaci. Tento di memorizzare  il loro movimento e mi provo a scimmiottarli. I risultati sono così così. Ma non è questa la sede adatta per fare delle prove . Ci passa anche la ragazza cinese….davvero bella nel suo movimento.
Al via stamattina c’era freschino, ora, sul mezzogiorno fa caldo e il sole picchia. Le gambe cominciano a risentire della fatica accumulata nei km precedenti. Il nostro ritmo rallenta, proprio adesso che siamo alle costole del gruppo che ci precede.  Ora andiamo attorno ai 7’45”  e Franco che ha marciato costante, sta rientrando decisamente.  A pochi km dall’arrivo ci sorpassa e raggiunge le ragazze davanti a noi per lasciarle sul posto subito dopo. Sta andando come un treno.
Quando entriamo in Scarnafigi per l’ultimo km incito Flora ad aumentare per raggiungere il gruppo appena li avanti a noi.
Flora  tira fuori le ultime energie tornando a scendere sotto i 7’30”….ma davanti ci sentono arrivare e…accelerano anche loro.  Molliamo la presa agli ultimi 300 mt, quando capiamo che non ce la faremo mai…
Anche noi arriviamo fra gli applausi del pubblico.
Siamo stanchi, non c’è che dire, ma abbiamo fatto una buona prestazione e un ottimo allenamento.
Abbiamo visto che c’è tanta gente che “pesta” parecchio e che dobbiamo ancora migliorare….
Miglioreremo.
Ora l’attenzione si sposta sulla maratona di Roma…….  

mercoledì 12 marzo 2014

VARANO MARCHESI (alla ricerca di nuovi sentieri)

Natale è una gran bella festa, è un momento in cui tutta famiglia si riunisce. Diverse generazioni si ritrovano assieme attorno ad una tavola imbandita e, fra una portata e l’altra si chiacchiera, si ride, ci si racconta, e per un attimo si lasciano da parte i quotidiani problemi che attanagliano ognuno di noi. Poi c’è il momento magico dell’apertura dei regali che porta sorrisi ai bambini e anche alle signore. Il portafoglio piange, ma cosa c’è di meglio dello sguardo felice di un bambino o di un bacio della sposa? Anche se presto il bambino metterà il regalo da una parte, e la sposa tornerà ad incupirsi nella routine giornaliera quel momento rimane indimenticabile.
Il Natale non è solo una cena od un pranzo, è una sommatoria di Vigilie, cenoni, abbuffate incredibili che portano inevitabilmente ad uno stringersi dei pantaloni e ad un generale ingolfamento di tutto il fisico.  Se poi il brutto tempo concilia il pisolino sul divano fra una mangiata e l’altra…il gioco è fatto.
Nel 2013, per la prima volta dopo tanti anni, ho preso una settimana di ferie tra Natale e capodanno.
Così, la mattina del 27, dopo aver accompagnato la moglie al lavoro mi ritrovo sull’uscio di casa a guardare le strade lucide di pioggia che brillano sotto la luce radente di un timido sole invernale. La temperatura mite induce in me la tentazione di tirare fuori la bici dal garage e di andare a pedalare da qualche parte. E’ appena finito di piovere…non ho voglia di sporcare la mia Scott, cercherò di fare un giro fra strade bianche e asfalto, così, giusto per far girare le gambe e togliermi di dosso quel torpore tipico del dopo abbuffata. Svelto svelto, mi cambio, saluto il gatto che mi guarda curioso, e vado a prendere la bici. Accendo la GOPRO e parto. Le gambe sembrano girare in modo onorevole. La giornata aiuta, l’aria fresca e il sole fanno si che il fisico risponda al meglio. Ho deciso di andare a pedalare su uno stradello che ho visto qualche tempo fa e che non ho mai fatto. Le indicazioni sono davvero promettenti: Scansano, come il mitico Morellino… Tutto un programma. Un percorso che si adatta terribilmente ai pranzi natalizi.
Non sapendo con precisione dove andrò a finire, prendo la via più breve. Salgo da Contignaco, per la strada che passa dalla pieve di S.Giovanni
e poi su dai Tintori, per scendere poi dietro S.Vittore, il tutto per strade bianche
. Affronto la salita con tranquillità assecondato dalle gambe che, stranamente rendono nella pedalata. Lascio correre la mia Scott nella lunga discesa inghiaiata
e, in breve eccomi a pedalare lungo la strada che porta a Banzola.
Ecco il bivio per Scansano. Attraverso il piccolo ponticello sul torrente ed inizio la salita.
Dall’altra parte sicuramente c’è l’abitato di Varano Marchesi, ma cosa ci sia nel mezzo lo ignoro completamente. Intanto la strada comincia a salire. Dapprima la pendenza è tranquilla e dolce, poi la strada comincia ad alzarsi decisamente richiedendo una buona dose di muscolo.

