mercoledì 6 novembre 2013

La “Camignada”

La Camignada è una stupenda manifestazione podistica che si svolge tutti gli anni ai primi di agosto.
La Camignada è una stupenda manifestazione podistica che si svolge all’ombra delle Tre Cime di Lavaredo, le famose Drei Zinnen…
Erano  diversi anni che Flora ed io cullavamo la voglia di partecipare a questa splendida corsa.
Quest’anno, complice la anomala programmazione delle ferie estive, avevamo l’occasione giusta.
L’abbiamo sfruttata e ci siamo iscritti.
Abbiamo portato il nostro camper stracolmo di attrezzatura sportiva in quel di Auronzo e ci siamo preparati alla dura competizione.
Il chilometraggio in sé non è enorme, il dislivello positivo non è eccezionale, la parte dura della prova è la lunga discesa di ritorno verso Auronzo.
Poi c’è sempre l’incognita del meteo…in caso di cattivo tempo la prova diventa veramente dura.
Valutate tutte le possibilità ci eravamo preparati mentalmente, fisicamente e avevamo approntato l’attrezzatura per ogni eventualità.
Siamo stati davvero fortunati, la giornata si prospettava davvero buona, solo verso sera si prospettava la possibilità di temporali. I temporali da quelle parti sono davvero micidiali. I tuoni tra le rocce rimbombano in modo davvero impressionante, e l’acqua che scorre improvvisamente sui sentieri li trasforma velocemente in rumorosi torrentelli.
Flora ed io ci eravamo preparati a percorrere l’intero tracciato in stile Fit Walking. Sapevamo che sui sentieri sarebbe stato difficile applicare l’andatura ortodossa, tipica del FW, ma l’abitudine a camminare in modo veloce ed efficace ci rendeva fiduciosi per una bella prestazione.
Avevamo già sperimentato il nostro passo alla Alpen marathon di Chatillon, e i risultati erano stati più che soddisfacenti.
Arriviamo quindi ad Auronzo nella tarda serata di venerdi appena in tempo per prendere posto in campeggio.
Ci sistemiamo sotto una bella ombra. Anche ad Auronzo (900m), come in pianura padana fa un caldo terribile, decisamente insolito per quei posti. Durante la notte speriamo invano in un soffio d’aria fresca. In camper si boccheggia e dormire bene è pura utopia. Pazienza, speriamo nell’indomani. Speranza inutile. Il sabato trascorre sotto un sole micidiale con un caldo quasi insopportabile. Flora ed io dopo aver ritirato il pettorale e il pacco gara giriamo per il paese cadorino cercando inutilmente un insperato refrigerio. Nemmeno in riva al lago tira un filo d’aria fresca.
Tiriamo sera in qualche modo girellando qui e la, con l’unico risultato di procurarci qualche vescica ai piedi. I piedi sudano anche con i sandali e lo sfregamento della pelle contro le fibbie procura solamente vesciche. Speriamo bene. Dopo un’altra notte quasi insonne, per il caldo e per una festa in campeggio, ci alziamo all’alba (anche prima) e dopo una ricca e sostanziosa colazione andiamo in paese per salire sull’autobus dell’organizzazione per il trasferimento in quel di Misurina.
Ho dimenticato di descrivere il percorso. La gara parte da Misurina (1700m circa), si arriva al rif Auronzo, poi al rif Lavaredo. Si passa al cospetto delle Tre Cime prima di arrivare al rif Locatelli. Dopo uno spettacolare traverso si risale al rif Pian di Cenge. Una secca discesa per arrivare al rif Comici e ancora una decisa risalita prima del rif Carducci. Si scende poi fino ad Auronzo dove è situato il traguardo.
Bene….
A Misurina, alle 7 del mattino la temperatura è davvero mite.
I colori dell’alba affrescano il lago riflettendo le sagome dei monti nell’acqua tremolante dalla sottile brezza mattutina. Aspettiamo la partenza in mezzo ai partecipanti che vanno aumentando di minuto in minuto. La tensione va aumentando nei minuti che precedono la partenza. Dovremo partire cauti e non farci prendere dalla foga che gli altri concorrenti ci trasmetteranno. Sappiamo che ci aspetta una lunga salita, avremo modo di dire la nostra. Mentre il sole spunta dietro i Cadini di Misurina lo starter decreta la partenza. Un lungo fiume multicolore di corridori e camminatori si snoda sulla strada che porta alle 3 Cime. Stupendo da vedersi, colpo d’occhio di grande suggestione. Come previsto, Flora ed io ci ritroviamo quasi subito in coda al gruppo, e fatichiamo a stare tranquilli e a non correre. Abbiamo deciso FW e FW sarà. Dopo un primo tratto su strada il percorso devia sul sentiero che si inerpica deciso facendo quota rapidamente. Come previsto cominciamo a sorpassare gente.
Il nostro passo rapido e veloce, l’uso deciso delle braccia ci aiutano ad avanzare con rapidità. Purtroppo la folla sul sentiero ci rallenta un po’, ma non c’è problema, ne approfitto per scattare qualche foto col telefonino. Risaliamo il serpentone di partecipanti con energia. Le 3 Cime, fino a poco fa così lontane, ora sono proprio sopra di noi, il sentiero davvero ripido ci porta fin sotto il rif Auronzo.
Durante la salita nella foga di fare foto, riesco a cadere in salita sbucciandomi le mani, ma soprattutto mi si apre il telefonino seminando i pezzi qua e la. Raccolgo il seminato e velocemente riassemblo il tutto. Funziona. Il sole batte già forte mentre percorriamo il falso piano che dall’Auronzo porta al Lavaredo. Approfittiamo di tutti i posti ristoro per dissetarci e ogni tanto “tiriamo” anche dai nostri camel back. La marcia è davvero buona. Stiamo bene e siamo fiduciosi.

