martedì 19 novembre 2013

Pedalate antiche (il tour dei 3 Castelli)

Percorso di media lunghezza che corre tutto in piano su fondo misto (asfalto, sterrato, erba, strada bianca) da percorrere con una bicicletta da montagna o una solida bicicletta da cicloturismo. Percorribile tutto l’anno tranne dopo intense piogge.

L’itinerario proposto ci offrirà una panoramica sulle caratteristiche soprattutto agricole  del territorio percorso: ampie distese di campi coltivati ad erba, frumento, mais e barbabietole, a conferma della profonda vocazione rurale che in questi luoghi permane a tutt’oggi. Mentre i contadini svolgevano il loro duro lavoro nei centri abitati i signori nei loro castelli si circondavano di artisti arricchendo il territorio di opere di grande valore. Pedaleremo quindi in questo magico mix di coltura e cultura che si fondono in un unico meraviglioso percorso....qui nella "bassa"

Sono tante le emozioni che affollano la mente di chi scrive.
In questa piazza sono nato e ho vissuto i miei primi anni di bambino, e da bambino ho giocato attorno a questa Rocca,
  quando ancora le automobili circolanti erano davvero poche, quando ancora veniva tanta neve e ghiacciava l’acqua nel fossato, tanto che, i più audaci, improvvisavano ardite “blisgarole” dalla mura fin giù sull’acqua ghiacciata.
Pochi erano i turisti (ma chi andava in vacanza? Ferie era una parola che suonava strana) che venivano a visitare la Rocca e la sala di Diana e Atteone del Parmigianino, allora appena restaurata.   Spesso la guida era lo stesso Sindaco, innamorato della “sua “ Rocca.  Quante volte noi, bambini monelli, ci siamo addentrati nei 

“proibiti” sotterranei (attenti c’è il pozzo dei mille tagli!!) . Poi più grandi, in occasione della sagra
paesana di Settembre, dentro il fossato a nuotare a caccia delle anatre o sul palo della cuccagna, per
l’occasione appoggiato alla “mura” e allungato sull’acqua verde.
E che dire della pesca di frodo nelle torride giornate estive? Quando la guardia comunale faceva
finta di non vedere….

Con questi pensieri , che accarezzo con i ricordi, pedalando esco dal centro storico passando
davanti al piccolo teatro comunale, percorro un piccolo tratto della “circonvallazione” (un tempo
teatro di sfide fra campioni del ciclismo come Adorni, Gimondi, Bitossi, ecc..) e svolto verso la
periferia del paese e la campagna.
Giunti in fondo a Via Masnovo, imbocchiamo sulla destra  la pista ciclabile facilmente riconoscibile anche dai numerosi cartelli. Giriamo a sinistra sul cavalcavia per passare sopra l’A1 e la TAV. Seguendo la ciclabile
in un attimo siamo nella campagna tra Priorato e Cannetolo imbocco una antica via di comunicazione : La Strada Farnese.
I Farnese si costruirono  questa “via privata” per poter andare indisturbati da Busseto (o Soragna) a Parma. Fino a vent’anni fa questa era una strada carraia sterrata ombreggiata dai gelsi. Di questa carraia, è rimasto qualche tratto, per il resto è stato tutto asfaltato.
Attraversiamo la frazione di Cannetolo .
Questo nome con ogni probabilità deriva dagli ampi canneti presenti in antichità , quando il fiume Taro passava poco lontano con le sue ampie anse e le piene ricorrenti lasciavano ampie zone paludose.
Pedalando per il rettilineo farnesiano ci dirigiamo verso la frazione di Paroletta.

Ci resta un dubbio sul perché in dialetto chiamano questo tratto di strada : “Strà dagl’ochi”  (strada delle oche) .
In prossimità del canale Rovacchia la strada Farnese diventa un piacevole argine erboso e, dall’inclita terra dei conti Sanvitale passiamo nei possedimenti del principe Meli Lupi attraverso una arrugginita ma utile passerella metallica. Ancora un po’ di verde e la strada Farnese ritorna dritta e asfaltata.
Dopo aver passato il torrente Stirone con un ponticello ciclo-pedonale
entriamo in Soragna dall’antica porta, che conduce all’ingresso della Rocca del principe Meli Lupi.
La Rocca è un museo visitabile (consigliato) ma è ancora la abitazione del principe, che, fra l’altro, è  un ottimo ciclista.
Costeggiamo la Rocca
e giunti in piazza (dove una volta si eleggeva RE NASONE)  proseguiamo in direzione di Fontanellato fino a Pongennaro dove abbandoniamo la trafficata strada provinciale per proseguire su tranquilla via di campagna che continua dritta subito dopo aver passato il caseificio sulla nostra sinistra.
Ci accompagnano in questo tratto solamente i rumori della quotidiana attività contadina.
Con un secco colpo di pedale risaliamo l’argine della Rovacchia che poi attraversiamo su un altro ponticello metallico. Dopo qualche metro di tratturo erboso scendiamo su una agevole strada bianca.
I campi attorno sono ben coltivati, ma, a guardar bene, ci accorgiamo che le case coloniche sono desolatamente disabitate ed adibite a deposito materiali, mezzi, attrezzi o  a fienile.
Queste terre furono dei Rossi, signori di San Secondo e di molte terre in provincia di Parma .
Non ci impressiona tanto l’idea dell’antica potenza della casata, quanto il vedere deserta la campagna.
Chi non ricorda le scene del film 900 (girato poco lontano da qui) quando decine di famiglie popolavano la “corte”.
Nelle nostre campagne lavoravano i “famij da fagot”.
La vita era dura, si lavorava e si faticava, e parecchio!
Ripensando queste immagini, pedalando tranquillamente, ci avviciniamo a San Secondo.
Quasi d’improvviso ci troviamo davanti ad una chiesetta, quasi dimessa, in aperta campagna.
E’ la pieve di San Genesio. Un tempo centro di culto, cultura e di potere, ora stupendo esempio di architettura romanica.


Da queste parti sono stati trovati parecchi reperti di insediamenti del neolitico , e poco distante da qui c’era il paleo alveo del  fiume Taro, ora ingabbiato fra solidi argini qualche km più ad est.
Certamente nell’antichità il fiume creava e prendeva terre a suo piacimento a secondo delle piene, nel suo tortuoso procedere verso il Po. E delle piene del Taro qui alla “bassa” ne sanno qualcosa!
Attraversiamo San Secondo, terra di “Spalla Cotta” e “Fortana”, di gente generosa e sanguigna, passando davanti alla Rocca dei Rossi (consigliata la visita) e ci dirigiamo verso il fiume Taro, sempre rimanendo sulla ciclabile (che aggira il centro storico del paese) fin sull’argine .
Pedaliamo ora in direzione dell’Appennino (direzione Sud,  dove ha le sue sorgenti il fiume) e pedaliamo sull’argine inghiaiato. Dapprima comoda carraia, poi i sassi sempre più grossi e radi ci fanno faticare un po’ di più. 
L’andatura tranquilla ci consente di esaminare il fiume che corre più in basso e le golene coltivate.
Passando per la frazione di Grugno (dal germanico GRÜN, verde) mi ritorna in mente mio nonno
che portava me e mio fratello a pescare in Taro, ed il momento più bello veniva quando era ora di
far merenda. “Gen” era il proprietario del bar/osteria/negozio di alimentari della piccola frazione .
Mangiavamo dei panini freschissimi con dentro gigantesche fette di mortadella profumatissima.
Non ricordo proprio bene, ma quasi sicuramente bevevamo anche un goccio di vino rosso, magari
servito nella classica scodella!! Che bei momenti!! Pedaliamo accanto ad un’ansa del fiume che è sempre stata molto pescosa ed ancora oggi è frequentata da numerosi pescatori. In località “Magrina” scendiamo dall’argine

e pedaliamo lungo la dritta strada verso Fontanellato.
Prima di arrivare in paese passiamo per la frazione Ghiara-Sabbioni e questi nomi la dicono lunga sul possibile antico alveo del fiume Taro.
Il Santuario della Beata Vergine, ci accoglie all’ingresso di Fontanellato, due pedalate e siamo arrivati. 


Per chi fosse curioso....con il seguente link
Pedalate antiche (il filmato)  si può seguire passo passo l'intero tracciato

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