mercoledì 25 settembre 2013

Allenamento in pista

Un’altra perla direttamente dal manuale di FW

Un buon fitwalker non cammina impettito come un soldatino di piombo, il suo movimento è molto armonioso e finalizzato alla ricerca di un’ottima spinta atta a favorire la fase di accelerazione del corpo. Il passo deve essere equilibrato, né troppo lungo né troppo corto, ma ben bilanciato rispetto ad altezza e lunghezza degli arti.
Il tronco deve assumere una posizione eretta e le spalle devono assumere una atteggiamento rilassato senza però cadere come un peso sul busto.

Flora ed io stiamo seguendo una tabella di allenamento apparsa sulla rivista "Camminare" un paio di mesi fa. La tabella è stata redatta da Maurizio Damilano per dar modo ai Fitwalkers di approcciare questa disciplina in modo corretto senza strafare o far troppo poco. La convinzione del redattore, e anche nostra, è di dare sia ai neofiti che ai camminatori esperti la possibilità di migliorare la tenuta fisica, e di praticare nel modo migliore il cammino "vigoroso".
La nostra tabella richiedeva una andatura lenta per circa 30 minuti,  successivamente dovevamo alternare 5 minuti veloci a 5 minuti lenti  per 2 volte. Come finale, l’allenamento prevedeva 5 allunghi sostenuti e in progressione.
La richiesta specifica della prova era quella di mantenere sempre una corretta postura e una particolare cura del gesto tecnico.
Per poter forzare l’andatura e curare il gesto tecnico, c’è bisogno di un posto tranquillo, con poca confusione, possibilmente in piano e con un terreno scorrevole. Quale posto migliore di una pista di atletica?
A Salsomaggiore, la pista c’è, è abbastanza rovinata, ma per le nostre esigenze va benissimo.
Decisione presa, sistemiamo i nostri tecnologici orologi gps ,e si parte.
Il paio di km che ci separano dalla pista di atletica servono a sciogliere gambe e braccia e a scaldare i muscoli, induriti dalle tensioni della giornata lavorativa.
Non è facile mantenere un passo ortodosso durante il percorso cittadino. Complici i marciapiedi, il traffico, la gente ferma in chiacchiere, la nostra andatura deve subire continue correzioni, il passo viene continuamente variato e lo stile ne soffre non poco. Le tensioni accumulate nel quotidiano stress lavorativo sono difficili da espellere, e rilassare i muscoli è veramente difficile.
Finalmente arrivati nella tranquilla tranquillità del campo, completiamo la parte di riscaldamento girando in pista. Questo ci permette di prendere confidenza con la “gommosità” del vecchio tartan. L’elasticità del fondo potrebbe “falsare” l’andatura e renderla innaturalmente saltellante.
Prima di iniziare con le variazioni procediamo con qualche minuto di esercizi di allungamento e di tecnica. Proviamo e riproviamo movimenti e passi.
Ok, ora ci sentiamo a posto ed iniziamo le variazioni.
Il primo lento lo camminiamo comunque di buona lena ed il passo complessivamente è buono e migliore di quello di riscaldamento. Viene il momento di impostare il passo medio/veloce. Iniziamo titubanti i 5 minuti veloci. Il gps fornisce dati poco attendibili, le curve della pista non sono adatte ad una misurazione corretta “dall’alto”, ci affidiamo alle sensazioni che, in questo momento sono più che buone. Il passo ci sembra discretamente veloce e anche ben eseguito.
Ben presto siamo di nuovo a passo lento. Lento poi non troppo. Ci confrontiamo con altri frequentatori della pista. Alcuni camminano in modo approssimativo e piuttosto “storti”, altri corricchiano…e farebbero forse meglio a camminare in modo “vigoroso”.
I giovani calciatori che vanno all’allenamento ci guardano con superiorità, facciamo finta di nulla e pestiamo sui nostri piedi passi sempre più efficaci.
Una dopo l’altra eseguiamo le nostre variazioni.
Ora dobbiamo fare 5 allunghi da 100 metri in progressione.
Dovremo cercare di mantenere la compostezza del gesto anche spingendo forte.
Sembra facile….ma non è.
Acceleriamo quasi al massimo fin dai primi metri e ci accorgiamo che ci stiamo dimenando molto ma che la velocità non è che sia aumentata tanto.
Rientriamo al punto di partenza cercando di sciogliere il passo.
Nell’allungo seguente partiamo con più calma e acceleriamo in progressione. Alla massima velocità ci imballiamo ancora una volta.
Ancora una accelerazione. Questa volta badiamo più al gesto e meno alla velocità e il tutto funziona meglio. Cominciamo ad essere un po’ stanchi e le gambe legnose rallentano il passo. Mi sento un pò buffo cercando di spingere due curiosi pezzi di legno che impropriamente provo a chiamare gambe. Finalmente finisce anche l’ultimo allungo e prendiamo la via di casa. Questi due chilometri finali non erano previsti dalla tabella, ma visto che dobbiamo rientrare, lo facciamo di passo lento e sciolto.
La gamba ormai abituata a velocità superiore fa si che ora si viaggi di ritmo lento, che poi così lento non è…
Soddisfatti dall’allenamento cominciamo a progettare il prossimo….


venerdì 20 settembre 2013

SOLE PIOGGIA NEVE VENTO…SI FA SEMPRE ALLENAMENTO!




