La Maria Longa è una strada. E' una strada
antica...molto antica. L'importanza della strada è testimoniata dalla presenza
dei ruderi di un antico potente castello: il castello di Roccalanzona, in
antichità chiamato RochaLeone. Il tragitto storico parte da Ramiola (Fornovo) e
arriva al santuario di Mariano. E’ necessario percorrere la Maria Longa in
senso opposto in quanto decisamente meglio pedalabile.
Può essere bello allungare un po’ il tragitto e sistemare la partenza dal passo di S.Antonio (sotto il monte Kanate) . Si ha modo di percorrere la Strada della Costa e divertirsi pedalando lo stupendo sentiero che aggira il santuario di Mariano e l'arrivo a Ramiola. Sono solo(si fa per dire) 17 km con un dislivello positivo di circa 500m e 900m di dislivello negativo. Il percorso non è facile a causa della notevole quantità di detriti presenti sul percorso e dai profondi solchi lasciati da trattori, quad e moto. Si può rientrare al valico di S.Antonio percorrendo la strada che porta a Varano de Melegari e salendo per la strada interna per Monte Salso e poi per la strada che da Mariano riporta al valico.....oppure per chi ha molta gamba.....ma molta...si può rientrare a Salso seguendo il percorso della via Francigena (Pedalando nella storia) fino a Siccomonte e poi via Tabiano Castello, strada Boffalora, Predella, Pietraspaccata arrivare al luogo di partenza.
La storia della
strada di Maria Longa ha origini remote e riguarda un itinerario di grande interesse
storico e naturalistico. Situata in un territorio di passaggio e di
collegamento per chi desiderasse andare verso il mare partendo dalla pianura
padana, Maria Longa era un percorso di crinale sicuramente più
sicuro rispetto al sentiero che correva lungo il fiume, aperto a maggiori
insidie. Può essere bello allungare un po’ il tragitto e sistemare la partenza dal passo di S.Antonio (sotto il monte Kanate) . Si ha modo di percorrere la Strada della Costa e divertirsi pedalando lo stupendo sentiero che aggira il santuario di Mariano e l'arrivo a Ramiola. Sono solo(si fa per dire) 17 km con un dislivello positivo di circa 500m e 900m di dislivello negativo. Il percorso non è facile a causa della notevole quantità di detriti presenti sul percorso e dai profondi solchi lasciati da trattori, quad e moto. Si può rientrare al valico di S.Antonio percorrendo la strada che porta a Varano de Melegari e salendo per la strada interna per Monte Salso e poi per la strada che da Mariano riporta al valico.....oppure per chi ha molta gamba.....ma molta...si può rientrare a Salso seguendo il percorso della via Francigena (Pedalando nella storia) fino a Siccomonte e poi via Tabiano Castello, strada Boffalora, Predella, Pietraspaccata arrivare al luogo di partenza.
La sua frequentazione risale all'epoca preistorica e lo testimoniano alcuni siti archeologici dell'età del bronzo: Pietra Corva, punto di snodo fondamentale del sentiero, e Groppo Rizzone, che lambisce le pendici del crinale su cui è posta Maria Longa verso il torrente Ceno. Sul territorio restano testimonianze delle antiche popolazioni celtiche e liguri nei toponimi come Ceno e Taro.
I romani dovettero scontrarsi con queste popolazioni durante il loro processo di espansione, e deportarono intere tribù di celti e liguri lontano da questi territori. Il territorio su cui si trova Maria Longa apparteneva, nel periodo della dominazione romana apparteneva a Forum Novum, l’attuale Fornovo Taro. Con i longobardi il percorso assunse grande importanza, come testimonia il suo nome originale Via Longobardorum.
Dopo i longobardi fu la volta dei Franchi cui fece seguito il cosiddetto periodo degli ordini monastici o dei Vescovi, tra l’877 ed il 1104: a quest’epoca risalgono le località del Pagano, dove è stata rinvenuta la Pietra Giubilare che ricorda il Giubileo del 1300 indetto da Bonifacio VIII, e dei Rugginelli. Il momento di maggior spicco, che caratterizza il sentiero di Maria Longa è il castello di RoccalLanzona, oggi ridotto ad un misero rudere: se si vuole avere idea di come fosse in origine si deve osservare l'affresco nella Camera d'oro del Castello di Torrrechiara. proseguendo il percorso si arriva a Mariano di Pellegrino lambendo Montesalso e il suo castello.
Maria Longa non è solo storia, solo passato. Il sentiero inizia da Ramiola sul versante sinistro della valle del Ceno e termina a Mariano di Pellegrino il punto più alto del percorso.
A metà strada tra Salsomaggiore Terme e Pellegrino
P.se c’è il passo di S.Antonio (quota 622m) . Anni fa sul passo c’era un
rinomato ristorante ora totalmente in rovina. Davanti al ristorante c’è un
ampio parcheggio che, ormai, non serve più agli avventori del ristorante. Per
affrontare la Maria Longa abbiamo scelto di parcheggiare l’auto in questo
spiazzo inutilizzato.
Prepariamo accuratamente il materiale per
l’escursione, e ci preoccupiamo di avere acqua a sufficienza (non troveremo
acqua fino a Ramiola) e il materiale necessario per eventuali riparazioni alle
coperture. Il terreno assai sassoso potrebbe riservare sorprese poco piacevoli.
La prima parte
del percorso è su asfalto. Percorriamo infatti la Strada della Costa fin sotto
Mariano (vedi escursione “Al Santuario di Mariano”) e poi giriamo a sinistra
(km3,15 quota597m) per percorrere lo stupendo sentiero che aggira il cocuzzolo
del Santuario.
La località di Mariano compare già come pagus nella Tabula Alimentaria
Proprio sul cocuzzolo prospiciente la chiesa alcuni vogliono vedere nella
geometria del paesaggio la presenza di un antico castello, distrutto dopo la
ribellione dei Pallavicino di pellegrino contro Bernabò Visconti nel 1373.
La chiesa di San Pietro già menzionata nel '400,
è sorta in sostituzione
di una
precedente, adiacente al fortilizio, ma di cui purtroppo si è persa ogni
traccia.
Il susseguirsi di agili saliscendi dell’ombreggiato sentiero
consentono al biker di scaldare muscoli e riflessi sotto le amiche fronde del bosco. Usciamo dal bosco (km 4,4 quota582m) e percorriamo qualche metro di asfalto prima di tornare sulla sterrata che troviamo alla nostra sinistra (km4,6 quota556m).
consentono al biker di scaldare muscoli e riflessi sotto le amiche fronde del bosco. Usciamo dal bosco (km 4,4 quota582m) e percorriamo qualche metro di asfalto prima di tornare sulla sterrata che troviamo alla nostra sinistra (km4,6 quota556m).
Sempre tenendo la sinistra sbuchiamo sulla strada che da Pellegrino P.se va
a Varano de Melegari (Km 4,97quota534m). Andiamo in direzione Varano scendendo
veloci su asfalto. Al km6,3 quota476m, giriamo a sinistra per petrosa
carraia fra prati e vigneti.
Dopo una prima veloce discesa cominciamo a guadagnare quota per raggiungere il crinale. Siamo già entrato nel cuore della Maria Longa .
Dopo una prima veloce discesa cominciamo a guadagnare quota per raggiungere il crinale. Siamo già entrato nel cuore della Maria Longa .
Il nostro tracciato segue dall’alto il letto del torrente Ceno che scorre
spumeggiante sotto di noi.
Questa prima parte di Maria Longa corre ampia e con fondo discreto in un
susseguirsi di saliscendi piacevoli e veloci. Se non avremo fretta di arrivare
potremo gustare panorami incredibili in una vegetazione quanto mai varia .
Ogni tratto offre testimonianza della
sua vitalità attraverso la sua continua trasformazione e soprattutto con la
presenza di varie specie di flora, fauna e vegetazione in perfetta armonia con
la morfologia del luogo, caratterizzata da calanchi e affioramenti
ofilitici.Lungo il percorso si possono trovare grandi querceti dove predominano la roverella, il ginepro o la ginestra; per quanti riguarda gli alberi predominano, l'orniello e l'acero campestre, il frassino, il castagni il carpini e i noccioli.
All'ombra degli alberi crescono delicate piante erbacee come la primula, la viola, l'anemone dei boschi, il dente di cane e le orchidee. Per quanto concerne la fauna sono presenti cinghiali, scoiattoli, lepri, tassi, volpi e ricci. Per gli appassionati di bird watching lungo il tragitto è possibile osservare sparvieri, ghiandaie o poiane.
La strada subisce una notevole trasformazione in corrispondenza dell’affioramento ofiolitico di Pietra Corva (km10,2 quota530m).
Di qui lo sguardo spazia tra la pianura (a Nord), la valle del Ceno fino all’alto Appennino (a Sud). Ora inizia una discesa su terreno veramente insidioso.
Il fondo poco compatto tende a sfaldarsi e numerosi sono i sassi smossi che costellano il tracciato. Il passaggio dei mezzi a motore (moto-quad-trattori) scava solchi profondi che fanno aumentare le difficoltà per noi mtbikers. Il lavoro viene completato dalle piogge che trasformano questi tratti in veri e propri torrenti.
Dopo queste discese poco agevoli percorriamo un falsopiano su terreno argilloso che ci accompagna fin sotto i ruderi del Castello di Roccalanzona (km12,6 quota438m)
Si
hanno notizie del castello di Roccalanzona
da un documento riportato dal Campi.