Si pedala in zona ombreggiata che dovrebbe essere piacevole anche in piena estate.
La salita è breve (non troppo) e quando arrivo a scollinare alcuni cartelli segnaletici mi offrono diverse opportunità.
Scelgo quello più invitante. Indica in modo infingardo:MTB. E si ricomincia a salire. La strada, inizialmente asfaltata diventa rapidamente bianca e sale.
Sale in modo deciso ma non terribile. Mi attrae come una sirena di omeriana memoria. Non sono Ulisse, non sono legato…e seguo il dolce canto. La salita finisce e si scollina.
Il paesaggio si apre, e il sole che colora la vallata offre scorci davvero suggestivi. Il terreno non sembra particolarmente infangato e decido di seguire il sentiero che comincio ad intuire dove mi possa condurre. Il crinaletto è un susseguirsi simpatico di brevi strappi in salita con discese piacevoli e scorrevoli.
Sto sporcando la Scott, ma mi sto divertendo da matti. Il sentiero corre divertente sotto le fronde di un bel bosco non troppo fitto. Ombreggiato ma non scuro, davvero bello e rilassante.
All’improvviso arrivo ad un bivio. Dritto davanti a me una carraia decisamente infangata, molto infangata. Oltre la collina sono sicuro che c’è l’abitato di Case Mezzadri… Ma non voglio riempire la mia bici di argilla appiccicosa. Alla mia destra parte un altro bel sentiero ….in salita. Curioso decido di seguirlo per vedere dove mi porta…

Dopo una salita secca, ma fattibile mi ritrovo a percorrere un bel vialetto, quasi in piano.
Che meraviglia, penso, ed in men che non si dica il sentiero finisce. E adesso?
Da questo punto partono diversi canaloni che puntano decisamente verso il basso. Ma la in basso c’è il torrente da guadare….
Prendo il sentiero che mi sembra più sensato prendere, con la nascosta (non troppo) speranza che mi riporti indietro sulla strada asfaltata che ho fatto in salita.

Speranza vana. I canaloni si susseguono sempre più pendenti e dal fondo ben ricoperto da uno strato di foglie che nasconde le insidie.