Con questo motto nella testa, uscito quasi per scherzo moltissimi anni fa, giocavo a pallone con gli amici nel campetto di Cannetolo.
Un campo da 7 in cui ci sfidavamo tra amici in partite infinite che duravano pomeriggi interi…fin che ci si vedeva. Quattro contro tre, tre contro tre, cinque contro quattro, poi qualche bambino del posto da far giocare lo trovavamo sempre. Bei tempi…poi siamo diventati grandi…chi dottore, chi veterinario, chi semplice operaio, chi impiegato… le famiglie , i figli…ci siamo un po’ persi di vista.
Il motto però è rimasto.
Con questa idea fissa sono andato avanti negli anni facendola sempre più mia, applicandola sempre e ovunque, qualsiasi pratica sportiva  praticassi.
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO… si va sempre, sempre avanti, uno spicchio di tempo per un allenamento lo si trova, lo si deve trovare sempre!
Questo modo di pensare mi ha accompagnato negli anni, aiutandomi a passare momenti brutti e regalandomi soddisfazioni notevoli.
Salute e forma fisica, gioventù morale, mi hanno così sostenuto fino ad ora.
Non sono un grande atleta, ma mi sono sempre difeso un po’ dappertutto e sempre dignitosamente.
Non sono un gran ciclista, qualche tempo fa andavo bene in salita perché ero molto leggero e riuscivo a spingere rapporti molto lunghi rispetto agli altri, senza apparente sforzo; con la mtb, ora che le salite son salitoni, pratoni e quant’altro, fatico di più, non sono brillantissimo ma vado, mi impegno molto, doso le energie , e riesco ancora a difendermi (quanto meno non faccio aspettare troppo i miei soci).
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO… non mi hanno mai fermato…ma mi accorgo che negli anni sono cambiato. L’allenamento che fino a qualche tempo fa era prioritario su tutto e tutti, sta passando in secondo piano.
Mi accorgo che stanno prendendo il sopravvento altri valori, altri sentimenti.
Mi sono accorto che ci sono anche altre cose che, nella vita, meritano la priorità.
SOLE PIOGGIA NEVE E VENTO…cambiano il paesaggio, cambiano i colori della natura, cambiano gli umori della gente, così come il passaggio della luna nel cielo muove le maree.
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO…rappresentano il trascorrere inesorabile del tempo che muta l’uomo nello spirito e nell’aspetto.
A tutto ciò avevo sempre dato poca importanza; tutto il mio mondo sembrava immobile, sospeso nel tempo, inattaccabile, immarcescibile, fermo, inchiodato li, come se tutto mi girasse attorno, come se  fosse sfiorato dal tempo, e non intaccato.
Troppo preso dai miei traffici quotidiani non riuscivo a capire…
E son diventato grande (era ora!).
Si comincia così, quasi per scherzo. Ad osservare con altri occhi la natura che muta di colore e aspetto sotto l’incalzare del SOLE, della PIOGGIA, della NEVE, del VENTO;  poi osservo quasi con curiosità che i miei “bambini” non son più bambini, ma uomini e donne.. e non solo di fisico( sono anche nonno)... e ancora vedo che i miei genitori stanno invecchiando davvero.
Ho sempre considerato mio padre, il mio babbo, come un essere immutabile, sempre li, distinto, serio, tutto di un pezzo, sempre biondo, sempre pronto a scuotere la testa a tutte le mie stranezze …e, per il suo modo di pensare, di stranezze ne ho sempre fatte tante…troppe. Non è mai stato un mio gran tifoso.
Ma è così.
Ho cominciato a notare un suo  certo “cedere” quando, ormai pensionato, si faceva “calpestare” dai nipoti più piccoli.
Ho capito che era ormai vecchio davvero quando gli ho presentato l’allora mia morosa, ora mia moglie. Gli ho portato in casa una ragazzina. Io ormai 50enne…
Come sempre ha scosso la testa (me lo aspettavo), ma subito dopo si è fatto conquistare da quella signorina chiacchierante, che gli spiegava tutta un’opera di Mozart (che a me non piace), ed ora la adora…e lei ha adottato il signor Carlo, non come suocero ma come nonno. E mi hanno tagliato fuori.
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO passano sulla nostra vita e lasciano  segni, sempre più visibili.
Ho visto i segni sul viso del mio babbo.
Improvvisamente ho visto, in quei tratti da sempre severi, tornare le sembianze del bambino che non ho mai conosciuto. Ho visto espressioni che non immaginavo. Ho visto gli occhi schiarirsi in una opalinità che non avevo mai notato.
Gli anni gli han fatto perdere un bel po’ di vista…e quegli occhi chiari che ti guardano così vacui mettono dentro una malinconia infinita.
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO ora mi servono per lavare via un po’ di malinconia, per tornare ad osservare stupito ancora una volta il giusto passare del tempo.
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO…SI FA SEMPRE ALLENAMENTO,  ma l’allenamento non è più prioritario in sè e per sè , serve solo per restare in contatto con valori superiori, quei valori che permettono all’uomo di andare avanti con fiducia ed accettare in modo “naturale” il passare del tempo. L’allenamento non è più solo esercizio fisico, ma anche esercizio spirituale, osservazione esteriore ed interiore.
Il mondo assume altri contorni e si arricchisce di nuovi aspetti, a volte migliori altre volte peggiori…
Oggi c’è il SOLE e tutto appare più bello e limpido, dopo la tempesta tutto migliora.
Speriamo bene.
SOLE PIOGGIA NEVE VENTO…oggi sono stato a trovare  il mio babbo.   

