domenica 19 gennaio 2014

Vigoleno, Cergallina, Stirone….fango…emozione

Una di quelle giornate che non ti aspetti, che non avevi preventivato, una di quelle giornate che nascono così, per puro caso e che alla fine ti danno tantissimo.
Prima di praticare la mtb in modo continuo, mi sono dedicato per anni all’escursionismo e all’alpinismo in modo intenso e…pignolo.
Nonostante il brutto tempo non mi abbia mai impressionato, per motivi di sicurezza, mia e di chi veniva con me, ho sempre programmato le mie uscite con meticolosità e le previsioni del tempo sono state sempre fondamentali nella preparazione dell’attrezzatura da portare.
La lettura dei siti di previsione non era il solo modo per sapere il tempo che avremmo trovato. La consultazione del barometro e la lettura del cielo (tipo di nuvole, scie degli aerei, velocità delle nuvole ecc..) hanno sempre integrato le classiche previsioni. Poi ho sempre tenuto conto del microclima della zona, e quindi ho sempre consultato le previsioni locali, interpolato ecc ecc…
Ho trasferito la medesima meticolosità anche nella pratica della mtb.
Avevo letto che la parentesi di questo periodo di bel tempo prenatalizio stava per terminare, e nonostante le nuvole stessero pian piano occupando il cielo collinare, sapevo di poter contare ancora su una giornata discreta.
La temperatura era decisamente accettabile e dopo aver scelto l’abbigliamento adatto (senza trascurare di portare qualcosa di un po’ più pesante di scorta) ho vestito casco, e Gopro e sono partito.
Sono partito così, senza meta….
Avevo pensato di decidere il percorso pedalata dopo pedalata , e così risalendo la Bellaria stavo rimuginando di andare a Vigoleno, ma avevo anche voglia di fare il sentiero di Faieto verso Grotta…e così mi sono trovato a Cangelasio….decisamente fuori strada per Vigoleno…
C’è una bella carraia che da Cangelasio porta a Case Passeri. L’avevo fatta qualche tempo fa con Paolo, e ripetuta  poco dopo in notturna con mia moglie…
Perché no?
Appena sopra Cangelasio giro a destra e mi catapulto lungo questa bella via di discesa diretta.
La prima parte la trovo decisamente bella e compatta, ma scendendo la faccenda si complica, anzi, si sporca. Il fondo si fa assai fangoso. Un trattore è passato affondando nella melma e lasciando profonde tracce melmose. Fortunatamente tra prati a fianco e fondo erboso compreso fra le tracce del trattore me la cavo tranquillamente. Scendendo la faccenda si complica ulteriormente, il prato finisce contro una vigna e devo, giocoforza scendere in carraia.
Mi salva la bassa temperatura della notte che era rimasta serena. Il freddo della notte aveva parzialmente ghiacciato il fondo e, la temperatura non era ancora cresciuta a sufficienza per sciogliere lo strato indurito. In qualche modo riesco a percorrere gli ultimi metri senza piantarmi. Ma sono già ben sporco.
Ora devo risalire verso Vigoleno. Decido di risalire al bel borgo fortificato direttamente da sotto.
Prendo la fondo valle verso Pellegrino P.se ma dopo poco, alla prima strada bianca a destra inizio a risalire. Questa via è molto più breve della strada asfaltata, ma molto più ripida.
Vigoleno risalta proprio sopra di me, e uno squarcio di sereno lo rende ancora più affascinante.

Risalgo tranquillo ammirando il paesaggio. Con la compagnia di un piccolo cane arrivo fuori delle mura.
Le condizioni di luce sono davvero buone e decido di entrare nel borgo per realizzare un piccolo filmato.

Percorro le vie del borgo ed esco dal rivellino. Voglio andare verso la costa di Cergallina, ma da dietro. Di fronte all’entrata del borgo, di fianco ad una trattoria, parte una strada (segnalata sia per mtb che CAI) che porta verso la costa percorrendo ampie carraie. La via, asfaltata per la prima parte, è ben ripida, e mi impegna non poco. L’ho già percorso diverse volte e non mi spaventa, il fondo è buono e in breve sono su.
Per arrivare all’ imbocco della via della costa la strada è quasi interamente in discesa e il tratto scorre veloce e divertente.
Sono al momento chiave dell’escursione, come sarà la costa?
I giorni di bel tempo dovrebbero aver asciugato, almeno parzialmente, la via.
Ci sono parecchi sassi e questo dovrebbe rendere più semplici le cose.
In effetti, il primo impatto è positivo. La carraia sembra asciutta. Ampie tracce di trattore hanno scavato solchi profondi e opto per il prato a fianco
. La terra morbida trattiene le gomme, ma avanzo.
Poco oltre la via si fa ottimale e ritorno in carreggiata.
Ora mi aspetta la dura salita fino al Groppo….

La pioggia ha fatto si che i tanti  grossi sassi smossi che caratterizzano questo tratto in estate, si siano ben fissati al fondo e la salita risulta meno complicata di quanto mi aspettassi. Solamente che in inverno si è vestiti di più e si è più legati e pesanti….quindi la fatica rimane sempre la caratteristica principale di questo strappo.
Volere o volare arrivo su.
Un attimo per prendere fiato, ammirare il panorama, e poi via lasciando correre la bici in discesa. Il passaggio di un gregge ha ben lisciato la via.
Vado bene nel continuo saliscendi del tracciato e arrivo ben presto a Cergallina. Ora mi aspetta l’ultimo tratto in salita prima di arrivare alle antenne.
Dopo il noto ristorante lo strappo (breve …ma intenso), mi mette in difficoltà. Il terreno appare asciutto e solido, ma …dopo poche pedalate la ruota posteriore mi tradisce.
Inizio a slittare e devo scendere prima di cadere. Ma la sorpresa arriva poco dopo.
Un piccolo tratto bagnato mi blocca. Il fango si aggrappa ai miei pneumatici e la bici è bloccata. Devo sollevarla di peso (ma quanto pesa?) e spostarla in posto migliore. Con l’aiuto di qualche rametto rubato al bosco pulisco le ruote e ben presto sono in grado di ripartire.
Contrariamente alle mie previsioni riesco a pedalare l’intero tratto senza scendere a spingere. Nonostante tratti bagnati, sassi smossi, e pendenze notevoli riesco a pedalare fino su alle antenne.

Uno sguardo al cielo.
Nuvole alte, molto alte e compatte mi confortano, posso continuare nella mia escursione.
Decido allora di far dei chilometri e mi dirigo verso Borla e poi verso il passo di Borla.
Scenderò poi verso Rigollo, Stuzzano …e poi si vedrà.
Intanto scendendo verso Borla, arrivato all’abitato di Comini, intuisco un paio di tagli interessanti fra le antiche case. In un attimo, senza fare troppo asfalto, mi ritrovo a valle, praticamente di fronte alla via che porta al passo.
Inizio una nuova salita per buona parte su asfalto, ma sempre salita è.
Vado tranquillo, la strada da percorrere è ancora tanta, prima di arrivare a casa.
Con ritmo cadenzato anche se non veloce, salgo, salgo, salgo…
L’asfalto finisce dopo l’abitato di Rosi e su una comoda strada bianca pedalo verso il passo.
Giungo al valico mentre in valle suonano le campane del mezzogiorno.
Ne approfitto per una sosta di ristoro. Mentre mangio una barretta pulisco la Gopro e girellando nel largo spiazzo ammiro la salita della Milanese. E’ troppo tardi per imboccarla…
Mi accorgo che appena sotto un’ampia carraia corre a mezza costa tagliando il fianco della montagna.
Dove porterà?
Decido di seguirla per andare a vedere dove para la via.
Ampie tracce di trattore mi fanno sperare bene. Vuoi che porti fin sotto Pozzolo? Sarebbe una figata incredibile. Questa carraia corre in un susseguirsi di falsipiani decisamente abbordabili.

Si va, si va, si va…
Poi d’improvviso le tracce del trattore sterzano decisamente girando attorno ad un grande faggio….e la via si fa sentierino.
Che fare?
Provo a seguire il sentierino che, poco dopo si perde in un ampio prato….
C’avrei giurato! Nessun amico mi aveva accennato a questa possibilità e dovevo supporre una fine di questo tipo. Non mi perdo d’animo.
La sotto intravvedo la strada per Rigollo. Decido di scendere…in qualche modo.
Seguo la tracciola lasciata forse da cacciatori o fungaioli, o forse da animali…
La traccia attraversa un po’ di bosco e poi…mi ritrovo in un ampio prato di sterpaglia.
“Bela roba” penso, ma guardo fiducioso la strada la sotto di me, non troppo lontana….
Ma non vorrei trovarmi davanti un salto che mi obbligherebbe a cercare altre soluzioni o, al peggio a tornare indietro.
Meno male che ho il navigatore con la traccia del percorso appena fatto.
Attraverso il prato puntando la strada.
Dopo un paio di zigo zago incrocio ancora la tracciola che avevo perso. Mi ci infilo dentro tirando un sospiro di sollievo. Poco dopo capisco di essere all’interno di un ruscelletto in secca e devo uscirne velocemente prima di ritrovarmi in gramaglie.

Mi ritrovo inaspettatamente su un altro sentierino che, inaspettatamente mi guida rapidamente sulla strada.

Che fortuna, davvero un bel colpo di….
Ok, per oggi abbiamo già sfidato la fortuna a sufficienza, ora voglio andare sul sicuro.
Lascio correre la Scott verso Rigollo e da qui scendo ancora, fino a che la strada ricomincia asalire alla volta di Stuzzano.  In teoria è strada asfaltata, in teoria. In realtà le condizioni del manto stradale sono veramente brutte e la mtb è il mezzo ideale per percorrere questi bellissimi luoghi.
All’ombra c’è ancora ghiaccio e si fa sentire il freddo…
In prossimità di Stuzzano mi viene la voglia di scendere a guadare lo Stirone…
Potrebbe essere possibile. Certo è che se trovassi fango, sarebbe davvero terribile terminare l’escursione in modo onorevole.
Guardo l’imbocco del sentiero e vedo che è ben asciutto….
Al grido di “speruma ben” giro la bici e la lascio correre lungo il sentiero.
Si va che è uno spettacolo…
Devo solo prestare attenzione al fondo sconnesso e nascosto dallo strato di foglie, ma niente di più.
Vado vado vado e mi sto divertendo come un matto…
Velocemente, anche troppo per i miei gusti, arrivo in fondo. Giro subito a destra per evitare il doppio guado. Ne farò solamente uno e di la c’è una bella carraia che mi farà uscire sulla fondo valle Fidenza-Pellegrino.
Nel piano a fianco dello Stirone trovo un fango, tipo torba, che rende quasi vano il mio pedalare.
La ruota posteriore gira a vuoto sul terreno, pedalo pedalo e son sempre li. Non si accumula fango sulle ruote, ma non avanzo in modo significativo. Per fortuna il percorso è breve e mi ritrovo ben presto al cospetto del guado. Non mi azzardo ad attraversare in sella. Scendo e appoggiandomi alla bici per bilanciarmi, guado lo Stirone.
Non mi bagno in modo significativo, anzi approfittando di una buca d’acqua limpida, lavo alla meglio la mia bici, davvero sporca.

Ora sono davvero vicino a casa. In una oretta dovrei essere sotto la doccia. Risalgo per la solita vecchia strada che porta a Besozzola (sempre suggestiva)
e poi via asfalto fino a Pietra Nera.
Ho tempo, e quindi mi fermo un attimo ad ammirare lo splendido panorama sulla Val Stirone dalla parte bassa dell’ofiolite. Che bellezza…

Contento e canticchiante giro la bici e scendo verso Grotta.
Un paio di tagli per prato
mi consentono di accorciare la parte di asfalto e rapidamente attraverso l’abitato di Grotta e risalgo la solita carraia che mi consente di arrivare a Contignaco senza pedalare su “bitume”.
Costeggio i campi da Golf ed arrivo sulla provinciale Salso-Pellegrino a Bonassera, davanti all’imbocco della via dei Massari.
Mi faccio passare qualsiasi voglia di risalire, e ascoltando il mio stomaco dirigo le mie ruote decisamente verso casa.
Gran bel giro…emozionante….alla facciaccia del fango…
Ed ora….dì che piova !

E’ possibile prendere visione del percorso visionando il video al seguente indirizzo:

mercoledì 15 gennaio 2014

IL CANALONE DEL NONNO (pensieri postumi ad un grande evento)

Pubblico solo ora (ma non è mai troppo tardi) il racconto di una bella escursione pedalata nel giugno scorso dopo un periodo davvero denso di emozioni.

Mentre il maltempo rende molti sentieri impraticabili (o quasi) è bello pensare ai momenti buoni dell'anno appena passato, e cominciare a riprogettare l'anno appena iniziato....e speriamo bene!!

Giugno è stato un mese travagliato denso di appuntamenti importanti che hanno segnato la mia vita professionale e familiare.
Un mese fa, giusto giusto, nasceva Noemi, la mia nipotina.
Mia figlia cessa di essere “la mia bambina” e diventa mamma, assumendo così un’aura diversa e più matura.
Anche se sarà sempre “la mia bambina” ora la vedo necessariamente, obbligatoriamente in modo diverso, cercando di abbinare i due ruoli in modo corretto. Non è facile e ci vorrà tempo per collocare e coniugare le due situazioni , che comunque dovranno imparare a convivere.
Per fortuna, a stemperare la tensione di questo susseguirsi di avvenimenti, ci ha pensato la mtb.
Scappare, ogni tanto, dai pensieri e dagli avvenimenti, e potersi rifugiare nella natura pestando sui pedali, è un bell’aiuto.
Libera il fisico dalle tossine accumulate, e aiuta la mente a rientrare in una dimensione più consona all’uomo.
Così, a mò di sfogo, con immenso piacere, col sorriso di una accettata nuova condizione sociale, vorrei raccontarvi di una pedalata in compagnia dei miei pensieri…ormai più vecchi.
La sera del 12 giugno dopo 36 ore  di dolori mia figlia Valentina da alla luce Noemi. Se avessi partorito io avrei sofferto di meno…
Quando nacque Valentina soffrii decisamente meno…
Il 13 giugno, in prima mattina, termina un lungo percorso professionale, e in quel di Mantova, conseguo la patente di conduttore di generatori di Vapore. Niente di che ma ho dovuto rimettermi in gioco e ricominciare a studiare, frequentare corsi ecc… A quasi 60 anni è duro….
Dopo uno stress simile decido di prendermi un pomeriggio di fuga da tutto e da tutti e inforco la mia nuova Scott Genius e comincio a pedalare. Ho le idee chiarissime. Mia moglie non ha notato (o ha fatto finta di non vedere) che ho messo le protezioni nello zaino. Quando metto le protezioni nello zaino vuol dire che vado a fare il canalone ovest del kanate. Forse non servono, ma mi danno tanto un’aria eroica e da fortissimo che sopporto tranquillamente il peso in più sulle spalle. Il canalone Ovest non è niente di trascendentale, c’è qualche sasso nella parte centrale, e qualche gradino sbifido, ma soprattutto è da vedere quanto “sporco” ci sia ancora sul sentiero dopo l’inverno infinito di quest’anno. Fango non ce ne dovrebbe essere.
Vado via da solo con i miei pensieri e quindi, è bene avere qualche protezione in più…dovessi cadere male…
Ho il bisogno assoluto di solitudine, di essere un tutt’uno con la natura che mi circonda, si seguire mentalmente il canto degli uccellini, il volo della poiana, di accompagnare con lo sguardo la fuga della lucertola sulle foglie secche.
La pedalata assai solerte mi sorprende, evidentemente il mio fisico ha la necessità di sfogare, eliminare la tanta tensione accumulata, ma decido di rallentare, non vorrei trovarmi vuoto “come un bego” nel bel mezzo della salita finale al Kanate. E poi voglio conservare lucidità sufficiente per godere della discesa nel canalone…la voglio fare bene fino in fondo…
La lunga salita di case Massari, faticosa ma tuttosommato abbastanza noiosa, permette al cervello di vagare inesorabilmente fra passato presente e futuro.
Passo velocemente da sorrisi compiaciuti a momenti di pensieri cupi, mano a mano che lascio il passato denso di tenerezze e momenti accattivanti e guardo a questo futuro incerto e bizzoso, conscio di non poter sostenere in modo adeguato le necessità di aiuto della nuova famiglia che si è formata…
L’orario di lavoro mi prende tutta la giornata, il WE…un po’ ci posso essere, ma devo dare spazio anche alla moglie, e poi alla fine, ultimo, ci sono anche io…
Lo stipendio basta appena a vivere, o poco più, vorrei dare tanto, ma conti alla mano, il budget è quel che è. Teniamo un piccolo margine per imprevisti seri…
Con un secco colpo sui pedali, sudando non poco affronto, l’ultima rampa prima di Pietra Spaccata.
Mentre l’aria fresca mi asciuga in una piacevole discesa, ricordo che era ieri quando tenevo in braccio Valentina.
Dopo la poppata, che gustava in modo incredibile, a me toccava l’arduo compito di farle fare il giretto sulla spalla per il ruttino finale. Gli occhioni azzurri sbarrati guardavano l’infinito mondo ancora un po’ fumoso, reso ancora più vago dalla pancina piena.
Adesso quella che una volta faceva il ruttino “vestito” sulla mia spalla, è li che da la “tetta” alla sua bimba.
Ma è già passato tanto tempo?