Cerco di prendere sempre canaloni che vadano a destra sempre con la speranza di non arrivare al torrente.  Speranza vana. Continuo a scendere inesorabilmente.
I canaloni sono ripidi ma non eccessivamente difficili, e mi sto anche divertendo….se non fosse per l’idea del guado prossimo venturo.
Questa discesa sembra non finire mai, e ci ho anche preso gusto, quando d’improvviso, fra gli alberi appare un verde prato ancora bagnato di rugiada
. Seguo i bordi del prato credendo di intravvedere le tracce di una passaggio di mezzi. Ho visto bene. La presunta traccia mi porta ad un guado, evidentemente usato dai mezzi agricoli. D’acqua ce n’è….quanta?
Le piogge dei giorni scorsi hanno intorbidito il torrentello e non so quanto mi dovrò bagnare.
Uso la bici da scandaglio. Tuttosommato non ce n’è tanta. Prendo le misure e, appoggiandomi alla bici, con un doppio passo sono dall’altra parte.
I copri scarpe in neoprene hanno fatto il loro sporco lavoro. Hanno tenuto fuori l’acqua e si sono anche lavati. Anche la Scott ne ha approfittato per togliersi un po’ di fango dalla catena.
Soddisfatto della mia escursione potrei anche tornare a casa….ma…ma è ancora presto. E’ troppo presto per tornare a casa. Cioè, posso fare rotta verso Salsomaggiore….prendendola larga.
Torno sui miei passi, anzi, sulle mie pedalate e via asfalto torno verso Banzola, e poi raggiungo Pieve di Cusignano. Qui imbocco la salita per Monte Manulo. La salita piacevole propone ai miei occhi il cielo terso e un panorama davvero emozionante. Alcuni cipressi che si stagliano contro il cielo sbucando decisi dal prato ancora (o già) verde brillante mi ricordano molto la Toscana senese e la Via Francigena. Giro le ruote a destra in direzione S.Maria del Gisolo e subito mi si presenta davanti una bella fila di olivi….Toscana profonda…
Ora pedalo su una bella strada bianca che si appoggia dolcemente sulla costa che digrada verso la pianura.
Ora abbandono la strada bianca e devo affrontare una carraia assai infangata e in ombra.
Mi sposto sul bel prato a fianco e lascio correre la bici che scende felice come un bambino piccolo.

Quando la carraia risale sono costretto ad abbandonare il prato e appoggio le ruote sulla bianca argilla. Regolo la potenza di pedalata per non far slittare la ruota posteriore. La cosa mi riesce al 90%....l’ultima pedalata però mi è fatale. La ruota posteriore scivola sul viscido fondo argilloso, tento fino all’ultimo di superare l’ultimo metro di salita, poi vado in stallo e inevitabilmente…vado a sporcarmi di fango….Sono li per uscire con un tot di parolacce, quando sollevando lo sguardo, vedo sopra di me il muso curioso di due cagnoni….Li saluto mentre tento inutilmente di pulirmi, e saluto anche la padrona che li porta a camminare nella natura.
Poi la strada ritorna ad essere pedalabile e comincio la discesa verso S.Maria del Gisolo.

La bici corre veloce e mi sto divertendo da matti. A ruote bloccate arrivo sulla strada asfaltata proprio davanti all’antico abitato. Dirigo le mie ruote verso l’Osteria del Sole e, seguendo il tracciato della Via Francigena vado in salita verso Monfestone e poi verso la chiesa di Siccomonte.
Il percorso, fra strada bianca e asfalto è veramente scorrevole. Mi sento bene e voglio mettere insieme chilometri e dislivello. Scendo verso la strada che da Fidenza va a Tabiano e risalgo fino ad incrociare la inghiaiata che sale a Fuli. Mi diverto a pedalare in salita come da tanto tempo non succedeva. Probabilmente è colpa della bella giornata, ma sto proprio bene. La salita passa via in un attimo e lascio andare la mia Scott lungo la discesa che porta in centro a Tabiano Bagni. Il piccolo centro termale è deserto nell’ora di pranzo…Sono giunto alla fine della escursione (penso io) e mi accingo a rientrare a casa per asfalto fin su al Poggetto.
E’ qui che mi prende l’idea malefica.
Ma l’ho fatta migliaia di volte senza problema….
Con la mia Scott poi…non c’è problema….
E mi infilo nel budello con la scala….
Faccio scendere il reggisella e lascio filare la bici…

Porca l’oca sto andando troppo forte….sto andando verso il muro…c’è il canaletto di scolo….
Il resto della storia  l’ho già raccontato……   

Molto bene...
chi fosse interessato a vedere il filmato può trovarlo al seguente indirizzo: