venerdì 27 dicembre 2013

Monte S.Cristina in inverno

Un fine autunno limpido e fresco ci ha regalato giornate meravigliose. Il sole ormai basso sull’orizzonte distribuisce i suoi tiepidi raggi sulla terra bagnata. La montagna si divide in zone nettamente distinte. Al sole la terra è quasi asciutta e tende a scaldarsi, all’ombra la brina gelata che nella notte si deposita sull’erba e sui sentieri crea disegni e suggestioni davvero incredibili.
Per motivi familiari e di lavoro per due settimane devo saltare gli appuntamenti sabatini con i soliti amici. Devo però recuperare alcune giornate festive lavorate nei mesi scorsi e decido quindi di spezzare la normale settimana lavorativa con un giornate di recupero. Il bel tempo mi fornisce la spinta giusta. Avendo tempo a disposizione mi preparo moralmente a lunghi percorsi in solitaria.
Avevo pensato di esibirmi in una bella impresa (si fa per dire) la salita al monte Kanate e S.Cristina nello stesso giorno. Dopo un primo tentativo ho intuito che, di questo periodo, l’impresa mi era difficile, non tanto per le difficoltà tecniche o per durezza di percorso, ma, le temperature basse e le poche ore di luce a disposizione potevano mettermi davvero in gramaglie. La necessità di partire abbastanza coperto faceva si che, durante le salite dure, sudi parecchio, e le successive discese mi avrebbero raffreddato notevolmente. Fermarsi a riposare e mangiare per un po’ di tempo diventava davvero complicato. Perdendo tempo a mangiare e riposare, poi i tempi si sarebbero dilatati parecchio, e avrei rischiato di dover rientrare, stremato, a buio. Da considerare inoltre le velocità ridotte (sia in discesa che in salita) a causa delle zone di fango. Il fango poi, potrebbe bloccare le ruote della mia mtb. Le operazioni di pulitura richiederebbero tempo, energie, brutte parole ecc… Da mettere inoltre in preventivo le possibili rotture meccaniche dovute al fango. Meglio rimandare l’impresa a tarda primavera, con giornate più lunghe e clima più favorevole.
Deciso così di affrontare una montagna per volta, magari allungando un po’ la fase di rientro, qual’ora mi fosse rimasto tempo utile.  
Così, un giovedì mattina, dopo aver portato la moglie a lavorare, preparo lo zaino, vesto i panni del mtbiker, inforco la mia Scott Genius e parto in direzione di Pellegrino P.se.
Ho in mente un paio di itinerari di rientro, vedremo i tempi di salita e discesa dal monte più alto del circondario. Il S.Cristina con i suoi 963 m è la cima più elevata della zona e fornisce al mtbiker diversi itinerari di discesa. Per la salita è consigliabile, sempre la via “normale”. La “normale” consiste in una grande strada inghiaiata con diversi gradi di pendenza, ma, soprattutto un terreno abbastanza sconnesso, che riesce spesso a mettere in difficoltà gli escursionisti con la “gamba” meno potente. Per scendere penso di percorrere la “normale”. Una volta arrivato a Maneia vorrei girare verso la Val Ceno e rientrare verso Lusignani Alto percorrendo una larga inghiaiata. Poi Il sentiero dell’Emigrante, e il rientro a Pellegrino….poi Besozzola e Grotta…golf e Salsomaggiore.
Questo nei programmi.
Poi si vedrà!!
Con l’idea di percorrere il maggior numero di km possibile pedalo Via Milano in direzione p.so di S.Antonio.
Sapendo quel che mi aspetta, pedalo tranquillo per risparmiare utili energie.
A Contignaco sono duro come un merluzzo. Il fondo valle è all’ombra e il freddo si fa sentire.
La lunga salita dei Massari sono sicuro che mi riscalderà. Detto e fatto!
Si comincia all’ombra fra stupendi disegni che la brina ha tracciato su strada e vegetazione; salendo il sole sbuca da dietro la collina e regala riflessi e immagini davvero suggestive.
Le lunghe ombre e i colori caldi fanno assomigliare questa mattina tersa, ad un tramonto estivo.
Stranissimo.
Estraniando la testa dalla fatica riesco a salire la via senza morirci dentro. A Pietra Spaccata, per acquistare tempo, decido di salire al passo per strada. Allungo il percorso, ma diminuisco i tempi. Percorrere la Riservetta potrebbe richiedere troppo tempo e troppe energia. Percorro la strada della Costa andando incontro al sole che illumina la strada in modo davvero emozionante.
Sotto il santuario di Mariano giro a destra per la Borotalco. Scendendo da questa via arriverei dall’altra parte di Pellegrino e dovrei tornare indietro per risalire a Careno. C’è una Carraia che porta direttamente su, ma il terreno, attualmente, non consente la sua percorrenza. Giro allora a destra pedalando su un bel sentiero di costa proprio sopra l’abitato di Pellegrino.
L’occhio corre veloce sulle montagne circostanti che si stagliano elegantemente contro l’azzurro del cielo.

Fra prati al sole, e immersi nella brina, scendo presso il cimitero di Pellegrino.
Mi fermo a pulire la mia GOPRO ed inizio la risalita alla volta di Careno.
Che splendida giornata!
Dopo una sosta tattica davanti alla antica pieve, inizio la dura salita al S.Cristina.
La prima parte è sempre “cattiva”, e non mi vergogno se un paio di volte devo scendere a spingere (anche se per pochi metri). Poi le pendenze si acquietano e il terreno diventa più stabile.
La via si fa ben pedalabile din quasi sulla cima. L’ultimo chilometro diventa ancora problematico: La terra allentata è stata percorsa da trattori dei boscaioli che hanno creato profondi solchi pieni d’acqua e fango. A volte si va…altre volte conviene spingere. Ma ormai sono in vetta, poco male. Sotto l’eremo mi accoglie una simpatica chiazza di neve.
Ripulisco ancora l’obiettivo della mia camera, ed inizio la discesa. Questa volta, come da programma, scendo per la “normale”. La prima parte, in ripida discesa e ben esposta al sole, corre via veloce e divertente. Il fondo è ricoperto di foglie, bisogna prestare attenzione,  ma la bici procede svelta e sicura. Ora cominciano i problemi …
Le pendenze calano e il sentiero si va riempiendo di grandi buche piene d’acqua e fango. Urca!

Probabilmente il passaggio delle moto, di qualche trattore, ha scavato buche che sembrano piscine. Devo impegnarmi a fondo per non restare impantanato.

Di buca in buca di pantano in pantano, proseguo lungo il sentiero. Ora il sentiero riprendere a scendere deciso e riprendo velocità. Seguendo le tracce larghe di un trattore mi accorgo all’ultimo momento di aver sbagliato strada, cioè, sentiero. Accidenti dovevo girare a sinistra, invece di proseguire dritto. Sono già sceso troppo per girare indietro. Poi, se è passato un trattore passo anch’io. Resta solo da vedere dove vado a finire! Il sentiero è in discrete condizioni e continuo a scendere.
Il fondo è ricoperto di foglie che nascondono sassi smossi a volontà. Con cautela (ma non troppa) scendo per la larga carraia seguendo le profonde tracce del trattore. Il bosco è all’ombra e le ruote pestano foglie ghiacciate che scricchiolano e scoppiettano una volta pestate. D’improvviso il bosco si apre e capisco immediatamente capisco dove sono. I tetti la sotto parlano chiaro: sono a Lusignani alto! Bellissimo. Sono già giù ed è ancora presto. Mi sono divertito ed ho acquistato tempo.
Velocemente calcolo il tempo a disposizione e riparto. Anziché scendere dall’Emigrante….andrò fino a Castellaro, poi verso Iggio e prima del sentiero del pedale, giro a sinistra per scendere fino a Piandolo (speriamo bene!).
Il tratto asfaltato scorre veloce sotto le mie ruote grasse e sporche.
Ed eccomi buttarmi in discesa verso Piandolo.
La prima parte la percorro tra tratti ghiacciati e prati quasi asciutti.
  Anche qui il sentiero è “tracciato” da profondi solchi fangosi di trattori o fuori strada di cacciatori. Con il prato a disposizione va tutto bene, fino a quando devo girare a destra.
Il sentiero incassato fra i prati ed il monte è nettamente diviso in due. La parte a monte, baciata dal sole, è ben bagnata e fangosa. La parte a destra tenuta in ombra è completamente ghiacciata. Scelgo di scendere lungo il rivolo ghiacciato. Roba d’alto equilibrismo!.