Questa domanda resta appesa li, devo affrontare la riservetta, e il percorso abbastanza tecnico richiede concentrazione e attenzione. I sassi assai smossi dopo questo inverno permaloso, e le pozze non ancora perfettamente secche possono ingannare…e un nonno non si può permettere una caduta per distrazione.
Mia moglie ha già deciso che dovrò insegnare alla piccola ad andare in bici, a sciare, ad arrampicare. Voleva già prendere lo zaino con il porta bimbi, e voleva prenotare una piccola mtb.
Dico: “ aspetta un momento!! è ancora alta come un bottiglione!!! L’è bonora!!”
Però un paio di scarpine della nike le ha regalate.
E così la “riservetta” passa via con un netto assai gustoso, che non me ne sono nemmeno accorto.
E bravo al me nunon!
E adesso devo risalire sul Kanate. L’ultimo chilometro e mezzo è sempre poco gustoso e fa sempre santiare.
Una rampa così fa sempre stramaledire la bicicletta. Solo Paolo se la gode sempre, non so come fa.
E così mugugnando improperi vari inizio la salita. Il caldo odierno è mitigato da una arietta di traverso che rende meno ostica la salita. E intanto realizzo che “ad una certa” questi sforzi non fanno bene, che devo riguardarmi, che magari così sudato, con questi colpi d’aria magari mi blocco. E se mi blocco lassù quando inizio il canalone?
Chi mi viene a recuperare duro come uno stoccafisso?
Mandandomi a cagare di brutto passo anche l’ultimo strappo della salita. Ormai sono in vetta, le antenne mi salutano come vecchie amiche. Rimanere quassù, secondo me non fa benissimo, e quindi intraprendo subito la discesa per togliermi dai campi magnetici vaganti della cima.
La prima parte della discesa non richiede protezioni e poi appena dopo c’è da risalire lungo la cresta boscosa.
Mi vestirò più sotto.
Abbasso la sella con rapido tocco alla levetta. Grande invenzione il reggisella telescopico. E’ comodo e fa molto figo, diciamolo!! Pesa un po’ ma è di grande comodità e utilità. I puristi e i garisti storceranno il naso…lo storcessero pure….io mi trovo da Dio!
Percorro beatamente la cresta boscosa godendo di quei chiaroscuri che le verdi chiome degli alberi riescono incredibilmente a creare in tarda primavera.
Il verde ancora brillante regala riflessi smeraldo che il sole limpido di questa giornata finalmente bellissima, esalta alla massima potenza. Il sentiero è pulitissimo, e questo mi rincuora davvero.
Dopo uno scorrevole tratto in discesa fermo la bici ad un passo dall’inizio del canalone. Inizio la procedura di vestizione protezioni. Mi stimo molto. Sembro un guerriero medievale prima del torneo. Speriamo di vincere, non mi va di essere disarcionato! Inforco il mezzo a pedali, abbasso la sella e quando sto per partire…mi assale un dubbio atroce…un pensiero “da vecchio” mi assale repentino.
Una vocina interna mi sussurra malefica: “ i nonni non fanno queste robe”, “ se ti fai male come fa la tua nipotina?” “ e se non la vedi più dopo?” Smanaccio nei miei pensieri per scacciare queste voci portasfighe e rompiscatole.
Ma ricordo chiaramente un altro momento simile…diversi anni fa…al ritorno dalla spedizione in Islanda.
Beppe era appena rimasto sotto la valanga…e aveva lasciato 3 bambine e la 4° in arrivo…
La cosa mi aveva turbato molto e avevo rinunciato ad un paio di ascensioni molto belle per il timore di non tornare ad abbracciare i mie bambini…
Ed ecco riaffiorare questo particolare sentimento, in questo momento di svolta della mia vita, o meglio della mia nuova condizione sociale.
Il Nonno!
E ora il Nonno si butta nel canalone….
Lascio correre la mtb nello stretto imbuto,
e poi ancora passo i sassi e i gradini;  in un susseguirsi di grande godimenti lascio correre le ruote dove il sentiero consente velocità. Frenate e derapate per far fronte a spostamenti improvvisi di traiettorie; via, via senza pensare troppo,
adoperando colpo d’occhio ed istinto, fidandomi della mia bici che corre veloce sopra ogni ostacolo. Ancora un pensiero maturo, e rallento un po’…
Fidarsi della bici va bene, ma non esageriamo, tra l’altro ho sentito un rumorino che dovrò controllare…
E son già giù, sono in fondo…il nonno è arrivato in fondo tutto intero, neanche un graffio. Ho solo staccato un attimo il piede dal pedale, ma solo un attimo.
Il nonno guerriero medievale, ora, appoggiato il destriero ad una pianta, sveste l’armatura sotto un’ ombra e ritorna normal ciclista che pedala tranquillamente. Ora per rientrare degnamente prendo l’erbosa via di Casalino.
Ormai la tensione è dimenticata, le tossine sono state espulse dalla prima all’ultima, pensieri e timori sono stati esorcizzati. La pedalata è rilassata e felice nell’ultima lunga discesa prima di casa.
Il rientro del nonno….il rientro di un uomo felice…        

