sabato 23 novembre 2013

Risalendo lo Stirone ( da Sissa a Salsomaggiore)

Prosegue il mal tempo, e imitandolo, proseguo nel proporre pedalate alla bassa, dove per terreno e difficoltà si riesce ad andare comunque. Questo tracciato va da A a B (da Sissa a Salsomaggiore) ed è di difficile percorribilità se non posizionando per tempo un paio di auto. Non disperate. prossimamente proporrò anche un bel ritorno, davvero interessante. Percorrere tutto questo anello richiede un bel pò di gamba e il pedalare su argini erbosi e petrosi richiede una buona muscolatura. Quindi alla fine ne uscirà un ottimo allenamento. 

Nonostante abiti a Salsomaggiore
i "tagliandi" della macchina li faccio fare dal meccanico di Sissa. Il meccanico, oltre ad essere un amico, è ancora di quelli all’antica…cura le auto come una volta pur essendo dotato di tutte le attrezzature moderne, ha quella attenzione in più per l’auto e per il cliente che è sempre più difficile da trovare. La settimana scorsa avevo per l'appunto, in ballo il tagliando e la sostituzione delle gomme. Le previsioni del tempo erano ottime e così Flora ed io abbiamo preso una giornata di ferie con l’intenzione di andare a pedalare nella bassa. Flora, originaria di Salsomaggiore si è innamorata della bassa da quando abbiamo iniziato a convivere. Abbiamo vissuto insieme a Trecasali 3 anni
e in quel tempo abbiamo avuto modo di percorrere avanti e indietro strade e stradine di quei comuni rivieraschi (del Po e del Taro).
Caricate le mtb in macchina e siamo partiti di buon mattino alla volta di Sissa. Pensavamo che il buon Luigi ci riconsegnasse l’auto entro mezzogiorno…niente da fare…il lavoro era tanto e ci avrebbe dato il mezzo a motore nel pomeriggio….Niente paura….
Invece di fare un giro alla bassa….facciamo il giro verso la collina…
Come la collina?
Semplice, andiamo a casa (a Salsomaggiore), mangiamo, tiriamo fuori il nostro camper, e andiamo a recuperare la macchina, così, intanto facciamo muovere il nostro fidato mezzo delle vacanze.
Ok ok…va bene….ma che strada facciamo?...
Abbiamo le mtb…non possiamo fare asfalto…già…già…
Ce l’ho il percorso giusto…l’avevo provato anni fa, quando ho iniziato a fare la guida ed ero alla ricerca di nuovi tracciati…
Pedaleremo dapprima sull’argine del Taro, poi un po di Po, e ancora Taro fino a Fontanelle. Qui saliremo sull’argine dello Stirone fino a Soragna, Fidenza e poi fino a Ponte Ghiara. Arriveremo a casa per ciclabile….
Detto così tutto facile e liscio come l’olio. L’ultima volta che ho provato questa soluzione, ho trovato l’argine dello Stirone solo parzialmente percorribile, rovi e rami spinosi avevano infestato rive e argine…
Vedremo …
Intanto cominciamo a partire.
Salutiamo il nostro meccanico (anche lui valente mtbiker) e ci avviamo.
I ricordi che girano per la nostra testa sono tanti e pedalando ci raccontiamo le avventure passate solo pochi anni fa. Arriviamo alla bonifica, appena fuori Sissa e risaliamo sull’argine maestro. Potremmo pedalare sul comodo asfalto, ma… abbiamo le mtb e quindi si va sull’erba. L’argine ammantato di brillante erba verde come a primavera ci accoglie festoso, tempestandoci di gocce fresche e vivaci. Un gelido vento da est spazza ogni velleità della nebbia che non riesce a piazzarsi.
Una nuvola maleducata insiste nel nasconderci il sole. Tutt’intorno a noi il cielo è luminoso e sereno, solo sopra le nostre teste la nuvola fantozziana ci mantiene all’ombra. Meglio così. Ci siamo vestiti parecchio…così non sudiamo.
Pedaliamo fino a Gramignazzo, attraversiamo il “ponte del Diavolo” e, dopo un’ultimo sguardo al Taro che va a sfociare in Po e ci avviamo verso Roccabianca. Dopo pochissimo, anziché proseguire sull’argine di Taro, giriamo a destra e prendiamo la ciclabile Parma – Po.
Allunghiamo bene la pedalata, ma abbiamo tempo e parecchie barrette, marmellatine ecc…possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo…o quasi. Andiamo tranquillamente assaporando ogni metro di questa pacifica pedalata mattutina. Ci fermiano un attimo alla nautica di Stagno.

Il tempo di fare qualche foto e di osservare un anziano pescatore che lava e manutenziona la sua barca.
L’ha tirata in secca in previsione delle future probabili piene del Grande Fiume. Siamo nelle terre di Giovannino Guareschi e quindi si parla di Grande Fiume.

Scendiamo dall’argine ed entriamo in Roccabianca attraversando il cortile della antica corte signorile, ora sede di una notissima distilleria locale.
Attraversiamo la piazza del paese, semideserta, che presto vedrà le bancarelle del November Porc… Ci dirigiamo nuovamente verso l’argine del Taro che risaliamo arrivando proprio nelle vicinanze della vecchia chiesetta abbandonata.
Di questa antica costruzione ho già chiacchierato in un altro racconto (Come Giovannino). Ora pedaliamo di buona lena sul comodo sterrato che ci porterà a lambire l’abitato di Fontanelle
. Quando arriviamo nel piccolo paese scendiamo e facciamo un piccolo giro turistico.
Passiamo la piazza dove c’è la casa natale di Giovannino e percorrendo per pochi metri il viale alberato arriviamo davanti al museo del Mondo Piccolo.
Il museo è chiuso, davanti alla porta campeggia solenne la statua di Giovannino in bicicletta. Non si può fare a ameno di fare una foto in posa vicino al grande scrittore .

L’argine ora è asfaltato e lo pedaliamo fino all’incrocio con la strada che va da S.Secondo a Zibello.
Abbiamo già abbandonato il Taro e stiamo seguendo lo Stirone che da queste parti confluisce nel Taro.
Attraversiamo la strada e seguiamo l’argine del torrente che nasce dalle pendici del monte S.Cristina (sopra Pellegrino P.se) e dopo 55 km sfocia proprio qui, dove nacque il buon Guareschi.
Pedaliamo su un terreno ideale. Il fondo dell’argine è buono, la ghiaia del fondo è ammorbidita da un discreto strato erboso che lo rende estremamente confortevole. Ora dobbiamo solo vedere fin dove sarà percorribile. Pedaliamo alacremente seguendo l’alveo del torrente. Da una parte il fiume rivela la sua macchia selvaggia ricca di rovi e pioppi regno di lepri e fagiani, dall’altra poderi ben coltivati e fattorie. Già le fattorie…non tutte sono abitate, alcune sono ormai abbandonate e usate solo come depositi di fieno ed attrezzi. L’argine sembra pulito da poco tempo e i rovi che lo infestavano sono scomparsi, tracce di un fuoristrada (a quattro ruote) ci fanno ben sperare .
Pedaliamo con l’erba sempre più alta che ostacola il nostro incedere. L’erba lucida sembra voler trattenere le nostre ruote in un abbraccio affettuoso, ma noi fatichiamo discretamente ad avanzare. Ma si va.  Arrivando in vista di Soragna la progressione si fa difficoltosa ma teniamo duro.
Attraversiamo il ponte di Pongennaro e proseguiamo la nostra pedalata aggirando il paese dei Meli Lupi. In lontananza scorgiamo il maniero di Diofebo, principe.
Uscendo dall’abitato di Soragna costeggiamo il quartiere industriale. I rumori delle attività produttive ci riportano alla quotidianità che avevo quasi dimenticato in queste poche ore di ferie.
Un operaio in cortile ci osserva curioso, mentre passiamo chiacchierando.
A Castellina di Soragna attraversiamo la strada provinciale e continuiamo lungo lo Stirone. Ora l’argine è asfaltato e procediamo spediti. Ma l’idea di arrivare fino a Fidenza per asfalto non mi va.
Sempre qualche anno fa avevo già fatto questo tratto via erba…ricordo un guado proprio di fronte all’Outlet… vedremo. Intanto alla prima occasione abbandoniamo il “bitume” e torniamo a far correre i tassellati copertoni sull’erba. Qui l’argine presenta un fondo più smosso e l’erba più alta e la progressione è più ardua e faticosa. Ad un certo punto l’argine si restringe a tal punto che siamo costretti a scendere e proseguire su strada bianca. Va bene così. Ora sottopassiamo sia TAV che A1 e puntiamo direttamente verso Fidenza. Se andassimo a sinistra troveremmo il guado, ma poi ci sarebbero problemi in uscita verso il cimitero. Proseguiamo quindi sulla strada bianca. Ora dovremmo andare su asfalto per passare sul nuovo ponte Sigerico che scavalca lo Stirone. Mi piacerebbe andare a vedere se è ancora agibile il vecchio guado. Flora comincia ad essere stanca e affamata. E’ necessario accorciare la strada. Un bivio strano ed un accenno di carraia attira la nostra attenzione. La seguiamo e ci ritroviamo di nuovo sull’argine erboso del nostro caro torrente. Bene.
Andiamo! Percorriamo il breve arginello e quando ci troviamo di fronte il manufatto del ponte Sigerico, dobbiamo giocoforza abbandonare l’erba e tornare su asfalto. Superiamo il ponte sul torrente  ed entriamo in Fidenza. Ora il percorso è noto e arcinoto. Il fuori strada da Fidenza a Salso lo conosciamo bene ed è ben scorrevole…
In questi ultimi chilometri diamo tutto. Abbiamo fame e comincia ad essere tardi.
Allora: Spingere!!

Alla fine abbiamo totalizzato un bel 54 km. Anche se il dislivello è poco, il fondo ci ha impegnato non poco. Direi un ottimo allenamento….

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