Il sentiero ora spiana e anche qui appaiono grandi pozze fangose. Qualcuna la supero al volo pedalando veloce con le ruote che slittano, scivolano, il posteriore sbanda ma passo. Altre sono talmente grandi che non ho altra scelta che smontare alzare la bici e tentare di passare a piedi.
Nei pressi dei 3 grandi castagni il sentiero riprende le sue pendenze e la discesa ritorna ad essere divertente e veloce.
La bici mi porta velocemente fra le case di Piandolo.
Guardo l’orologio. Ho ancora tempo. Anziché di tornare da Stuzzano voglio salire a Rigollo e poi di qui al passo di Borla. Di qui penserò come rientrare a casa. L’ampia strada si fa pedalare volentieri. Prima su asfalto, poi su strada bianca salgo verso il passo. I colori e i panorami ripagano la fatica che ora si sta facendo sentire sulle gambe.
I muscoli sono bei pieni di acido lattico e penso di rientrare per asfalto. Ma intanto devo ancora salire. La strada bianca al sole riscalda corpo e spirito. Laggiù la pianura immersa nella nebbia e nelle polveri sottili. Qui al sole si sta che è un piacere.
L’ultima curva in salita mi riporta all’ombra e il gelo assale mani e viso. Ancora uno sforzo e sono al valico. Tiro il fiato un attimo, abbasso il reggisella e inizio velocemente a scendere. Anche qui tra sole e ombra le condizioni sono estremamente diversi….ma va bene così.
A Rosi la GOPRO mi abbandona (memoria piena). Poco male, la parte interessante del percorso è finita. Non mi resta che rientrare per la fondovalle. Attraverso un prato e sbuco direttamente a Borla.
Ora mi rilasso e tranquillamente pedalo verso casa. A Trinità telefono alla moglie(che è a lavorare!) e sempre allegro e spensierato mi dedico al rientro a casa. Penso a cosa mangiare (lo stomaco comincia a reclamare decisamente), le barrette e le marmellate ormai servono a poco.
Le due salitelle sotto Vigoleno, fanno bruciare le stanche gambe.
Poi il patatrac!. Scendendo verso il ponte sullo Stirone, prima di Case Passeri, in una curva all’ombra la Scott mi scivola da sotto il sedere e mi sdraio bel bello in mezzo alla strada. Veloce mi rialzo prima che arrivi qualche auto. Prima di ripartire faccio i conti dei danni. La bici ha qualche graffio sul deragliatore, ma niente di serio. Io, insomma….
Il guanto destro ha il mignolo stracciato e sotto il ditino brucia e fa male. Si muove ma malvolentieri. Al momento abbandono l’idea di togliere il guanto per guardare. Lo farò a casa. Noto anche che la mia GOPRO ha il vetro davanti all’obiettivo, decisamente sfregiato. Porco qui, porco li…
Così santiando guadagno la via di casa, dove arrivo poco tempo dopo.
La mia Scott è veramente sporca e abbisogna di una bella “doccia”.
Il mio dito, alla fine, ha solo l’unghia schiacciata, e qualche dolorino qua e la….tutto qui….
Alla fine , gran bella escursione….
E' possibile visualizzare il filmato dell'escursione a questo indirizzo:

Mte s cristina in inverno

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