il video dell'escursione è visibile a questo indirizzo:
http://www.youtube.com/watch?v=qXpMXWHBDf0&feature=youtu.be

lunedì 13 gennaio 2014

Sabato di pioggia…cani…cinghiali

Le Cassandre del meteo indicavano acqua a catinelle senza possibilità di dubbio.
Le vecchie ossa e i calli miei e di Luca non erano perfettamente d’accordo, così dopo un tot di contatti telefonici decidiamo di uscire ugualmente nel sabato mattina uggioso.
In effetti non piove…ma potrebbe cominciare da un momento all’altro. Le nubi basse sui colli attorno a Salsomaggiore non promettono nulla di buono…
Intanto partiamo poi vedremo.
Di buona lena nella umida mattinata risaliamo la Bellaria e giriamo verso Cangelasio. Non raggiungiamo l’abitato ma giriamo a sinistra verso il Talita Kum…mentre risaliamo lungo l’asfalto mal ridotto  un paio di cani, sporchi e bagnati, ma non magri e denutriti, annusano l’aria e cominciano a seguirci.
Probabilmente il fatto che Luca sia spesso davanti a fare l’andatura, fa scattare qualcosa nella testa dei due cani che lo eleggono immediatamente a capo branco. E’ vero che sulla maglia sociale ha scritto “Boss”…ma non sapevo che i cani sapessero leggere…
Questi due simpatici animali ci seguono ad oltranza, e spesso viaggiano orribilmente vicino alle ruote e ai pedali delle nostre mtb. Uno è un simil border collie, e l’altro è un simil pastore tedesco.
Il Border collie pare più anziano e più autoritario, l’altro un cucciolo cresciuto, forte e giocherellone… Ma non va bene che vengano a giocare fra le nostre ruote. Tentiamo più volte di spedirli a casa con toni perentori ed autoritari…niente da fare, fan finta di non sentire e proseguono al nostro fianco.
La strada asfaltata finisce e imbocchiamo l’inghiaiata che sale a Faieto. Saliamo tranquilli mentre cominciano a cadere le prime gocce di pioggia.
Va beh…poche gocce non significano molto, ma condizionano la stesura dell’itinerario. Guardandoci attorno , considerando la nebbia che avvolge i colli, decidiamo di girare senza allontanarci troppo. In caso di pioggia forte potremmo agilmente battere in ritirata.
A Faieto la pioggia aumenta e consideriamo l’idea della ritirata strategica. Giriamo verso il bosco che confina con il Golf. Per evitare di impantanarci nella carraia sterrata passiamo per i prati adiacenti.
Nonostante la pioggia i due cani ci seguono (come cani) anche nel bosco.
Il fondo nel bosco non è male, si va. Lo strato di foglie che copre il sentiero ci consente di progredire senza affondare nel fango. Bene.