Il 4 luglio 1028 la nobile Ildegarda, di origini longobarde, vende al
rettore della chiesa piacentina di Pederna diverse terre e castelli tra cui
Roccalanzona. Notizie certe si hanno del suo passaggio a Pier Maria Rossi che
lo ribattezzò “Rocha Leone”. Questo castello sostenne, senza cedimenti, gli
assedi di Lodovico il Moro e dei suoi alleati Pallavicino. Nel 1464 passa a
Bertrando Rossi, in seguito a Troilo Rossi e, nel XVII secolo a Scipione che
cede il patrimonio alla Camera ducale farnesiana. Già nella seconda metà del
‘600 Roccalanzona era in rovina. Il Molossi nel suo “Dizionario Topografio
degli Stati Parmensi”, sec. XIX, scriveva che il castello era “ormai ruinato”,
ed oggi rimangono ben pochi resti. “Rocha Leone” appare nell’affresco
quattrocentesco di Benedetto Bembo nel castello di Torrechiara.
Potrebbe essere
interessante andare ad osservare da vicino le rovine. Si può accedere
attraverso un sentiero nella vegetazione sottostante i ruderi, ma la precarietà
delle rovine lasciate a morire sconsigliano di avvicinarsi.
La Maria Longa ci chiama e ora scendiamo su un
sentiero, assai ripido e sconnesso, sulla destra per poi risalire dalla parte opposta dei
ruderi del castello. Ancora un falso
piano su argilla e ghiaia ci accompagnano fino al bivio (km13,5 quota429m) che,
a destra porta ad un gruppo di case coloniche e quindi a Viazzano.
Noi andremo a sinistra . Perdiamo ulteriore quota ; la strada ora corre più agevole . Il castello austero e triste si è fatto piccolo e puntuto verso ovest, un dito teso verso il cielo, un faro del tempo passato che serviva a pellegrini e mercanti come riferimento, fors’anche come rifugio.
Noi andremo a sinistra . Perdiamo ulteriore quota ; la strada ora corre più agevole . Il castello austero e triste si è fatto piccolo e puntuto verso ovest, un dito teso verso il cielo, un faro del tempo passato che serviva a pellegrini e mercanti come riferimento, fors’anche come rifugio.
Arriviamo in un ampio spiazzo dove la Maria Longa si
divide (km15 quota349m).
Storicamente la
Maria Longa finisce a Ramiola e noi andremo là.
La discesa è veramente disagevole . Una notevole
quantità di ghiaia di grossa pezzatura e per di più smossa , fra carreggiate di
varia forma e dimensione ci costringono ad una estrema prudenza.
Questo tratto ci pare più lungo dell’effettiva sua estensione. Sembra non finire mai. E’ necessario assecondare la bici e non farla correre troppo. Finalmente la pendenza cala, il fondo migliora e arriviamo su asfalto. Poco più in là arriviamo sulla strada che da Fornovo va a Varano-Varsi-Bardi (km16,6 quota156m).
Questo tratto ci pare più lungo dell’effettiva sua estensione. Sembra non finire mai. E’ necessario assecondare la bici e non farla correre troppo. Finalmente la pendenza cala, il fondo migliora e arriviamo su asfalto. Poco più in là arriviamo sulla strada che da Fornovo va a Varano-Varsi-Bardi (km16,6 quota156m).
Siamo proprio sotto il cartello stradale: Via Maria
Longa.
Per tornare all’ auto abbiamo diverse possibilità.
In breve citiamo quella più veloce e meno
dispendiosa dal punto di vista fisico.
I
dati chilometrici partono da Ramiola
Giriamo a destra e percorriamo tutta la strada
asfaltata che da Ramiola va a Varano de Melegari. Passiamo tutto il paese e,
davanti al Castello (km 6,9 quota198m) giriamo a destra in direzione di
Pellegrino P.se. . Subito dopo a destra
c’è una deviazione che indica un noto ristorante. Ci incamminiamo per questa
strada secondaria. La strada è tranquilla e poco trafficata e il falsopiano ci
consente di pedalare agilmente fino al bivio (km9,77 quota253m). Prendiamo la
strada a sinistra che sale a Monte Salso. La salita che ci aspetta è notevole e
la fatica non poca. Passiamo l’abitato di Monte Salso(km11,4 quota414m) e
sbuchiamo sulla strada di Varano-Pellegrino. Andiamo in direzione di Pellegrino
P.se e, poco più in la incrociamo l’ingresso della carraia che contraddistingue
la Maria Longa (km12,6 quota477m). Siamo già passati di qui. Non ci resta che
percorrere a ritroso strade e sentieri già pedalati .
E' possibile, per chi lo vuole, visionare la costa di Maria Longa ( o Marialonga) su you tube al seguente indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=_j6rRnhmcjQ&list=TL9mNxiO3NzDd5QD2p-1PLU6rOnT2EyZJf
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