Una ripida salita ci porta al cospetto della “faccia nota” delle 3 Cime. Non si può non fermarsi per fare la solita immancabile foto. Però merita, come si fa a non farla….la foto!
In questa occasione poi. Ora giù veloci verso il Locatelli. C’è pieno di gente, molti corridori e tantissimi escursionisti, curiosi e parenti dei partecipanti che fanno il tifo. Approfittiamo del ricco ristoro per mandar giù una marmellatina energetica, di quelle che ci siamo portati da casa. Sono molto digeribili e non appesantiscono la digestione. Salutiamo le 3 Cime e percorriamo il falso piano fra rocce e laghetti svelti svelti.
I 3 Scarperi ci guardano supponenti e severi. Sopra di noi il  monte Paterno fa finta di niente.
Sulla salita pesante che ci porta al rif Pian di Cenge finisco le batterie del telefonino. Evidentemente nel trambusto di prima, quando ho seminato i pezzi, devo aver schiacciato qualcosa di strano, per cui il mezzo telefonico ha dissipato in breve tempo la sua carica energetica. Speriamo di non fare la stessa fine ingloriosa. Il caldo si fa sentire davvero, e il sole batte a picco sulle nostre teste, quando chiedo in prestito a Flora il suo IPhone per scattare qualche foto del tratto di percorso che ci rimane da fare. Purtroppo non conosco bene il mezzo, non ho nemmeno gli occhiali da vista, quindi schiaccio e dito inutilmente sullo schermo senza riuscire a cavare un ragno dal buco. Ma porca l’oca! Restituisco l’Iphone a Flora al rifugio mentre approfittiamo dell’ennesimo provvidenziale ristoro. Croda de Toni sopra di noi….Mi fermo un attimo a guardarmi attorno, non è la prima volta che vengo qui…ma è sempre meraviglioso. Le nostre forze sono ancora fresche e affrontiamo in agilità la discesa verso il rifugio Comici. Il vallone di roccia bianca è una fornace. Non tira un filo d’aria e la canicola ci fa soffrire. Scendiamo comunque veloci, le forze sono ancora fresche e facciamo valere il nostro allenamento e il nostro saper camminare anche in montagna.
Molti podisti iniziano ad accusare la fatica, tantissimi hanno dato troppo durante la prima parte del percorso, ed ora davanti allo zig zag del sentiero che porta alla prossima forcella, si spaventano e rallentano ulteriormente. Flora ed io stiamo tirando anche in questa ultima salita. Forse troppo.
Distanzio un attimo Flora per andare a far due chiacchiere con un matto di un biker che bicicletta in spalla sta percorrendo il nostro stesso sentiero. Intanto che aspetto la moglie parliamo di bici, sospensioni forcelle, gomme e così via….ma vedo che Flora ha rallentato molto. Non mi piace. Mi fermo e dopo un po’ arriva ansante col respiro corto e affannoso.  E’ spaventata, e non respira bene…non ho capito cosa le sia successo….mi sgrida molto, e questo fa si che il respiro non si regolarizzi. A fatica la faccio rallentare, e pian piano riesce a riprendere fiato. Un goccio d’acqua, e un po’ di Sali la rimettono in sesto. Davvero il caldo è micidiale. Finalmente sulla forcella un filo d’aria ci consente un attimo di refrigerio. Poi giù in discesa. Un ultimo ristoro al rif Carducci e si va per la parte più pesante della manifestazione: l’ infinita discesa verso Auronzo. 2000 metri di dislivello in discesa fra sassi bianchi e sole a picco non sono uno scherzo. Si salta fra roccia e roccia, stando attenti a dove mettere i piedi. Un passo sbagliato e cadere sul sentiero sarebbe veramente un disastro. Niente di tragico, ma sbucciature, o storte dolorose sono assicurate. Lungo il sentiero troviamo spesso (purtroppo) fazzolettini insanguinati, testimoni inequivocabili di “passi sbagliati. Noi scendiamo svelti ma attenti, e pian piano raggiungiamo e superiamo parecchi concorrenti. Altri ci arrivano alle spalle veloci e come cinghiali spaventati, muovono decine di sassi. Li lasciamo passare volentieri. Sono personaggi che non va bene avere sul sentiero sopra le nostre teste.  Qua e la qualche macchia di pini mughi , qua e la qualche tratto di bosco ombreggiato.
I pini mughi rilasciano bolle di aria bollente. Ci stiamo abbassando velocemente e il caldo diventa pesante e umido. Lassù, sui ghiaioni il sole picchiava forte,  ma l’aria secca si lasciava respirare. Quaggiù l’umidità la fa da padrone e si respira con difficoltà. Chiaramente non si può paragonare l’aria di Auronzo con quella della nostra bassa….ma per essere sui 1000 metri l’atmosfera è davvero “difficile”.  Le ginocchia ormai chiedono pietà, quando finalmente arriviamo alla fine della discesa. Entriamo sulla pista ciclabile che ci porterà fino all’arrivo. Nessuna ombra sulla via e caldo al massimo. Flora ed io ricomponiamo il passo ortodosso del FW e avanziamo spediti. Alcuni concorrenti, finita la discesa ricominciano a correre, e ci sorpassano. Siamo nelle retrovie della corsa e la velocità media è abbastanza bassa. Siamo indietro…ma non troppo. Beviamo le ultime gocce d’acqua del camel back e approfittiamo di un fresco ristoro non ufficiale. Mancano solo 3 km ma non passano mai. Cominciamo ad essere stanchi. Ancora uno sforzo e siamo arrivati. Ci siamo meritati la medaglia! All’ombra del pala ghiaccio ci riposiamo ed approfittiamo del pasta party e, personalmente, asciugo due birre che vanno direttamente in vena. Che meraviglia!! Ora si tratta di ritornare al campeggio. Non abbiamo intenzione di rientrare a piedi. Altri 3 km ci sarebbero letali. Decidiamo di aspettare l’autobus….sperando che passi. Alla fermata non c’è ombra e il sole picchia come un fabbro. Eppure le previsioni davano pioggia per il primo pomeriggio. In cielo nemmeno una nuvoletta, e nemmeno un alito di vento. Finalmente arriva il mezzo pubblico. Al campeggio una bella doccia e abiti freschi e puliti. Sulla ciclabile (che passa proprio davanti al campeggio) transitano ancora accaldati e stanchi concorrenti. D’improvviso, il cielo si rabbuia e con fragore di tuono si scatena un temporale incredibile. Un pioggia a secchi cade dal cielo raffreddando l’aria. Gli ultimi concorrenti, al limite del tempo massimo, transitano bagnati come pulcini…
Non so se ci iscriveremo ancora…ma una volta nella vita va fatta….veramente bella. 
   

  

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