La pioggia aumenta e il bosco, ormai spoglio, non ci protegge. I rami dei castagni privi di foglie si protendono nudi e scuri verso il cielo. I cani incuranti della pioggia, quasi divertiti seguono Luca molto diligentemente. Ogni tanto si fermano e aspettano me. Siamo una curiosa combriccola.
Due cinghiali, due cani in perfetta sincronia. La giornata è una tipica giornata da cani…per i cinghiali ideale per andare a zonzo senza problema alcuno.
Non significa nulla se i cinghiali sono montati su delle tecnologiche mtb…sempre cinghiali sono.
Di fango addosso ne abbiamo già parecchio e gli schizzi di acqua sporca colorano già le nostre facce.
Così senza grandi problemi, in buona compagnia ci beviamo il bosco e sotto il monte Larino scendiamo per un simpatico sentiero.
Sulla strada bianca lasciamo correre veloci le bici. La pioggia si è fatta forte.
I cani sempre al nostro fianco. Il border collie è il più veloce, il pastore tedesco arriva balzellon balzelloni ansando ed abbaiando.
Sulla via che scende a Bonassera acceleriamo e distacchiamo i cani di parecchio…speriamo che desistano.
Quando attraversiamo la strada Salso-Pellegrino, la pioggia ha smesso di cadere e non si vedono i due cani….
Come iniziamo a salire lungo la strada dei Massari sentiamo abbaiare dietro di noi e dopo pochissimo i due quadrupedi ci sono accanto. Lingua fuori e trotterellando si affiancano a Luca accompagnandolo sulla lunga salita.
“Cosa facciamo?” “va a finire che si perdono”
Piovere non piove più…
“torniamo verso Cangelasio dove li abbiamo trovati e speriamo bene”
A metà salita dei Massari deviamo per la solita discesa nel bosco dei Tintori. Questo bosco non ci tradisce mai. Con qualsiasi tempo, neve compresa, il terreno è sempre in buone condizioni.

Noi cinghialiamo e i cani…con noi.
Raggiunto il piccolo abitato sentiamo abbaiare parecchi cani. I nostri si fermano a discutere con i loro simili. Ne approfittiamo per guadagnare terreno e tagliando per un prato, dopo un piccolo guado, ci ritroviamo sulla strada dei Tintori.
Dietro di noi si sentono i cani “discutere” animatamente con i loro colleghi.
Si fermeranno la? Tornano indietro?...la strada la dovrebbero saper trovare, hanno lasciato un mucchio di segnali lungo la via.
Intanto cominciamo a salire verso Pietraspaccata.
Dopo un po’, pancia a terra arriva il border collie…da solo…