Angoli di Paradiso



Scritto poco, pedalato molto.
Non è male per chi ama chiamarsi mtbiker.
E’ una grande soddisfazione per un sedicente mtbiker poter asserire di aver chiacchierato poco e pedalato molto.
In effetti in questi giorni la mia assenza dal forum, e dal web in generale, è stata quasi totale. Ho approfittato di questa splendida fine estate che Settembre ci sta regalando per andare, pedalare, vedere, filmare, godere degli splendidi colori che madre natura mette a nostra disposizione.
Questa settimana ho avuto a mia disposizione alcune mattine, e ne ho approfittato per testare  sentieri che da tanto tempo non percorrevo.
Alcuni li avevo percorsi anni fa agli albori della mia mtb, altri li avevo colpevolmente ignorati.
Tutti mi avevano affascinato.
L’assassino torna sempre sul luogo del delitto.
E sono tornato.
Ho rivissuto così i sentieri di Monte Inverno, e pedalato con grande goduria il monte Combù. Sono tornato a Vigoleno e  a Monte Manulo....sceso dal "feroce" e passato da "Valdo".
In questi momenti di assoluta bellezza preferisco di gran lunga uscire e godere della natura  piuttosto che stare a pigiare sulla tastiera di un pc (anche se per una nobilissima causa) Sono sicuro che più avanti qualche ondata di maltempo ci terrà lontani dai sentieri argillosi per cui….
Ho letteralmente goduto nell’immergermi nei colori delle colline, aspirare e fare mio il profumo della terra arata, e dei frutti autunnali. Ho assaporato i fichi dolci e maturi, catturato le ultime more, ho inseguito, per ridere, un gruppo di leprotti lungo un prato in discesa (tanto andavano più forte loro)…
Il cielo di un azzurro incredibile mi ha regalato una luminosità quasi accecante, e di quando in quando il terreno argilloso, bianchissimo a causa della siccità, lo faceva diventare blù scuro, intenso come in alta quota.
Diventa difficile per chi non è valente scrittore riuscire a descrivere in modo compiuto e bello quello che passa per l’anima in quei momenti.
Per quanto io possa scrivere non riuscirò mai a dare l’idea della immensa felicità vissuta in queste ore mattutine passate a pedalare e sudare per questi sentieri.
Forse qualche contadino/boscaiolo avrà pensato che c’era qualche matto in giro, sentendomi cantare in modo stonato per le vie boschive.
Ebbene si ero io, che, ebbro di felicità, scendendo liscio e veloce cantavo come un fringuello (stonato) lungo gli scorrevoli sentieri che portavano a valle.
E più passavo e ripassavo in quei posti più vedevo angoli da esplorare, vie da percorrere.
Casolari in pietra abbandonati, marcano antiche vie un tempo popolate di passi di gente di carretti, di animali che trasportavano a valle i prodotti della montagna.
Certo della montagna, perché si raggiungono quote di circa 1000 metri slm…e poi a scendere è una goduria unica…
Mi vorrebbe solamente un po’ più di tempo…quel tempo che avrei voluto avere per me e che qualcuno ha detto ….
Non solo pedalare, non solo sudare, ma anche contemplare, fotografare, respirare profumi…
Ricordo con piacere e nostalgia le escursioni con l’amico Gigi (che voglio andare a trovare presto) quando ci si fermava in pausa pranzo…sopra un prato, una cresta, a mangiare il semplice panino come se fosse chissà quale leccornia…e godere del panorama, della bellezza della tranquillità del momento…e poi giù in una bella discesa….
Ma il momento è quel che è, e così  ogni giorno verso la mezza devo rientrare per prepararmi al lavoro pomeridiano.
Ma anche al lavoro per un bel po’ di ore mi resta dentro un po’ di quel verde, un po’ dell’azzurro un po’ del profumo di quegli angoli di paradiso.
  

giovedì 19 settembre 2013

La Maratona di Roma



Prima di raccontare la mia Maratona di Roma da Fitwalker una piccola perla di tecnica di Fit Walking:
“Il cammino è un movimento che si compie attraverso la ripetizione ciclica delle azioni.
Un ciclo (o falcata) di cammino è suddiviso in due passi, il che vale a dire che una falcata completa ha inizio con il contatto di tacco di un piede e si conclude con un nuovo contatto di tacco dello stesso piede.
Il passo è invece la distanza che intercorre tra i due piedi (termine della spinta col piede posteriore, e contatto di tacco del piede avanzante) ed esso, come detto, rappresenta la metà dell’intero ciclo di cammino.”
Come già accennato nel precedente post,  il FW è una “specialità” portata in Italia dai gemelli Damilano (olimpionici di marcia degli anni ’80).
Sostanzialmente è un modo per camminare velocemente e in modo redditizio che si ispira alla marcia senza averne gli obblighi tecnici. Questo modo di camminare  consente di raggiungere buone velocità senza avere la traumaticità della corsa, consentendo un ottimo consumo di grassi, e dando la possibilità al camminatore di tenere in buon movimento tutto il corpo comprese braccia schiena ecc. In particolar modo (questo per le signore ) produce una notevole tonicità dei glutei.
Cammina oggi, cammina domani, cammina dopodomani, ad un certo punto mi sono reso conto che avevo accumulato nelle mie gambette un discreto numero di chilometri, e capivo che riuscivo a  trasferire su strada una buona (per me) velocità.  Nella mia testolina ha iniziato a farsi largo l’idea bizzarra di poter percorrere in stile FW la maratona di Roma. Le incertezze erano molte, soprattutto mi impensieriva la lunghezza e il tanto tempo che sarei stato sulle gambe. D’altra parte ero allenato a “lavorare” per diverse ore grazie al tempo passato in sella alla mia mtb. Ero li che rimuginavo e facevo tanti conti e contesse, quando il buon GC Chittolini mi chiama per fare da “aiutante” ai fratelli Damilano e a Raffaello Ducceschi (altro campione della marcia) durante la manifestazione di FW in seno alla Maratona dei Luoghi Verdiani.
Camminare a fianco dei Damilano fu una emozione grandissima, ma soprattutto una occasione per “rubare” loro qualche consiglio in più e cercare di “copiare” al meglio la loro grande tecnica di cammino.  
A questo punto la decisione è presa : avrei percorso la maratona di Roma a passo di FW.
Forte dell’esperienza di runner , in base ai tempi di allenamento, prendendo un po’ di margine di sicurezza avevo calcolato di fare i 42,195 km in meno di 6 ore.
L’ultimo lungo (una ventina di km tra Salsomaggiore e Pellegrino P.se) confermava questa possibilità.
L’emozione e la tensione del preMaratona erano altissimi, non ero così teso nemmeno quando ho tentato (con successo) di correre la Maratona dei Luoghi Verdiani tra Salsomaggiore e Busseto in meno di 3 ore. Alla partenza, nelle gabbie, ero talmente indietro che quando è stato dato il via io, ero ancora al Colosseo. La distanza tra l’entrata in via dei Fori Imperiali e la partenza mi è sembrata infinita. Appena partiti tutto il sistema Alinovi si è messo in moto come per incanto e gambe e braccia hanno iniziato a muoversi in modo armonico ed efficiente (almeno così mi sembrava) . Tenevo controllato l’orologio per controllare il tempo al chilometro. Non volevo, preso dalla foga della folla, farmi trascinare in una andatura troppo veloce.  Un “tappo in salita” dopo qualche centinaia di metri, mi costringe a  rallentare e quasi ci si ferma. Perdo qualche secondo, ma questa piccola sosta fa terminare la fase di riscaldamento, e da qui inizia la maratona vera e propria. Inizio a macinare chilometri senza fatica e con una regolarità impressionante. Senza strappi. Senza rallentamenti viaggio con grande regolarità sotto i 7’30” /km.
 Per un camminatore è una velocità onorevole, per un runner no. Anche se la strada scorre svelta sotto le mie scarpette, ho la necessità di distogliere la mente da tempi e chilometri. Come fare? Due chiacchiere con questo, due chiacchiere con quello…si va beh…ma è un po’ poco. Comincio ad osservare che mi stanno passando tutti. La stragrande maggioranza dei joggers e dei podisti e dei runners, anche i più lenti, mi stanno passando, sistematicamente, in gruppi ancora vocianti. Dapprima brucio come un falò, poi mi calmo, regolo il passo e comincio ad osservare i superanti. Pochi di loro hanno una corsa degna di chiamarsi tale. Certe signore o signorine avanzano in modo “curioso” trascinando e muovendo il loro sedere in modo scomposto, qualcuna in modo pesante, altre troppo rigide con le gambe bloccate e così via. Anche tanti signori si muovono in modo poco ortodosso, molti seguono la loro pancetta, altri sgambettano curiosamente.
Tra me e me inizio tutta una serie di scommesse su quali e quanti ne avrei risuperati dopo la metà gara.
Qui il tempo passa e la processione non cammina. Cioè cammino spedito, ma la diversità di velocità rispetto alla corsa è davvero tanta e la voglia di mettermi a correre sale. Devo concentrarmi e mantenere il passo corretto. Verso il 18° km inizio a sentire le gambe dure e un po’ pesanti. “Siamo a posto” penso “ e chi ci arriva in fondo?”. Passo alla mezza maratona in grande spolvero 2h 35’…splendido, ma le gambe si stanno indurendo un po’ troppo, rischio i crampi. Ai ristori mi sono sempre fermato e ho bevuto acqua e sali e ho anche iniziato a mangiare qualcosa. La bassa velocità e il poco sforzo della respirazione sullo stomaco mi consentono di nutrirmi senza problemi. Allora? Come fare per sciogliere le gambe. Se mi fermo a fare qualche esercizio, il rischio è quello di non ripartire più. La soluzione arriva da sola e involontariamente. Al primo spugnaggio dopo la mezza la quantità di spugne per terra è davvero impressionante (sono in coda alla corsa), non riesco a mantenere il passo di FW senza scivolare o inciampare nel materiale bagnato. Mi viene istintivo passare questo centinaio di metri di corsa. Ne risulta una corsa strana (almeno così mi sembra) molto saltellante, ma taumaturgica. Come per incanto le gambe si sciolgono e riprendo il mio passo di FW con lena e scioltezza. Grande!! Sto viaggiando con un passo regolare e anche più veloce del previsto, ma i km passano e i problemi non sorgono, avanti così! Dopo i 25km inizio a rivedere gli stessi sederi che mi avevano passato prima, solo che questa volta sono io che li avvicino e li sorpasso. Tantissimi dei focosi maratoneti dell’inizio gara si vanno spegnendo, dopo aver affrontato il percorso ad un ritmo non adatto. E penso: Ma se invece di correre male avessero cercato di camminare bene? …e  me la rido. Mi ritrovo qua e la con qualche collega Fit Walker, prevalentemente stranieri, qualche anglofono e qualche tedesco con cui scambio qualche sgangherata parola e sguardi eloquenti. Vado , mangio, bevo, senza problema alcuno…sono un orologio. Se continuo così arrivo in 5 ore nette. Decido di non strafare , sono ancora indietro. Verso il 30° km un rumorino preoccupante proveniente dalla mia pancia mi consiglia una sosta al gabinetto. Non perdo troppo tempo, i clienti sono pochi, e non c’è fila. Riprendo con qualche metro di corsa per sciogliere le gambe dopo la sosta. Poi via.. Si rientra in centro storico verso il 34°, anche se la stanchezza comincia a farsi sentire la testa si distrae guardando le meraviglie che Roma può offrire al turista. La velocità di FW consente anche di guardarsi attorno e ammirare. Avanzo fra le ali di folla che incoraggiano, specialmente chi, come me è fra gli ultimi. Comunque sto sorpassando sempre più gente, la passerella dei sederi continua inesorabile. Ai ristori e agli spugnaggi la quantità di materiale per terra è tale che sono costretto alla corsetta defaticante, ma va benissimo. Se ho la forza di correre per sciogliermi, vuol dire che di energie ne ho ancora un bel po’! Ormai ci siamo, passo per la seconda volta davanti all’Altare della Patria, mancano poco più di due km…ormai è fatta. Non guardo nemmeno più l’orologio. L’arrivo è per me, davvero trionfale…ce l’ho fatta…il grande orologio davanti a me segna 5h 14’ , ottimo! Il real time che arriverà fra poco sul telefonino dirà che ho impiegato 5h e 6 min….davvero grande. Coccolo volentieri la mia meritata medaglia, e mi dirigo a ritirare i bagagli. Una festante Flora mi accoglie portandomi qualcosa da mangiare…. Mentre sbocconcello una ottima focaccia lei e la nostra amica Fulvia mi sollecitano…forza dobbiamo andare a vedere quella chiesa, quegli affreschi, quei mosaici…”ohi gente…lasciatemi tirare il fiato 10 min” mugugno mentre mi avvio tranquillo a seguire le mie guide turistiche….”poi stasera mi fate mangiare da cristiano!!!” e via verso un pomeriggio da turista.   
Alla fine è’ andata benissimo . Camminare oltre 40 km sopra gli 8 km/h non mi sembra male.  L’importante è che  sono arrivato al traguardo in ottime condizioni fisiche.

martedì 17 settembre 2013

Il monte S.Cristina (pan e Furmaj)

Questo pezzo è datato di oltre un anno ed era pubblicato su mtb Forum. Con la eliminazione della sezione Blog dal forum queste due righe erano perse. Le ho riesumate per chi fosse interessato al percorso e alla zona.


Uno stupendo obiettivo per i bikers è il monte S.Cristina che sovrasta lo splendido paese di Pellegrino Parmense. Il S.Cristina è una bella montagna di quasi 1000 m slm (963 per la precisione). Sulla sua cima si possono rilevare i ruderi di un antico quanto misterioso monastero.
Dalle pendici del S.Cristina sgorgano le acque del torrente Stirone che poi da il nome alla vallata che da Pellegrino scende verso la città di Fidenza.
Il S.Cristina è solcato (si può dire?) da decine di carraie che servono ai boscaioli per andare a fare legna nei boschi e poi trasportarla a Valle.
Quello che propongo con queste righe è uno dei tanti stupendi itinerari che si possono pedalare attorno a Pellegrino, e uno dei tanti itinerari che si possono pedalare per salire e/o scendere dal monte S.Cristina.
Questo percorso non è molto lungo (18 km), ma propone quasi 1000 metri di dislivello nel suo complesso. L'ho ricavato seguendo (più o meno) l'itinerario di una stupenda corsa trail che ogni anno si svolge in quel di Pellegrino. E' stato duro correrla...sarà divertentissimo pedalarla, specialmente in discesa (ehehhe!!)
Parto da un comodo parcheggio davanti alle scuole di Pellegrino. Per scaldare le zampe procedo fino a Careno per strada asfaltata e tranquillo, ammirando il verde della collina in fiore. Passo la seria costruzione che è il castello di Pellegrino e proseguo fino al Santuario di Careno. Questa chiesa è stata mirabilmente restaurata da poco ed è sicuramente consigliabile una sosta per la sua visita (chiedere nelle abitazioni adiacenti). C'è anche una preziosa fontana per i non si sa mai.

Proseguo per strada bianca fino ad un gruppo di case coloniche appena sopra la chiesa. Potrebbe capitarvi di essere avvicinati da un cagnetto rossiccio che abbaia. Nessuna paura si chiama Lassie(una vaga somiglianza) ma è buono e timido. Si limita ad abbaiare per attirare l'attenzione della sua padrona. La padrona è una signora anziana e simpatica che non disdegna due chiacchiere. Adesso si comincia a fare sul serio. La strada bianca diventa ripida e dissestata con molti sassi smossi che rendono problematica la progressione . Niente paura anche se si deve scendere. Si spinge per pochi passi e poi si può ricominciare a pedalare. Per un pò la strada è veramente brutta e si fatica parecchio soprattutto per lo stato del fondo. Superata una curva tagliata nella montagna bianca le pendenze calano e la pedalata diventa più fluida. Si rifiata. Si va all'ombra del bosco.
Poi la strada bianca finisce e si tramuta in una ampia carraia in terra battuta. In caso di tempo piovoso diventa quasi impossibile salire.
Le pendenze aumentano di nuovo. Niente paura. Manca poco alla cima. Un ultimo strappo cattivo ci porta in vetta. Una carraia contorna un piccolo rilievo che rappresenta la cima. Una corona di bei faggi protegge gli ultimi resti di una antico e misterioso eremo. E' un bel momento per riposare un attimo, rifiatare (al limite per mangiare qualcosa) prima della lunga e interessante discesa. E' bello sostare un attimo in questo luogo anticamente dedicato alla meditazione.
 Normalmente l'unico rumore è generato dal vento che accarezza le fronde e il cinguettio divertito e divertente degli uccellini. E' molto bello restare in silenzio per "respirare" queste sensazioni. Inizio la discesa....E' difficile descrivere il susseguirsi di passaggi, a volte veloci, a volte tecnici, altre volte insidiosi. Posso solo dire che ci si diverte. Si può essere tentati di mollare i freni e scendere "a manetta". Direi che è bello, ogni tanto, rallentare per osservare il paesaggio boschivo che cambia spesso. In alcuni momenti si può osservare la sottostante Val Ceno, più in la si incrocia il rivolo d'acqua che da origine al torrente Stirone.
La discesa non è solo discesa. Qua e la qualche strappo in salita interrompe per qualche attimo la volata verso il basso. A volte il sentiero è ampio è comodo, altre volte strettissimo.
Tra un'emozione e un'altra si arriva ad attraversare un caseggiato in sasso ancora bellissimo nonostante il degrado. Era la casa di due anziani fratelli che hanno vissuto qui fino a pochissimi anni fa (2 o 3) senza l'ausilio di qualsiasi ritrovato tecnologico (non avevano, meglio non la usavano, la corrente elettrica). Si dice fossero ricchissimi e, nonostante questo vivevano come si viveva nell''800. Ora invece di tornare al santuario di Careno giro verso il basso e con un pò di occhio scendo, attraversando un bel prato in una bella strada bianca che si distingue bene a occhio.
Ora pedalo sulla strada bianca che resta in quota e mi porta ben sotto la chiesa. Ora giro le ruote verso il basso e per ampia carraia, fra i campi chiari, scendo veloce fino ai margini di Pellegrino . Ora si ricomincia a salire, prima percorro la strada asfaltata che porta a Mariano e poi a Monte Salso, poi svolto rapidamente per una strada bianca che inizia a salire rapidamente e ripidamente. Dopo aver fatto il S.Cristina questa salita potrebbe sembrare banale, ma non è da sottovalutare. Stiamo percorrendo in salita la "borotalco". Il nome deriva sicuramente dal fondo estremamente polveroso dell'ultimo tratto.
Quando c'è molto secco la progressione è "curiosa". La ruota sembra risucchiata dalla polvere sottile, impalpabile e bianca (improponibile in caso di piogge recenti). La terra bianchissima abbaglia alla luce del sole di mezzogiorno. Sono appena sotto la chiesa di Mariano. Inizio l'ultima veloce parte di percorso.
Mollo i freni e lascio correre la bici lungo una stupenda carraia che segue il fil di costa.
Si va che è un piacere. Dopo aver costeggiato un recinto lascio la bella carraia che va a passare una fattoria e mi butto in un bel bosco ombreggiato. La bici corre veloce incurante delle insidie del sottobosco. Ad un certo punto è necessario lasciare il bosco e si scende per un ripido prato (attenzione in caso di forte rugiada).
Si arriva a fianco del cimitero di Pellegrino.
L'ultimo kilometro lo percorro piano piano con la felicità nel cuore per lo stupendo percorso, e un pò di tristezza per la necessità di dover tornare a casa...il lavoro mi attende.
Il tour è relativamente breve e facilmente ampliabile (utilizzando altri percorsi già descritti) ma di grande soddisfazione.
Questo itinerario è ben documentato con filmato su You Tube al canale di Stefano Alinovi, è altresì possibile scaricare il file gpx del percorso su mtb forum alla sezione itinerari di stefano alinovi.
Per semplicità potete richiedermi direttamente il file via mail e nel giro di pochissimo ve lo invierò. 
Ad ogni buon conto aggiungo anche la descrizione del percorso pubblicata con la guida verde della Gazzetta di Parma questa primavera

 

Luogo di partenza
Pellegrino P.se (400mt)
Luogo di arrivo
Careno – mte S.Cristina (963m)   -  Mariano
Lunghezza
 Km 18
Dislivello in salita
800 metri
Difficoltà
Percorso tecnico e di notevole impegno fisico
Tipo di bicicletta
MTB
Durata
H 3 soste escluse
Punto di ristoro
Alla partenza – fontanla alla chiesa di Careno (dopo 3 km)
Segnavia
Varia e non significativa

Presentazione
Uno stupendo obiettivo per i bikers è il monte S.Cristina che sovrasta lo splendido paese di Pellegrino Parmense (400mt). Il S.Cristina è una bella montagna di quasi 1000 m slm (963 per la precisione). Sulla sua cima si possono ancora osservare i ruderi di un antico quanto misterioso eremo.
Dalle pendici del S.Cristina sgorgano le acque del torrente Stirone che poi da il nome alla vallata che da Pellegrino scende verso la città di Fidenza.
Il S.Cristina è solcato (si può dire?) da decine di carraie che servono ai boscaioli per andare a fare legna nei boschi e poi trasportarla a valle.
L’escursione proposta  è uno dei tanti stupendi itinerari che si possono pedalare attorno a Pellegrino Parmense.
Questo percorso è breve (18 km), ma propone 800 metri di dislivello nel suo complesso e richiede buona tecnica di guida e altrettanta buona preparazione fisica. E’ quindi un tracciato per bikers esperti.
L’escursione non richiede l’uso di mtb particolarmente sofisticate, ma sicuramente è necessaria una bici in ottimo stato.
Come giungere al luogo di partenza (distanza da Parma: km 50 circa)
Da Genova
Prendere l'autostrada A12, seguire la direzione per Parma, continuare sull'autostrada della Cisa A15, uscire al casello di Fornovo di Taro, seguire la direzione SS 9 "Via Emilia", proseguire verso Varano de Melegari, prendere la SP 30 Varano-Pellegrino Parmense.
Da La Spezia
Percorrere l'autostrada della Cisa A15 in direzione di Parma, uscire al casello Fornovo di Taro, seguire la direzione SS 9 "Via Emilia", proseguire verso Varano de Melegari, prendere la SP 30 Varano-Pellegrino Parmense.
Da Parma
Prendere la SS 9 "Via Emilia" e seguire le indicazioni per Ponte Taro, continuare sulla SP 357R e seguire le indicazioni prima per Noceto e poi per Medesano, proseguire verso Varano Marchesi e poi Pellegrino Parmense.
E' anche possibile , per chi proviene dalla A1 uscire al casello Fidenza/Salsomaggiore Terme, seguire le indicazioni per Salsomaggiore e una volta li proseguire per Pellegrino p.se /Bardi.
Si passa il valico di S.Antonio e si scende velocemente a Pellegrino (15 km circa da Salsomaggiore) . Chi arriva da Piacenza, gira alle indicazioni per Salsomaggiore al semaforo dopo Alseno. In località Scipione ponte, invece di girare per Salsomaggiore prosegue seguendo le indicazioni per Pellegrino Pse. Si passa sotto il paese di Vigoleno e percorrendo la fondo valle dello Stirone arriva a Pellegrino. Dal bivio per Salsomaggiore 20 km circa.
Il percorso
Partiamo da un comodo parcheggio davanti alle scuole di Pellegrino. Per scaldare le gambe procediamo tranquilli per strada asfaltata in salita fino a Careno, ammirando il verde della collina in fiore. Passiamo l’austero castello di Pellegrino e proseguiamo fino al Santuario di Careno(km 2,4 quota 575m). Questa chiesa è stata mirabilmente restaurata da poco ed è sicuramente consigliabile una sosta per la sua visita (chiedere nelle abitazioni adiacenti). C'è anche una preziosa fontana. 
Continuiamo  per strada bianca fino ad un gruppo di case coloniche appena sopra la chiesa. Potrebbe capitarci di essere avvicinati da un cagnetto rossiccio che abbaia. Nessuna paura si chiama Lassie(una vaga somiglianza) ma è buono e timido. Si limita ad abbaiare per attirare l'attenzione della sua padrona. La padrona è una simpatica signora anziana  che non disdegna due chiacchiere. Adesso si comincia a fare sul serio. La strada bianca diventa ripida e dissestata con molti sassi smossi che rendono problematica la progressione . Niente paura anche se si deve scendere. Si spinge per pochi passi e poi si può ricominciare a pedalare. Per un pò la strada è veramente brutta e si fatica parecchio soprattutto per lo stato del fondo. Superata una curva tagliata nella montagna bianca (km3,5 quota 713m)
  le pendenze calano e la pedalata diventa più fluida. Si rifiata. Procediamo all'ombra del bosco. Al km 4,36 quota 823 trascuriamo la carraia a destra e teniamo la strada bianca principale.
Poi la strada bianca finisce e si tramuta in una ampia carraia in terra battuta. In caso di tempo piovoso diventa quasi impossibile salire (km 4,66 quota 863m).
 
Le pendenze aumentano di nuovo. Niente paura. Manca poco alla cima. Si sale nel bosco e si trascurano le deviazioni sulla destra che portano a scendere . Un ultimo strappo cattivo ci anticipa la vetta (km 5,3 quota 960). Una carraia contorna un piccolo rilievo che rappresenta la cima. Una corona di bei faggi protegge gli ultimi resti di una antico e misterioso eremo.
“ E' un bel momento per riposare un attimo, rifiatare (al limite per mangiare qualcosa) prima della lunga e interessante discesa. E' bello sostare un attimo in questo luogo anticamente dedicato alla meditazione. Normalmente l'unico rumore è generato dal vento che accarezza le fronde e il cinguettio divertito e divertente degli uccellini. E' appagante restare in silenzio per "respirare" queste sensazioni.”
 Iniziamo la discesa.
“E' difficile descrivere  con precisione il susseguirsi di passaggi, a volte veloci, a volte tecnici, altre volte insidiosi. Non  possiamo fare altro che divercirci. Si può essere tentati di mollare i freni e scendere "a manetta". Direi che è bello, ogni tanto, rallentare per osservare il paesaggio boschivo che cambia. In alcuni momenti si può osservare la sottostante Val Ceno, più in la si incrocia il rivolo d'acqua che da origine al torrente Stirone.
La discesa non è solo discesa. Qua e la qualche strappo in salita interrompe per qualche attimo la volata verso il basso. A volte il sentiero è ampio è comodo, altre volte strettissimo”.

Seguiamo con molta attenzione il sentiero principale tralasciando le numerose “tentazioni” che si diramano lateralmente verso sinistra. Spesso sono sentieri costruiti dai boscaioli per il recupero della legna. Al km 5,95 quota 876 al bivio giriamo seccamente a destra. Proseguiamo seguendo il sentiero principale fino al km 6,35 quota 836 teniamo la destra al bivio tralasciando il sentiero che piega a sinistra. Continuiamo a scendere dalle pendici del monte. Al km 6,84 quota 831 teniamo la sinistra e al km 6,90 quota 822 si va a destra. Il bosco corre velocemente sotto le nostre ruote con il sentiero che si allarga e si restringe continuamente. Mai perdere la concentrazione. Il terreno sconnesso e spesso cosparso di sassi, pezzi di legno e buche impone la massima attenzione.  Alcune bandelle bianco rosse ci conforteranno lungo percorso, ma non sempre saranno presenti. Scendiamo ancora fino al km 7,35 quota 734 dove incroceremo un sentiero sulla destra che tende a salire. Questo sentiero porta all’abitato di Lusignani alto, sull’altro versante del monte. Scendiamo ancora un po’ e ci ritroviamo “in piazza” (km 7,49 quota 717). Siamo ai Piani di Maneia. Da questo ampio spiazzo (assomiglia ad una piazza) partono diversi sentieri, alcuni segnalati altri no.
Ai Piani di Maneia prendiamo il sentiero sulla nostra sinistra trascurando quelli segnalati sulla destra e davanti a noi (ci porterebbero verso la Val Ceno o Vianino).
La carraia è ampia e con parecchie tracce di passaggio di trattori e moto. Teniamo sempre la nostra destra evitando le “tentazioni” sulla sinistra (ci riporterebbero inevitabilmente a risalire verso la vetta del monte).
Stiamo costeggiando il versante est del monte e il sentiero si fa stretto con diversi saliscendi. Al km 7,85 quota 698 teniamo la sinistra e cominciamo un falso piano in salita fino al km 8,29 quota 714. In questo tratto il sentiero si fa abbastanza tecnico . Dopo aver passato alcuni rigagnoli al km 8,64 quota 671 si piega a destra e si scende per sentiero sconnesso fino ad un piccolo gruppo di case ormai abbandonate (km 9,24 quota 635).
“Tra un'emozione e un'altra si arriva ad attraversare un caseggiato in sasso ancora bellissimo nonostante il degrado. Era la casa di due anziani fratelli che hanno vissuto qui fino a pochissimi anni fa (2 o 3) senza l'ausilio di qualsiasi ritrovato tecnologico (non avevano, meglio non usavano, la corrente elettrica). Si dice fossero ricchissimi e, nonostante questo vivevano come si viveva nell''800.”

 Scendiamo per strada sassosa e sconnessa fino al km9,53 quota 604 e giriamo a dx.
Dopo pochi metri al km 9,78 quota 587 si scende a destra per carraia e poi si va sinistra verso un bel prato(km 9,94 quota 572).
 Nel prato si scende a destra( km 10 quota 557) e poi ancora a destra nel prato fino a raggiungere la sottostante strada bianca con un ponticello sopra il “giovane” torrente Stirone (km 10,3 quota 530).
Ora pedaliamo sulla strada bianca che resta in quota e mi porta ben sotto la chiesa. Arrivati ad un gruppo di case (km11,2 quota 548) giriamo a destra ed attraversiamo il minuscolo nucleo abitato per poi piegare subito a sinistra (km 11,4 quota 528) ad imboccare una polverosa carraia che percorreremo in discesa fin sulla strada asfaltata all’uscita del paese di Pellegrino Parmense (km 12,2 quota 447).  Ora ricominciamo a salire girando a destra e percorriamo la strada asfaltata che porta a Mariano/ Monte Salso. Al km 13,1 quota 490  svoltiamo ripidamente per una strada bianca. Dopo aver risalito il monte S.Cristina questa salita potrebbe sembrare banale, ma non è da sottovalutare. Stiamo percorrendo in salita la "borotalco". Il nome deriva sicuramente dal fondo estremamente polveroso dell'ultimo tratto. Passiamo un gruppo di case al km 13,7 quota 547 ed entriamo nel tratto più polveroso della carraia.
“Quando c'è molto secco la progressione è "curiosa". La ruota sembra risucchiata dalla polvere sottile, impalpabile e bianca (improponibile in caso di piogge recenti). La terra bianchissima abbaglia alla luce del sole di mezzogiorno.”
Pedaliamo in salita fin sotto il santuario di Mariano e al primo bivio a sinistra (km 14,3 quota 577) iniziamo la discesa finale dell’escursione . Si scende velocemente sulla scorrevole carraia che percorre il filo di costa .
Tralasciamo tutte le deviazioni a destra e a sinistra fino in fondo ad una discesa dove giriamo seccamente a destra( km15,0 quota 503)  e poi a sinistra nel bosco (km16 quota 499). Tra bosco e prato seguiamo la carraia principale fino al km 16,5 quota 441 dove dobbiamo girare seccamente a destra nel prato.
La velocità del percorso potrebbe indurre in errore e quindi sarà necessario rallentare per tempo e tenere guardato a destra per individuare il passaggio che porta nei pressi del sottostante cimitero di Pellegrino Parmense.
Dopo essere usciti dal bosco ed entrati nel prato giriamo subito a destra (si distingue discretamente la traccia ) e scendiamo sulla strada asfaltata (km 16,7 quota 420).
Giriamo a sinistra verso il centro del paese e al km 17 quota 410 invece di entrare in centro paese pieghiamo a destra.
Pochi metri dopo sulla sinistra il parcheggio delle scuole dove avevamo parcheggiato l’auto.

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ecco il link per la visione del filmato:
http://www.youtube.com/watch?v=SorVgegedfQ