Ci rassicura sulle sue condizioni e ci invita a spingere sui pedali. Il vigliacco corre avanti qualche metro, poi si ferma e ci guarda quasi scocciato per il rallentamento.
Mentalmente, ma anche verbalmente lo mando a quel paese, mentre sbuffo sulla dura salita.
Rassegnati alla canina compagnia valichiamo. Davanti a noi la salita verso il valico di S.Antonio.
Incerti sul da farsi…tentenniamo un attimo…poi giriamo fra le case e pensiamo di scendere a Ponte Grosso per quella carraia che taglia qua nel mezzo. Salutiamo un noto personaggio salsese che ci chiede del cane….ne ha uno anche lui. Mentre i due cani si annusano e fraternizzano noi salutiamo ed iniziamo la discesa.
Scendiamo lenti, il sentiero è veramente mal messo. Lunghi rovi spinosi agganciano Luca costringendolo allo stop.
Scendiamo guardinghi nel bosco…del cane nessuna notizia. Non si sente abbaiare…non si sente correre… Scendiamo…scendiamo…Sbuchiamo su una ampia strada bianca e lasciamo andare le bici. Sulla strada bianca non c’è fango, ma gli schizzi d’acqua sporca ci pitturano davvero tanto. Ma ci stiamo divertendo. Non piove più. Decidiamo di salire fino a Grotta, poi vedremo.   
L’asfalto non ci diverte…ma adesso ci serve.
Pedaliamo tranquilli in salita e, visto che i cani ci hanno abbandonato, raccogliamo tutta la nostra voglia di sporcarci e prendiamo la traccia che ci porterà a Casalino. Di qui cercheremo la via per scendere il più possibile verso casa senza pestare ulteriore “bitume”.
Da Grotta a Casalino la via è migliore di quel che ci aspettassimo. Il prato bello grasso ha assorbito bene l’acqua e non c’è fango libero che si attacchi alle nostre coperture.
L’acqua però c’è tutta, e le nostre ruote tassellate la sollevano a più non posso. Il mio piccolo parafango anteriore mi risparmia una grande lavata di faccia.
Sotto casalino comincia l’avventura nella melma. Per un po’ l’ampia carraia si lascia percorrere senza problemi, un paio di piccoli guadi rallegrano la marcia e poi la solita salita vigliacca, piena di sassi smossi e fango viscido. Non riusciamo a superarla in sella. Poco male, sono solo 3-4 metri da spingere…
Ed eccoci nel bel mezzo di un sentiero praticamente arato. No non sono passati trattori! Le profonde tracce sono evidentemente di un fuori strada che, slittando e sbandando ha percorso questa sterrata rovinandola completamente. Fortunatamente il prato a fianco è pedalabile e riusciamo a toglierci dall’impaccio.
Senza neve e ghiaccio l’erba riesce a “nascondere” il fango e diminuisce l’adesività di quest’ultimo.
Per noi è una vera manna. Pedaliamo allegri su queste superfici amiche anche se, qua e la le ruote tendono a derive curiose. L’importante è essere sempre sui pedali per recuperare il mezzo che tende ad andare per i cavoli suoi.
Solo una antica risorgiva ci costringe a smontare per bypassarla. Questo punto è fangoso anche in piena estate…figuriamoci adesso!

Destreggiandoci alla meglio su queste carrarecce infangate arriviamo senza troppi guai sotto la antica chiesetta di Cangelasio (mi fa una tristezza vedere una chiesa in vendita!!) .
Decidiamo di perdere quota utilizzando una via inconsueta. Scendiamo per un po’ fiancheggiando un grande recinto e poi andiamo a raggiungere una carraia fra i campi che viaggia a mezza costa.

Queste carraie le avevamo già percorse quest’estate in un allenamento serale….ma ora è decisamente tutta un’altra cosa. La terra è molto diversa da prima e anche i prati non offrono un fondo ben compatto. Mentre Luca viaggia bene la davanti il sottoscritto sta faticando nelle retrovie.
Con fatica faticosa e bici estremamente infangate usciamo in mezzo ad un gruppo di belle villette.
Una bionda signora, dall’aspetto nordico, dal balcone di casa ci guarda e sorride.
Ci fa piacere…
Attraversiamo la strada e ci ributtiamo ancora fuori strada. Costeggiamo pestando una cultura a frumento. Temo di piantarmi nel fango…invece…riusciamo ad uscirne senza conseguenze. Attraversiamo una siepe abbattuta…e attraversiamo una vigna in discesa.
Ancora un traverso su una carraia erbosa e poco dopo usciamo (più infangati che mai) in centro a Cangelasio …quello basso…per intenderci…
Come faccia Luca a conoscere tutte queste mille possibilità…mah!!
Io ne conosco tante…ma in confronto a lui sono di una ignoranza abissale…
Un’ultima salita e poi una discesa su asfalto e siamo alla Bellaria…
Con le gocce di pioggia che ricominciano a cadere scendiamo dalla scalinata antistante il cimitero e ci avviamo verso il centro di Salsomaggiore.
E’ presto….è quasi Natale…siamo sporchi come poche altre volte…non possiamo non farci una foto beneaugurante sotto l’albero di Natale .
Davanti alle Terme Berzieri, sotto l’albero natalizio di fianco al presepe, ci facciamo immortalare con le nostre mtb in condizioni veramente terribili. Noi non siamo da meno….

E’ perché, tradizionalmente, nel presepe non sono rappresentati i cinghiali….altrimenti avremmo fatto la nostra onesta figura….

Il video della uscita prenatalizia è al seguente indirizzo: